Diventa socio
Sostieni la nostra attività Contatti

 

Cerca per parola chiave
 

 

Autori

 

Ci sono 1353 persone collegate

 

\\ Home Page articoli : Articolo
Ci scrive un'amica, Elisabetta, ragazza madre.
Di Francesco Agnoli - 29/09/2008 - Politica Trentina - 2056 visite - 0 commenti

E' come entrare nelle sabbie mobili. Avete presente? ...più ti muovi e più vai sotto.. Non ho nessuno appiglio a cui potermi aggrappare per riuscire a salvarmi. Quindi prima di sprofondare ho deciso di di muovermi ancora di più per far sapere a quanti ignorano e dar voce a chi ha smesso di parlare. Il 7 marzo del 2006 scopro di essere in dolce attesa e il mio ragazzo decide di farmi il lavaggio del cervello per farmi abortire. Il mio datore di lavoro, un avvocato, mi dice senza preamboli che non mi rinnoverà il contratto perchè incinta non gli servo. Alcuni dei miei amici sono spariti mentre altri si preoccupavano di dirmi che “INGRASSANDO” mi sarei rovinata la vita. I miei genitori semplici pensionati mi avrebbero potuto aiutare ma con palesi limiti economici. Scelta logica della nostra società: l'ABORTO.

Scelta logica di una mamma: dare alla luce il proprio amore! Anche grazie all'ausilio del Centro Aiuto alla Vita di Trento oggi posso stringere tra le braccia mio figlio: un dolce terremoto di 22 mesi. Ma contrariamente a quanto pensavo il problema non è mettere al mondo un figlio. Il vero problema è far sì che normali diritti del bimbo e della mamma non vengano calpestati da una società che premia chi uccide e non chi tra mille difficoltà lascia vivere, proteggendolo, quel “bimbo” grande pochi millimetri!!! Ma chi è la “ragazza madre”? E' prima di tutto un essere dotato di un coraggio straordinario e di un amore infinito! Ma è anche una donna che si è sentita RIFIUTATA e GIUDICATA: << certo che è rimasta incinta!!! l'ha data troppo a troppi!!eh,eh,eh>>, forse questo “signore” non sa che è stata lasciata a pochi mesi dal matrimonio da un idiota che l'ha abbindolata. E che magari quell'idiota è proprio suo figlio! <>. Forse all'Agenzia del Lavoro non sanno che avendo studiato si vorrebbe solo dar frutto ai propri sacrifici. <>. Forse non sanno che la casa dei genitori non è una villa e non capiscono che si ha bisogno di indipendenza. <>Forse non sapevano che la nonna che accudiva il bambino si è ammalata e non può più accudirlo.. Frasi come queste, vi garantisco, fanno davvero male. Se potessi dare un colore a questo dolore lo dipingerei di viola...lo stesso colore dei lividi.

Ma nonostante tutto io, (come tante altre), mi sono rialzata e ho iniziato a correre....solo così il dolore viene sopraffatto dal battito del mio cuore che mi ricorda che sono VIVA! Nel novembre dello scorso anno, riesco a fare un'esperienza lavorativa che mi lascia piacevolmente stupita: l'insegnante di religione! Anche se molto difficile (avevo sottovalutato la materia), da subito ho avuto grandi soddisfazioni e quando tornavo a casa non sentivo la stanchezza ma solo una carica di energia che i miei alunni mi avevano dato! Ma non solo! I sensi di colpa erano dimezzati visto che questo lavoro non toglieva molto tempo a mio figlio! Ma per diventare un'insegnate di religione a pieno titolo devo però studiare e laurearmi....e devo lasciare mio figlio al nido, visto che mia mamma negli ultimi mesi ha iniziato ad avere problemi di salute. Sebbene io non sia a favore degli asili nido, (ritengo che i figli debbano avere la possibilità di restare con la propria mamma almeno fino al compimento dei tre anni), ho dovuto iscrivere mio figlio a quello comunale: 29 bambini prima di lui. Quindi scartando il nido comunale perché non c'è posto, e scartando anche quello privato e le baby sitter perché troppo onerosi.....cosa mi rimaneva? A chi potevo AFFIDARE con sicurezza mio figlio nelle ore in cui lavoravo? Anche questa volta entra in gioco il Centro Aiuto alla Vita di Trento, che mi aiuta economicamente così da poter “sopravvivere” pur non potendo lavorare. E ancora una volta mi sono vergognata! Non poter provvedere da sola al sostentamento mio e di mio figlio mi faceva sentire sempre peggio.. Ma poi ho pensato che questa era solo una situazione provvisoria: a settembre il mio piccolo sarebbe andato al nido ed io avrei iniziato a lavorare come supplente. Così avrei potuto riprendere in mano la mia vita e costruito un sereno e solido futuro per il mio FIGLIO! BOOOOOOOOOOOOM!!!!!!!!!! Non ho imparato la vecchia lezione: ho iniziato a saltare per la felicità e......qualcuno mi ha tolto la terra da sotto i piedi. Per ottenere il posto al nido comunale ho dovuto mettermi in contatto con gli “Assistenti Sociali”.

Dopo DUE mesi, DUE colloqui con DUE persone differenti, TRE telefonate e quasi UNA certezza di poter accedere al nido in settembre (PAROLE LORO), mi sento dire che non sono un caso limite e pertanto loro non possono aiutarmi! <>. Peccato che mia madre non stia bene e mio padre sia un semplice pensionato che sta cercando di pagare il mutuo per un appartamento di 80 mq! Dovrei essere una prostituta, una donna che subisce violenza o una donna perseguitato politica che fugge dal proprio Paese per essere un LORO caso limite???!!! Non è un limite essere costretti ad iscrivere al nido il proprio figlio, perchè si DEVE lavorare non avendo altri mezzi di sostentamento? Ma non è anche un mio diritto avere un'indipendenza economica tale da poter dare certezze a mio figlio. La peggior feccia dell'Italia riesce a rifarsi una vita: assassini e pedofili compresi! Ma un ragazza madre NO. Deve umiliarsi continuamente, non può ambire a nulla, non può essere autonoma, deve camminare a testa bassa e parlare sotto voce, e non può e non deve tante altre cose! E soprattutto DEVE PENTIRSI per NON AVERE ABORTITO... altrimenti viene PUNITA! Allora Puniteci tutte. Punite anche le Vostre madri. PERCHE' NESSUNA “MADRE” RIMPIANGERA' IL MOMENTO IN CUI HA PROCREATO E MESSO AL MONDO IL PROPRIO FIGLIO! Elisabetta Lago (la lettera è stata prima inviata a L'Adige, per non bruciarla, che la ha pubblicata sabato con un bel commento del direttore, Pierangelo Giovannetti)

 
Nessun commento trovato.

I commenti sono disabilitati.