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L'imprudenza del cardinal Bagnasco sulla legge di fine vita.
Di Francesco Agnoli - 27/09/2008 - Eutanasia - 1253 visite - 0 commenti

Mi permetto di inserirmi, spero non troppo maldestramente, nel dibattito sulle dichiarazioni di fine vita e sul testamento biologico di questi giorni.

Lo faccio soprattutto dopo aver percepito il malumore che serpeggia nel mondo pro life, non solo nella base, ma anche nei vertici. “E' assurdo”, “stiamo sbagliando tutto”, così mi hanno detto in confidenza persone che hanno dedicato e dedicano la loro vita alla difesa del diritto naturale e agli studi di bioetica, e che poi  non hanno troppa voglia di schierarsi apertamente (chi per non dare scandalo, chi per clericalismo, chi magari per convenienza...).

Tutto è nato prima con le aperture di mons. Rino Fisichella, poi con le dichiarazioni del Cardinale Angelo Bagnasco, che ha fra l’altro auspicato l’approvazione da parte del Parlamento italiano di “una legge sul fine vita che – questa l’attesa − riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza”. Lo sfondo di questa dichiarazione, assolutamente nuova e inaudita rispetto al passato, è il caso Englaro, ma certamente, molto di più, lo scenario politico.

Se ben comprendo alcune dinamiche, mi sembra che, ignorando prese di posizione in senso contrario, ad esempio da parte di personalità come Adriano Pessina e dei medici di “Medicina e persona”, si ipotizza che la congiuntura politica sia tale da permettere di ottenere un successo, una legge cattolica, o meglio, una legge rispettosa del diritto naturale. Il mio ottimismo, in verità, è assai più moderato: preferisco resistere, in trincea, tenendo alti i principi, le posizioni, che gettare il pallino nell'agone parlamentare, da cui poi non si può mai tornare indietro: possiamo prevedere cosa succederà? Veramente crediamo che nel centro destra, dove non mancano certo i fautori dell'aborto, dell'eutanasia, dei DiDoRe, possa emergere una legge che tiene conto integralmente della sacralità della vita?

A ben vedere certi errori del passato non andrebbero ripetuti. I cattolici sono entrati in parlamento, sulla fecondazione artificiale, proponendo subito non già la posizione più logica per i sostenitori del diritto naturale, ma ciò che ritenevano un male minore, e sono usciti dopo che la legge 40, già insoddisfacente, aveva subito ulteriori peggioramenti (ad esempio l'accesso alle coppie non sposate).

Poi l'iniziativa di un ministro, la Turco, ha stravolto ancora di più la parte “buona” della legge, ed oggi ci troviamo con una legge svuotata sempre più di valore e di cogenza. Starei attento, insomma, a dare il via libera al centro destra, o a chi per lui, su un tema così delicato. Quali alleanze trasversali si formeranno? Chiederemo a Berlusconi, una volta delineatosi all'orizzonte il pasticcio, di mettersi di traverso per bloccare tutto? Avremo la forza mediatica per resistere alle corazzate pro eutanasia e testamento biologico? Ho tanta paura che lo spingere la palla nel territorio minato, per poi metterci a rincorrerla, non sia, tatticamente, una mossa giusta. Avete voluto che il tema si affrontasse, ci diranno?

Ebbene dovete ora stare al gioco degli emendamenti, delle sfumature, delle convergenze...come se i principi fossero negoziabili! Penso che i radicali non aspettino altro: che qualcuno li rimetta in campo, che una legge che il centro destra non ha nel suo programma, venga proposta dalla Chiesa e dal centro destra stesso. Dopo queste notazioni politiche, mi sembra di poter concordare con un ottimo filosofo del diritto come Mario Palmaro, quando scrive che concedere valore legale a dichiarazioni anticipate significa affermare che “l’atto medico non è più legittimato dal “bene del paziente”, ma dalla “volontà del paziente”: di qui al progressivo scivolamento nella assolutizzazione del giudizio soggettivo, il passo è breve.

Anche perchè, quando vi è una legge, quando un tema indisponibile, non negoziabile, è stato negoziato, nulla impedirà che la negoziazione proceda. Sarà allora molto difficile tornare indietro. Ma esiste un vuoto normativo, obietterà qualcuno e allora è meglio correre ai ripari. Dov'è questo vuoto, se non nella testa di chi vuole l'eutanasia? L'articolo 575 del codice penale punisce chiunque cagiona la morte di un uomo; l'articolo 579 sanziona l'omicidio del consenziente; l'articolo 580 punisce severamente chi “determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione”. Chi parla di vuoto legislativo lo fa dunque appositamente per scalzare questi principi chiari e inequivocabili. Inoltre mi chiedo quale valore possiamo dare a “dichiarazioni inequivocabili” di persone che devono prevedere il loro futuro, e quindi decidere oggi per domani? Mi chiedo cosa significa che al medico “è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza”?

Concludo citando quanto affermato dal Comitato Verità e Vita: “1Non si evita l'accanimento terapeutico con il testamento biologico: al contrario questo strumento rende il concetto di accanimento terapeutico del tutto soggettivo, slegato dalla condizione di malato terminale e permetterà ad altri di decidere se quel malato (l'anziano in stato di demenza senile, il giovane in stato vegetativo persistente e così via) è sottoposto a quello che essi ritengono essere accanimento terapeutico. 2 Le sentenze che legittimano l'uccisione di innocenti come Eluana Englaro necessitano di una sola risposta dal Parlamento: è vietato uccidere, sia il paziente incosciente, sia il paziente consapevole. 3 Riconoscere valore alle dichiarazioni anticipate di trattamento che impongono la cessazione di cure non ridurrà affatto l'accanimento terapeutico, ma renderà lecito quello che fino a questo momento è illecito, l'omicidio del consenziente.”

Riporto ora una lettera a Ferrara dell'avvocato Aldo Ciappi - Presidente Unione Giuristi Cattolici Italiani di Pisa

La discussione ferve ed appassiona (e lacera anche) il mondo cattolico. Ritengo che, forse, non sarebbe stato poi male, prima del "lancio ufficiale" (a mio parere e con tutta il mio filiale rispetto verso l'autorità ecclesiastica, quantomeno affrettato) del Presidente della C.E.I., approfondire un po' di più il dibattito sulle questioni di fine vita, posto che non mi pare che la sentenza su Eluana, per quanto allarmante, fosse così dirompente da non consentire il tempo per una riflessione, sebbene serrata, da parte dei cattolici. Questa improvvisa accelerazione e, soprattutto, quello che può sembrare un vero e proprio "scoop" francamente non riesco a capirli. Soprattutto quando a far da levatrice al mondo cattolico sembrano esservi personaggi, per quanto sinceri ed autorevoli, solo recentemente approdati, e non senza riserve (penso alle dichiarazioni di alcuni per cui la 194, tutto sommato, sarebbe una "buona legge") su posizioni pro-life. Insomma, quando si afferma (Prof. D'Agostino) che l'art. 32 c. 2 della Costituzione ha un significato del tutto diverso da quello che la maggior parte dei giuristi ritiene (ovvero, che con esso si voleva, vista l'esperienza nazionalsocialista da cui si era appena usciti, impedire per sempre che un uomo potesse essere fatto oggetto di sperimentazione a fini eugenetici o ad altri fini) si è perfettamente nel vero e questo è, a mio sommesso avviso, il nocciolo di tutta la questione. Ma se ciò, come appare al sottoscritto è vero, su cosa poggerebbe il cd. diritto a disporre del proprio corpo, così tanto sbandierato dai pro-death?

La convenzione di Oviedo (art. 5) sancisce che non può essere eseguito un intervento sul malato senza il suo consenso; mica dice che il malato può ordinare al medico di sopprimerlo o di astenersi dalle cure necessarie per farlo vivere. Dunque, tale disposizione non aiuta affatto in tal senso. Certo, il malato (anche di mente) può sempre ed insindacabilmente decidere per il suicidio ma questo lo può fare non in virtù di un diritto né naturale ma neppure positivo  (e dove sarebbe sancito? Lo si dica per favore). Di contro, vi è che, di fronte alla volontà suicida (comunque manifestata) di un soggetto il medico (o chicchessia) non dovrà e non potrà mai assecondarlo. Così, infatti, recita l'art. 579 del codice penale che punisce l' omicidio del consenziente. Di quali leggi, dunque, abbiamo bisogno? Di una legge che metta al riparo i medici dalle innumerevoli cause che vengono intentate anche da chi, non essendo stato abortito in tempo dai genitori per una svista nella diagnosi precoce di una certa malattia, gli chiede i danni per esser venuto al mondo?! Anche questo dice, infatti, la giurisprudenza di cassazione! Il problema di cui stiamo parlando non si può risolvere con una legge, che non può che essere generale ed astratta e che servirebbe, dunque, solo come esca (la storia ci dovrebbe pur insegnare qualcosa) per stanare quei cattolici che temono di passare, di fronte all'opinione pubblica e nei salotti buoni, troppo intransigenti o impopolari nel dire sempre no. Ai fans dell'eutanasia basta una pur tiepida apertura sul "testamento biologico" (e nessuno mi potrà far  credere che in un parlamento culturalmente composito come quello attuale, non vi sia spazio per un qualche apparentemente trascurabile compromesso). La stessa cosa pare debba avvenire anche sulle convivenze; già alcuni hanno parlato della necessità di una buona legge anche qui. Un giurista, durante un recente convegno a Pisa sul tema, dopo aver per un'ora perorato a favore di una legge (anch'essa ormai necessaria, visto un certo orientamento della giurisprudenza) che regoli le convivenze (anche omosessuali, va da sè) ha candidamente ammesso, alla fine del suo intervento, che la questione è sostanzialmente di principio, perché in realtà esistono già istituti e negozi di diritto privato che rispondono pienamente alle esigenze di coloro che vogliono garantire un'adeguata tutela del convivente. E allora? Quando il no ci vuole ci vuole. E soprattutto mi sembra poco intelligente e prudente (virtù politica per eccellenza, questa) andare a cercarsi le rogne scendendo nel campo avverso preventivamente ed accuratamente minato.

 
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