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Le idee fondamentali della metafisica cristiana (schema riassuntivo)
Di Mattia Tanel - 25/09/2008 - Filosofia - 2673 visite - 0 commenti
Ne Le idee fondamentali della metafisica cristiana, un libretto pubblicato dalle Éditions du Seuil nel 1962 e tradotto in italiano l’anno successivo da Morcelliana (1), il filosofo e teologo Claude Tresmontant (1925-1997) riassume con grande chiarezza e rigore la struttura d’insieme di quella che senza timidezze definisce la filosofia cristiana.
Che una filosofia cristiana effettivamente esista è un annoso argomento di discussione. Alcuni filosofi, come ad esempio Émile Bréhier (1876-1952), lo hanno recisamente negato. Il merito di Tresmontant consiste nell’aver compendiato in maniera icastica quelli che al contrario si presentano come veri e propri contenuti speculativi assolutamente propri al sistema cristiano-cattolico, tali cioè da distinguerlo non solo dalle metafisiche e dalle cosmologie egiziane, orientali, gnostiche, manichee, o ancora cartesiana, spinoziana, kantiana, hegeliana, eccetera, ma anche da molte delle più caratteristiche concezioni filosofiche della Grecia antica (2).
I contenuti filosofici del cristianesimo danno sagoma, secondo Tresmontant, ad un insieme ben definito e coerente, sviluppatosi con continuità nei secoli e ravvisabile non solo nelle concezioni dei singoli Padri o Dottori ortodossi, ma addirittura nel corpus delle definizioni dogmatiche e degli anatemismi dei Concili ecumenici della Chiesa universale.
L’insieme di queste tesi costituisce dunque il minimo comune denominatore di ogni specifica dottrina filosofica che voglia dirsi cattolica.
Di seguito elenco e schematizzo ad uso del lettore gli assunti fondamentali della metafisica cristiana identificati da Tresmontant. Due avvertenze: (a) dal momento che l’insieme delle proposizioni è diviso in aree tematiche, si potranno verificare alcune ripetizioni nel caso di quelle verità che riguardano più di un tema; (b) in alcuni casi porrò tra parentesi quadre alcune verità teologiche, al solo scopo però di chiarire meglio le filosofiche.


1. Dottrina dell’Assoluto

- esiste un unico Assoluto
- l’Assoluto non è il mondo, il mondo non è l’Assoluto
- l’Assoluto è in rapporto di libertà assoluta rispetto al mondo


2. Dottrina della creazione

- la creazione è opera di un Dio unico, non di un demiurgo
- non vi è fabbricazione (perché non esiste una materia informe preesistente), ma creazione ex nihilo
- la creazione è un atto libero e non necessario di Dio (→ Dio non crea per realizzarsi, per compiersi o per inverarsi)
- la creazione è un atto di carità di Dio
- la creazione non è consustanziale a Dio (→ non vi è emanazione né processione né generazione)
- la creazione, in quanto atto e in quanto totalità delle cose create, è buona (→ non esiste un male sostanziale)
- la creazione è contingente e mutabile, segno della sua dipendenza ontologica dall’Assoluto creante
- la creazione manifesta la gloria di Dio, a cui è finalizzata
- la creazione ha un inizio (nel tempo)


3. Sistema del mondo (cosmologia)

- il mondo è «fragile», privo di una consistenza propria
- il mondo è «cosmo», cioè ordine governato da leggi
- la realtà sopralunare non è essenzialmente differente dalla realtà sublunare; è anch’essa creata (→ materiale, non divina) e peritura e obbedisce alle leggi fisiche comuni all’intero universo
- il mondo ha un inizio e una fine
- il tempo è lineare (non ciclico), essendo il mondo orientato teleologicamente ad un compimento perfettivo e trasfigurante


4. L’antropologia

- l’essere umano, ente creato, non preesiste in alcun modo alla propria venuta al mondo, né per l’anima né per il corpo (no metempsicosi)
- l’anima umana è creatura, cioè non è frammento, particella o modalità della sostanza divina
- l’anima umana è spirituale, immortale, dotata di intelligenza e volontà
- l’anima è originariamente creata in una condizione corporea
- il corpo è una realtà naturale buona in sé e nelle sue operazioni
- il peccato non pertiene solo al corpo, ma all’uomo intero
- il sinolo di anima e corpo, che dà luogo alla sostanza umana, è maggiore in perfezione della sola anima separata dal corpo
- l’anima è forma del corpo, e ciò in se stessa e senza intermediari
- l’anima è individuale e separata dalle altre anime (no Intelletto unico universale)
- ogni nuova anima è creata con atto diretto di Dio, a differenza del corpo che è creato da Dio attraverso le cause seconde
- l’uomo non ha, ma è il proprio corpo


5. La natura umana

- la natura umana è grande in valore e dignità; il suo destino e fine è la divinizzazione
- l’uomo è capax Dei, cioè preadattato al suo fine soprannaturale (anche se incapace naturalmente di attingerlo)
- la corporeità e le sue operazioni, tra cui la sessualità, sono qualcosa di buono e positivo nel proprio ordine (→ il matrimonio e la generazione sono santi [e il peccato originale non ha nulla a che fare con la sessualità], anche se la sessualità rischia di essere uno dei luoghi privilegiati del peccato)
- l’ascesi è necessaria solo a causa del peccato [secondo San Tommaso d’Aquino, la continenza non sarebbe stata affatto lodevole nello stato di innocenza]
- l’uomo è ragionevole e dotato di volontà, e dunque libero e responsabile dei suoi atti; ha quindi il dovere di cooperare alla propria divinizzazione, di cui non è oggetto passivo [a ciò nulla toglie la priorità e la necessità assoluta della Grazia]
- l’uomo è per natura destinato alla felicità; non è infelice per costituzione ma per colpa


6. Il destino soprannaturale dell’uomo

- il fine dell’uomo è l’unione soprannaturale con Dio, unione d’amore in cui si realizza la piena unità di tutto
- l’anima non è divina naturalmente, ma è chiamata a divenirlo al termine di un processo [in cui interviene la Grazia]
- l’uomo ha un desiderio naturale ma inefficace di vedere Dio
- la relazione d’amore tra Dio e l’uomo è personale e libera


7. La dottrina della conoscenza (il cristianesimo e la ragione)

- la creazione manifesta il pensiero (logos) di Dio
- la ragione umana è proporzionata ad indagare il logos divino nelle sue vestigia naturali: essa è (in linea di principio, anche se non sempre di fatto) capace di elevarsi naturalmente a partire dalla creazione fino alla conoscenza di Dio nella Sua esistenza e in alcune delle Sue caratteristiche
- la ragione è dunque eccellente nel suo ordine, ma non è la misura di tutto (no razionalismo) perché non si identifica con la ragione divina, essendo limitata e incapace di intuizione immediata
- la fede è fondata razionalmente (è rationabile obsequium), anche se Dio e la stessa Rivelazione eccedono enormemente le capacità della ragione
- vi sono dunque due fonti di conoscenza: la creazione (rivelazione naturale → esperienza più ragionamento = ragione) e la Rivelazione (→ fede)
- dalla natura delle cose e dalla natura umana è razionalmente deducibile la legge morale naturale oggettiva e universalmente vincolante


Concludo avvertendo che, prescindendo dai miei limiti di sunteggiatore, lo stesso Tresmontant non ha preteso di fornire con la sua operetta un elenco necessariamente completo delle idee metafisiche del cristianesimo. Molto altro, rimanendo sempre sul piano filosofico, si potrebbe affermare come proprio della filosofia cristiana. Personalmente ho trovato comunque molto utile il lavoro svolto dallo studioso francese, e spero sia questa l’impressione anche di chi è giunto fin qui con la lettura.





(1) C. TRESMONTANT, Les idées maîtresses de la métaphysique chrétienne – Esquisse, Éditions du Seuil, Paris 1962 (Le idee fondamentali della metafisica cristiana, trad. it. di Paolo Inghilesi, Morcelliana, Brescia 1963).
(2) Tresmontant, infatti, ridimensiona l’opinione diffusa per cui il cristianesimo avrebbe assunto la quasi totalità delle proprie categorie metafisiche e concettuali dalla preesistente filosofia greca: «il pensiero cristiano», al contrario, «ha respinto le tesi più originali e più costanti della filosofia greca» (trad. it. cit., p. 13). Accanto alla ricezione del pensiero ellenico – ricezione che fu in realtà estremamente critica e selettiva – l’autore francese valorizza il patrimonio di verità metafisiche presenti nell’Antico Testamento allo stadio pre-filosofico ed in seguito esplicitate, fatte proprie e sviluppate dal pensiero cristiano.
 
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