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Pino Morandini spiega il suo passaggio alla PDL (insieme a Giuseppe Frattin)
Di Rassegna Stampa - 04/09/2008 - Politica Trentina - 1939 visite - 0 commenti

(Nota della redazione: In questi giorni la spietata corte di Lorenzo Dellai all'Udc si è rivelata vincente. Marcello Carli, che si era presentato come candidato alternativo a Dellai da mesi, con immensi cartelloni all'americana, ha poi preferito allearsi col Principe, portando con sè il partito. Dellai, chiaramente, aveva promesso posti non da poco, ed anche Morandini avrebbe ricevuto la sua parte, se fosse stato al gioco. Ma Morandini ha preferito non tradire la sua storia e la sua coerenza, anche se ciò può significare, molto probabilmente, un assessorato perso)

Non posso dare il mio appoggio a Dellai. Non posso. Non certo per dei problemi di antipatia personale o di inimicizia, anzi: al Governatore riconosco lealtà ed intelligenza politica. Il mio disappunto concerne piuttosto ciò che ho visto accadere alla Provincia durante gli anni della gestione delle Giunte da lui guidate, le sue alleanze, il modo di concepire il governo del Trentino in modo assai diverso rispetto a quello che rivendico appartenermi. In primo luogo, perché quella gestione ha posto seriamente al Trentino un problema di democrazia, ingabbiando la comunità dentro una ragnatela che sta minando la stessa libertà politica. Lo dimostra, ad esempio, il PATT, i cui vertici scelgono il carro di chi governa per non perdere posti al sole, mentre la base è in gran parte alternativa al centro – sinistra. Lo dimostrano le scelte di futuri candidati, anche qualche Sindaco, che, pur di sedere accanto a chi detiene il potere rinnegano la propria appartenenza ed il proprio pensiero. E grande onore ai pochi Sindaci che si dissociano da ciò. In secondo luogo, non condivido il fatto di aver portato una sinistra (la Cogo capofila) connotata fin troppo spesso da una mentalità fortemente ideologica (v. il caparbio sostegno alla RU 486), accentratrice, come testimonia la legge sulla cultura e connotata da sperpero di pubblico denaro attraverso inaugurazioni, rinfreschi, ecc. Il tutto ben sorretto – a partire dalla bocciatura di provvedimenti tesi a servire i valori non negoziabili – dal sostegno della Margherita (oggi UPT, ma non cambia la sostanza) come quelli diretti a ridurre gli aborti (Consiglio provinciale, 17/05/06); a sostenere la famiglia costituzionale (Consiglio provinciale, 05/12/07); a proporre il buono scuola (Consiglio provinciale, 26/07/06); a contrastare i PACS (Consiglio regionale, 13/02/07).

Per non parlare della trasformazione di I.T.E.A , ente da sempre a carattere sociale, in Società per Azioni! Della condizione degli anziani nelle R.S.A., dove il lodevole personale di assistenza non viene incrementato, nonostante l’enorme necessità; dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera; degli ospedali periferici; delle difficoltà delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali, turistiche, ecc. Per giungere alla Regione, ormai ridotta a larva istituzionale e lasciata in agonia ormai con pochissime competenze. Oggi la coalizione che ha governato il Trentino (e la Regione) si ripresenta sotto mentite spoglie: UPT al posto di Margherita, PD la posto di DS o SDR. Cambiano le sigle ma non la sostanza e le alleanze e soprattutto il modo di concepire il Trentino. Concretando in tal modo un grande inganno per la comunità.

Non condivido per nulla la distribuzione di consulenze a pioggia, (53 milioni di euro nei soli 2006 e 2007); l'aver istituito 35 Agenzie con altrettanti Consigli di amministrazione ed altrettanti Presidenti, accontentando gli amici e gli amici degli amici, e soprattutto generando una moltiplicazione della spesa del tutto ingiustificata. Per non parlare dei capitolati di spesa sottratti alla previdenza sociale, con la sostituzione dell’originario Pacchetto Famiglia con un provvedimento che di famiglia non ha quasi più nulla. Il tutto in silenzio , celato sotto la magniloquente melassa delle magnifiche sorti e progressive che avvilupperebbero il Trentino in quest'aurea età del sultano Lorenzo. Lo sberleffo si fa forte quando si constata che per questioni propagandistiche, tipo le vessazioni ai plantigradi del progetto “Life Ursus”, il tempo ed il denaro si sono trovati. Senza parlare dei valori inviolabili legati all'esistenza umana. Proprio quelli di cui il Cons. Lunelli, capofila della Margherita che li ha voluti negare (v. date di cui sopra) proprio non vuol sentir parlare. Di cui non si parla forse per mettersi un po' l'anima in pace e dimostrarsi “tolleranti”. E poi, “occhio non vede, cuore non duole”... Non riesco a concepire come da troppe parti in buona fede si consideri come lungimirante il salto della barricata in favore di Dellai. Non vedo come potrebbe aprirsi un lustro diverso sotto la sua egida. Ciò, a mio avviso, vale primariamente per l’U.D.C., attesa la sua storia, la sua cultura, la sua collocazione. E’ la storia, ben rappresentata dal simbolo dello scudo crociato, di chi ha inteso dare rilevanza pubblica, attraverso la politica, ai valori cristiani, nella convinzione della loro positività per tutte le persone. E’ la cultura della centralità della persona umana, fin dal concepimento e in tutte le altre fasi difficili della sua vita: da quella centralità si misura la reale solidarietà verso i più piccoli e i più deboli.

 E’ la collocazione dell’U.D.C., decisa dalla gente nelle ultime elezioni provinciali, nella coalizione di centro – destra ed alternativa al centro – sinistra, che a tuttoggi resta tale nonostante le cennate mutate apparenze. Collocazione non geografica, ma di contenuti: che fa della tutela e promozione dei valori non negoziabili il punto di partenza includibile per costruire una società più umana e più giusta. Questo sarà il punto di partenza del programma che sottoporremo al candidato Presidente Divina. All’accettazione scritta di esso condizioniamo il nostro appoggio. Per una società in cui i più deboli vedano a loro favore delle tutele sostanziali e reali, in cui i lavoratori e le lavoratrici, anche domestiche, abbiano garanzie di tutele previdenziali e di sostegno al reddito, in cui gli anziani possano godere in maniera dignitosa dei loro anni, in cui i figli possano nascere e crescere in una famiglia che l’ente pubblico non continui a vedere come un peso, ma come una risorsa da promuovere e valorizzare. Cons. Pino Morandini

 
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