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Pino Morandini risponde a Giorgio Grigolli.
Di Rassegna Stampa - 19/05/2008 - Attualitą - 1024 visite - 0 commenti

Il consigliere Pino Morandini, ex Dc, ha risposto all'ex presidente della provincia, anch'egli ex Dc, Giorgio Grigolli, in seguito ai continui attacchi che Grigolli stesso porta nei confronti della Chiesa, della sua morale, del papa e del cardinal Ruini. Grigolli, in passato, non ricusò mai i voti dei cattolici e l'appoggio della Chiesa, per sedere al governo della Provincia. Oggi non perde occasione per prendere le distanze dal magistero riguardo aborto, legge 40, pacs... Il bello è che, quando può, lo fa in contemporanea sull'Adige, giornale laico, e su Vita Trentina, giornale diocesano cattolico. Perchè Grigolli è uno di quei "cattolici" che piacciono al mondo...perciò può scrivere dovunque...

 "Faccio sinceramente un po' fatica a comprendere il senso delle considerazioni espresse su queste pagine da Giorgio Grigolli. Le ho trovate, mi si consenta, fumose, intrise d'una pensosità che mica si capisce dove voglia andare a parare. Insomma, a parte le velate stilettate nei confronti del neonato governo Berlusconi e quelle un po' scontate (e tanto di moda) a Benedetto XVI, mi sfugge il significato profondo del suo pensiero. Forse è un attacco generalizzato ed un po' tiepidino ad una certa visione del mondo, in nome di un pensiero debole (che non si addice al mio interlocutore) il quale rifiuta a tal punto ogni tentazione di Verità da non riuscire più a qualificare i propri concetti. Ad esempio, cosa intende per “mediazione” ? Curioso comunque che si sottolinei la mancanza di cattolici nel governo, e poi si deplori il segno di croce di un neoministro. Che si faccia dietrologia sui gesti più o meno opportuni dei vari politici (guarda caso, tutti dell'Impero del male di centrodestra) per poi subito dopo menar sermoni sull'autenticità dell'atteggiarsi cattolici, sul rispetto della società laica, ecc. D'ora in poi, sapendolo, chiederò la patente di cattolico a Grigolli o a chi come lui, certo che non me la concederanno. Perché sono dalla parte di questo Papa che dà fastidio.

Di questo Papa che non si accontenta dell'annacquata pace sociale apparente che spesso stritola le esigenze umane sotto la maschera degli “accordi” stipulati e legittimati dalle maggioranze. Poiché credo fermamente ci siano dei capisaldi su cui si basa la convivenza umana, senza dei quali non vi potrà essere pace, non vi potrà essere sostanziale giustizia. Ci sarà magari un tranquillo deserto, perpetrato da chi detiene il potere. Ma ciò sarà uno stato di fatto. Non sarà “pace”, sarà solo un silenzioso grido di dolore della dignità umana violata. La pace sociale non è l'assenza di conflitti e basta. E' la salvaguardia dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali; e la loro realizzazione effettiva. Di tutti i diritti di tutti! Ho sempre cercato di essere un uomo di ragione. Un uomo che rifiuta l' “adorazione” della legislazione partorita a colpi di maggioranza, come se questo servisse da lasciapassare etico. Non credo all’idolatria nei confronti dello Stato. Che in uno stato “laico” una legge non possa, anzi, non debba essere cambiata, quando non regge al vaglio della ragione, quando è in contrasto netto con i fini della convivenza umana, mi pare davvero paradossale. Ed il negarlo mi fa paura, rimanda alle tenebre dell'assolutismo. Altra cosa è il prendere atto che non ci sono i numeri per cambiarla. Ma ciò non cancella la sua ingiustizia e la preziosità del lavoro e del confronto almeno per correggerla. E’, questa mia, una posizione laica. Non mi pare che lo sia quella dei Pannella di turno, di coloro che considerano intoccabili una serie di articoli approvati, magari frettolosamente, dal legislatore, e poi, dogmaticamente, rifiutano poi ogni possibilità di confronto. Laicità non è essere asserviti allo statalismo... L’autonomia della sfera politica e di quella religiosa non significa indifferenza tra le due, come Benedetto XVI ha affermato e come Napolitano ha riconosciuto. Tuttavia affinché il potere politico non si legittimi solo in base alla forza, che pure detiene, occorre che trovi fondamento in ogni suo atto la ragione stessa del proprio esistere: la tutela dei diritti umani. Ove la calpesti, esso non è che forza pura. E' questo che sottolinea la mia visione della l. 194/78, del termine della vita, della tutela della famiglia. Ed è una ragione umanista che ha spinto il Papa a parlarne senza timore reverenziale nell'udienza concessa recentemente al Movimento per la vita.

Mi sembra che poche cose rischino di oscurare la ragione come il considerare intoccabile un provvedimento legislativo ormai datato e la cui iniquità salta agli occhi di chi ne voglia scandagliare i confini e gli effetti sugli esseri umani. Riconosco che v'è una preoccupazione a che la politica, fors'anche la Chiesa si avvicinino alla vita reale, nello scritto di Grigolli. Ma la latente contraddizione di offrire l'uomo all'arbitrio delle maggioranze fa franare tutto l’impianto. Forse davvero la storia non ha insegnato nulla. L'abbandonare ogni cosa alla mercè del legislatore, riconoscendogli carta bianca, denuncia quanto la ragione non riconosca i propri limiti e, paradossalmente, si limiti a delegare ogni scelta alla legge del più forte. Personalmente, continuerò a lottare proprio perché la ragione umanista sia al centro della politica e porti all'affermazione ed al progresso della dignità dell'uomo".

 
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