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Le strane battaglie di Umberto Veronesi.
Di Francesco Agnoli - 05/09/2006 - Bioetica - 1208 visite - 0 commenti

Sul numero del Novembre-Dicembre 2004 del bimestrale scientifico "Darwin", l'ex ministro Umberto Veronesi introduceva con un suo editoriale un corposo dossier sulla fecondazione artificiale, improntato sostanzialmente alla demolizione della legge 40/2004 e all'esaltazione del "progresso civile" che troppe forze oscure tenterebbero di frenare. Il paragone buttato lì dall'illustre scienziato è tra la nostra epoca ed il Seicento, secolo in cui "Newton, Cartesio e Galileo" convivevano insieme agli spietati bruciatori di streghe. L'armamentario, insomma, è quello solito della retorica più grossolana e anti-storica che possa esistere, aggravato dall'aver accostato in un ordine assurdo, cronologicamente e logicamente, i tre personaggi citati.

Per intenderci: Galilei muore nel 1642, anno in cui Newton è appena nato! Ma la cosa non stupisce chi ricordi alcune prodezze del personaggio in questione. Veronesi, infatti, fu il ministro della Salute che introdusse le prime grosse limitazioni sul fumo "nei luoghi chiusi, pubblici e privati". "La scelta -affermava allora- è stata quella di essere integralisti per difendere i 44 milioni di non fumatori". "Integralista", e però, contemporaneamente, con ragionamenti non proprio coerenti, né punto brillanti, manifestava una certa antipatia per altri proibizionismi, non da lui ugualmente condivisi, in materia di droga. Riguardo all'ecstasy, per fare un esempio, sosteneva che "nessuno può dire che sia una cosa di grande benessere, però fortunatamente non è mortale e non dà grande dipendenza". Come a dire che, in fondo, è sicuramente meglio delle sigarette, che fanno invece ben "50.000 morti all'anno in Italia". Si sa invece che l'ecstasy è una droga sintetica euforizzante con effetti imprevedibili, che non andrebbero mai sminuiti, tantomeno da un ministro della Sanità. Può infatti non provocare nulla di immediatamente riscontrabile, in molte circostanze, ma essere addirittura mortale, nell'arco di poche ore, in altre. Può generare inoltre irritabilità, stati depressivi e gravi conseguenze di tipo psichiatrico.

Con la stessa leggerezza ideologica con cui si schierava contro il fumo e a difesa dell'antiproibizionismo in materia di droghe leggere, Veronesi si è più volte pronunciato per la clonazione terapeutica, spiegando che è solo il mondo cattolico ad aver deciso "di chiamare embrione la cellula dopo l'incontro tra spermatozoo e ovocita", mentre "per esserci un embrione deve esserci lo spermatozoo, l'uovo e l'utero" (La Stampa 29/11/2001). Si tratta evidentemente di una affermazione ridicola, purtroppo ripresa recentemente anche dal celebre filosofo cattolico Giovanni Reale: "qualcuno dovrebbe spiegarmi come si può considerare persona sia pure in potenza un embrione che non si trova ancora nel luogo giusto, cioè nel ventre materno" (L'Espresso, 3/2/2005). Se occorre spiegarlo, dunque, lo spieghiamo. L'embrione non è appendice di nessuno, ma un nuovo organismo che si sviluppa senza soluzione di continuità, senza salti, e che "conserverà sempre la sua singolarità genetica, perché non usufruirà di nessun apporto di materiale genetico organizzato che intervenga dall'esterno a modificarlo". Inoltre sarà "sempre geneticamente autonomo dal controllo genetico della madre e meccanicamente isolato dall'organismo materno grazie ad una membrana mucopolisaccaridica prima e al trofoblasto poi" (Giorgio Carbone, "L'embrione umano: qualcosa o qualcuno?", ESD). Non importa quindi che cresca nell'utero della madre o in quello della nonna, in un utero con affitto gratuito o a pagamento, in una mamma bianca o nera, come nella nostra epoca è successo e succederà: le sue caratteristiche genetiche, fisiche, sono già scritte, indipendentemente da colei che lo accoglierà. L'embrione non è, infatti, come la statua fatta da un falegname, plasmata a suo piacere, nel tempo voluto e secondo un suo personale disegno, che può essere tranquillamente considerata una proprietà e un "brevetto" del falegname stesso. E' qualcosa di autonomo, affidato all'ospitalità generosa del grembo materno: la donna lo accoglie, non per plasmarlo o determinarlo, ma per assisterlo, per aiutarne lo sviluppo, perché l'embrione non è suo, ma dipende da lei "sotto l'aspetto metabolico funzionale per l'apporto dell'ossigeno e del materiale". Dipende da lei similmente a come il pesce dipende dall'acqua e noi dall'ossigeno: nessuno può dunque dire che il pesce fuor d'acqua, cioè fuori dal suo "luogo giusto", non è un pesce! Tanto più assurdo dunque il discorso di Veronesi e di Reale riguardo alla Fiv o alla clonazione terapeutica. Infatti l'embrione scientemente prodotto viene "coltivato" in vitro, cioè in un ambiente che vuole sostituire l'utero materno: è possibile creare l'embrione, per poterne sfruttare le caratteristiche, e dire al tempo stesso che non esiste, perché manca l'utero?

In altra occasione, presentando a Milano un libro di Giacomo Properzi, "C'erano una volta i laici", Veronesi esponeva teorie assai simili a quelle di Francis Galton, l'inventore della moderna eugenetica, e a quelle di alcune personalità del nazismo. Occorre infatti realizzare, affermava, "il controllo dell'evoluzione dell'umanità". Nientemeno. Infatti "l'evoluzione del mondo è una evoluzione moralmente cieca. La selezione naturale è il risultato di due grandi fattori. La casualità delle mutazioni che occorrono in milioni ogni giorno, tra di noi, e che sono puramente cieche e casuali, e l'ambiente che permette o non permette alle nuove mutazioni di sopravvivere o meno. In questa condizione abbastanza disastrosa di pura casualità di tutti gli eventi, per cui, come dice un grande teologo protestante, il mondo è pieno di mostruosità, di orrori, di sbagli dove tutti sono contro tutti, come dice Engelhardt, dove l'evoluzione è priva di una normativa etica intrinseca, forse incominciamo a delineare di intervenire geneticamente, almeno ad ideare, ad immaginare anche l'utilizzo della genetica ai fini di un miglior controllo di queste assurdità evolutive". Proponeva cioè, con uno stile più involuto che evoluto, che alla casta sacrale degli scienziati, cui lui appartiene, sia affidato il compito di guidare, di controllare l'evoluzione umana, attraverso la manipolazione genetica; il compito di mettere ordine là dove, in natura, si trova solo disordine; di eliminare presunte mostruosità ed errori, e cioè creature umane malriuscite, per creare l'uomo, che non sia più figlio della "pura casualità". Un delirio di onnipotenza che ha qualcosa di terrificante: il mondo che evolve ciecamente, raddrizzato, regolato, riprogrammato dai conoscitori del Dna, per conto del mondo intero! Ma in base a quali principi? Con quali giustificazioni etiche? Veronesi lo lascia capire qualche riga più sotto, quando cita Engelhardt, definendolo "il più grande bioetico del mondo". E chi è costui? Trattasi di un famoso medico filosofo statunitense che sostiene che né l'embrione, né il feto, né l'infante, sino ad una certa data sono da considerarsi persone, essendo in realtà il loro "status morale" inferiore a quello dei mammiferi adulti!

Ma passiamo al dossier in questione. Ci aspetteremmo che gli "amici" dell'illustre Ministro ci raccontino gli splendori della scienza, la sua capacità di ridurre le mostruosità e gli errori della natura, di portare alla causalità ordinata, logica e benigna, la casualità assurda della natura. Invece no, a leggere attentamente non è proprio così. Sembra, anzi, che le mostruosità le compiano gli uomini, nei loro laboratori. Andiamo con ordine. Il primo articolo, a firma Arne Sunde, definisce la legge 40 "disastrosa per le coppie infertili e per le cliniche di fecondazione assistita", anche se, almeno, lascia aperta la porta al congelamento degli ovociti: "quest'ultima è una tecnica che è ancora nella sua infanzia e ha dato vita a un numero di bambini troppo modesto perché possa essere considerata sicura". Non è sicura, quindi, ma intanto la adottiamo! Altri articoli presentano contraddizioni ed assurdità patenti, che è meglio non analizzare, per giungere subito all'esposizione di Annapia Ferraretti, Maria Cristina Magli, Arianna D'Angelo, tre operatrici nel campo della fecondazione artificiale. Costoro dicono chiaramente che la gravidanza multipla "è oggi riconosciuta come la complicanza più frequente dei trattamenti per l'infertilità", sia che si tratti di gravidanza gemellare che plurigemellare. "L'unica misura preventiva sarebbe il trasferimento del minor numero possibile di embrioni", cosa che non avviene in Italia: il nostro infatti "è tra i paesi con la più alta incidenza di gravidanze multiple", per via della consuetudine di impiantare troppi embrioni. Il registro mondiale del 1998 segnala che ogni 100 bambini nati con Pma, 30 sono gemelli e 9 trigemini, "mentre nella popolazione normale la gravidanza gemellare incide per 1 su 80 e quella trigemina per 1 su 6.400". Cosa significa tutto ciò? "E' noto da tempo che le gravidanze multiple comportano un alto rischio di complicanze sia per la madre sia per i neonati. Ma solo più recentemente è risultato chiaro come queste gravidanze possano avere ripercussioni a lungo termine sulla salute dei nati. E' infatti ben documentato come la gravidanza multipla sia associata a una serie di rischi per la salute della madre, quali ipertensione, fenomeni tromboembolici, infezioni urinarie, anemia, distacco di placenta. In questi casi la gestante necessita più frequentemente di riposo assoluto, di ospedalizzazione, di cure mediche, di tagli cesarei ed è ad alto rischio di parti prematuri con conseguenze sulla salute dei nati…La maggior parte dei rischi per la salute dei neonati, sia per la mortalità che per la morbilità, è legata al fatto che nascono più frequentemente da parti pretermine e con un peso più basso rispetto ai nati da gravidanze singole…La prematurità aumenta inoltre il rischio di complicanze neonatali quali l'emorragia intraventricolare, la sindrome da distress respiratorio, la sepsi, la retinopatia, raggiungendo percentuali con incidenza variabile tra il 10% e il 40% nei nati da gravidanze plurigemellari…Per quanto riguarda le complicanze pediatriche i nati da gravidanze multiple, che sopravvivono al periodo post-natale, hanno un maggior rischio di complicanze nello sviluppo fisico e psichico. Rispetto alle gravidanze singole il rischio di handicap è quasi il doppio nei nati da gravidanza gemellare e triplo nei nati da gravidanze plurigemellari. Le complicanze più frequenti compaiono a carico del sistema neurologico e possono variare da lievi anomalie, come ritardo nello sviluppo del linguaggio, a deficit mentali veri e propri. Oltre a quanto descritto la gravidanza multipla sembra avere un impatto anche a livello psicologico nel contesto familiare. Uno studio eseguito nel 1998 ha messo in evidenza un maggior livello di stress nei genitori e più frequenti problemi comportamentali nei figli".

Lo status della questione è poi chiarito da uno schemino, che riporta la situazione italiana: nel 1997, con un numero medio di 3,5 embrioni trasferiti, vi è stato un 20% di parti gemellari, un 5% di parti trigemini, ed un 1% di quadrigemini; nell'anno 2000 su 2.841 parti vi sono state 533 gravidanze interrotte, 571 parti gemellari, 97 parti trigemini e 8 parti quadrigemini… Se ne desume, ad occhio, che la fecondazione artificiale è una sorta di roulette russa, e che "il mondo pieno di mostruosità, di orrori, di sbagli" di cui parlava il Veronesi non è il nostro, attuale, ma quello che i manipolatori della vita stanno apparecchiandoci, seppure con la loro rassicurante, immensa e grassa prosopopea.

 
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