Diventa socio
Sostieni la nostra attivitą Contatti

 

Cerca per parola chiave
 

 

Autori

 

Ci sono 2466 persone collegate

 

\\ Home Page articoli : Articolo
Le domeniche d'oro..per chi?
Di Rassegna Stampa - 03/12/2007 - attualitą - 1030 visite - 0 commenti

Sono iniziate le domeniche di dicembre, premetto che lavoro in un centro commerciale come dipendente part time al top center. Il mio contratto mi consente di poter decidere se dare disponibilità lavorativa le domeniche. Ho potuto os

servare come la domenica viene sempre meno dedicata alla famiglia, ad una piccola passeggiata, alla messa (so che va di moda la laicità…) o a qualcosa di diverso che rinchiudersi all’interno di negozi e centri commerciali. La cosa divertente è quando i clienti chiedono durante la settimana “siete aperti domenica”? Se attendiamo per qualche secondo la risposta, si vede una faccia sempre più preoccupata .Una delle preoccupazioni maggiori è quella del pane fresco; della serie “come facciamo senza il pane fresco?”, surgelatelo!. Quasi divertente la persona che di domenica entra in negozio e critica l’apertura, giustificandosi dicendo che è aperto. Esempi ne potrei fare moltissimi ma, andiamo oltre. La prima domenica ho visto un pienone non indifferente: ricordo qualche anno fa che le prime due domeniche si faceva poco fatturato, adesso invece siamo stati indottrinati molto bene nell’approfittare di queste domeniche d’avvento. Questo atteggiamento dell’uomo disumanizzato, dell’uomo che vive nell’indifferenza, è distruttivo per l’uomo moderno. L’uomo completamente assorbito nel vendere e consumare, diventa egli stesso una cosa, e quando l’uomo diventa una cosa è morto, anche se fisiologicamente è ancor vivo.

E’ un uomo spiritualmente morto, considera la propria vita un capitale da investire, questo tipo di uomo moderno sono riusciti a produrlo:è l’automa, l’uomo alienato. Alienato perché le sue azioni e le sue proprie energie gli sono diventate estranee, sono al di sopra e contro di lui, e lo guidano invece che essere guidate. Altrettanto alienati sono i nostri consumi, perché regolati dagli slogan più che dai nostri bisogni reali, dal nostro palato, dai nostri occhi od orecchi. E si finisce che nella società l’attrazione per i gadget tecnologici è più forte di quella per gli esseri viventi e per i processi della vita. Alla fine si diventa indifferenti alla vita. E’ facile veder entrare gente annoiata, senza gioia, che quando ha comprato qualcosa diventa per un attimo felice, sembra quasi che l’acquisto di beni riesca ad anestetizzare la noia della vita; passato l’acquisto passata la gioia. Mi fa riflettere il pensiero dominante: tutti, in teoria, contro le aperture domenicali, per la dignità della persona, contro le ingiustizie, contro le guerre… Della serie: sistemi comportamentali in cui si aspetta sempre che sia l’altro a cambiare, invece non riusciamo nemmeno ad astenerci a uscire la domenica per fare acquisti, come si può pretendere di insegnare agli altri il rispetto. Non si parte dai grandi comportamenti ma dalle piccole cose. Cerco di spiegarmi; da quando l’uomo ha tolto Dio e messo al centro il consumo, abbiamo pure cambiato il nostro sistema di valori. Il progresso tecnologico minaccia di diventare la sorgente dei valori, spazzando via le norme che “comandano” di compiere quel che è vero, bello e utile allo sviluppo dell’animo umano, poiché l’uomo non cerca più la gioia ma l’eccitazione, non ama più la vita ma il mondo meccanizzato dei gadget, non si sforza di crescere ma di star bene, all’essere preferisce l’avere.

 Tutto questo è desolante e se pensate che sto esagerando provate a fermarvi qualche minuto davanti alle innumerevoli casse dei centri commerciali e negozi durante queste feste : tutti ansiosi, agitati, nervosi, gente che litiga per un parcheggio, per passare davanti alla fila per pagare, che chiede di aprire altre casse perché ha fretta, persone che chiedono dove sta lo zucchero… risposta: avanti a destra…. il 30/40% non utilizza più scusi, per favore, grazie ecc. si dà tutto per scontato; forse il cliente pensa che siamo pagati per rispondere, sì è vero, ma chiedere per favore è tutta un’altra cosa… anche noi commessi pecchiamo molte volte quando siamo lì da 8 ore a dire buon giorno grazie ecc Può succedere che non abbiamo la carica giusta: per questo cari clienti fateci un bel sorriso anche dopo 10 ore il sorriso ve lo ricambieremo volentieri, non costa nulla darlo ed è bello riceverlo. Chiudo con una piccola provocazione: se non sapete dove andare domenica siamo aperti…buon natale a tutti. Sandro Bordignon

 
Nessun commento trovato.

I commenti sono disabilitati.