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Indagato don Di Noto, prete anti-pedofili...
Di Rassegna Stampa - 20/11/2007 - Attualitą - 1031 visite - 0 commenti

M eno male, ora possiamo dirci tutti più tran­quilli: don Fortunato Di Noto da sabato è iscritto nel registro degli inda­gati. La Sicilia, terra di sventure secolari e an­cestrali problemi, vede finalmente aper­to un procedimento della procura di Ca­tania contro il pericoloso prete siracusa­no che da anni stana e denuncia i pedo­fili. Chiaro il reato secondo le parole del­l’accusa: 'pubblicazione di notizie esa­gerate'.

In pratica, come ha spiegato ai giornalisti il procuratore aggiunto di Ca­tania, Enzo Serpotta, don Di Noto aveva definito «raid vandalico» ciò che assomi­gliava di più a un semplice furto con scasso: lo ha fatto con un comunicato stampa diffuso il 6 novembre scorso, do­po che una delle sedi della sua associa­zione era stata visitata da ignoti che ave­vano divelto la porta, messo a soqqua­dro la stanza e rubato il poco denaro che era in cassa, 126 euro. Insomma, sempre per usare le parole dell’accusa, l’incauto sacerdote avrebbe «turbato l’ordine pubblico», e proprio questo non si può fare: la nostra imperturbabile società è turbata anche troppo – delitti di mafia, studentesse violentate e sgozzate, rapi­ne in villa – senza che ci si metta pure don Di Noto a diffondere il panico. Tra l’altro con un fine ben preciso: «Il suo o­biettivo era attirare solidarietà per la sua associazione», la quale – ricordiamolo – non è a delinquere, ma collabora da an­ni con le polizie postali e le magistrature di mezzo mondo (compresa quella sici­liana) per fermare gli 'orchi' della pedo­pornografia. Ammesso e non concesso che don Fortunato, uomo di passione, si sia lasciato un po’ trascinare e abbia tra­sfuso in quel comunicato tutta la sua a­marezza, sconcerta la sproporzione tra il fatidico 'reato' e la pronta reazione del pm: undici agenti della Guardia di Fi­nanza inviati con tanto di mandato di perquisizione in quattro luoghi diversi (la parrocchia di Avola, l’abitazione del sacerdote, la sede dell’associazione Me­ter di Aci Castello teatro del furto, e la sede centrale di Avola) alla ricerca di quello che viene chiamato 'il corpo del reato'. Che cosa cercavano gli undici a­genti?

È sempre il pm Serpotta a spiega­re alla stampa: «Confermo che abbiamo proceduto sulla base di quel volantino in cui si parlava di 'atto vandalico', mentre in realtà si trattava di un piccolo furto». Tutto qui? Tutto qui. Undici agen­ti sulle tracce di un comunicato che, proprio perché rivolto alla stampa, era consultabile su tutti i giornali del 7 no­vembre. E che comunque è bastato chiedere alla volontaria di Meter presen­te in quel momento in sede... Di morali dalla storia se ne traggono parecchie. Prima: d’ora in poi se, tornati a casa, tro­veremo la porta divelta, le nostre cose a soqquadro e quel poco di spiccioli por­tati via, facciamo attenzione a parlare di «gesto vandalico», potremmo macchiar­ci di iperbole e finire sul registro degli indagati alla pari dei criminali. Seconda: non è vero che in Italia le forze dell’ordi­ne sono insufficienti e mancano gli a­genti, anzi, ne abbiamo così tanti che possiamo permetterci azioni massicce e tempestive anche per questioni di tale rilievo. Terza: può anche essere che don Di Noto sia «alla ricerca di attestati di solidarietà», ma non sarebbe male se o­gni tanto gliene arrivassero, visto che in questi anni ha fatto arrestare centinaia di pedofili e oscurare migliaia di siti pe­dopornografici, ha subìto minacce di morte e per questo vive sotto protezio­ne. Infine, quella solidarietà che non sempre ha avuto in passato la sta rice­vendo in queste ore, proprio grazie al­l’inchiesta che lo vede indagato: politici di destra e di sinistra, uomini di cultura, semplici cittadini, sono uniti per una volta dalla stessa incredulità. Seriamen­te 'turbati', è vero, dall’iperbole, e non certo da quella del prete. (Avvenire 20 novembre 2007)

 
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