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Se anche a Trento sorgerą una moschea, si eviti almeno di affidarne la gestione all'Ucoii
Di Gianburrasca - 25/10/2006 - Cultura e societą - 1689 visite - 0 commenti

Molto probabilmente fra due o tre anni, se non prima, anche Trento avrà la sua moschea. Il nulla osta “politico” al progetto è arrivato dal sindaco Pacher, che ha preannnunciato l’impegno della commissione urbanistica comunale in questa direzione non appena conclusa la partita della variante al Prg.

E' noto infatti che i cittadini di Trento e provincia non vedono l'ora di poter dotare questo territorio di una moschea. E' risaputo che questa è la loro maggiore aspirazione. E si sa che il sindaco del capoluogo è sempre pronto a rendersi interprete delle principali attese della popolazione.

Il buon Alberto Pacher ha infatti commentato positivamente anche l’autotassazione lanciata dai musulmani interessati all’edificio. Come dire: impossibile negare un aiuto pubblico a chi per avere quel che chiede attinge alle proprie tasche. Ha poi aggiunto che “la comunità islamica non ha mai creato problemi”, lasciando intendere che a suo avviso neppure ne provocherà.

Ma il primo cittadino si dimostrerebbe un tantino più saggio e previdente se non si fermasse a considerare solo come sono andate le cose finora, e si chiedesse quali effetti potrà avere in futuro la realizzazione di una moschea nel capoluogo provinciale. Specialmente se la gestione verrà affidata all’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), com'è già accaduto in molte altre città italiane.

Forse il sindaco ricorderà che l'Ucoii, guidata dal sedicente Imam “trentino” Breigheche e che si arroga il diritto di rappresentare la maggior parte dei musulmani, aveva acquistato intere pagine dei maggiori quotidiani nazionali per identificare lo Stato di Israele con la Germania nazista, respingendo poi la richiesta di scusarsi per questo, e non voleva sottoscrivere la carta dei valori comuni a tutti gli immigrati proposta dal ministro Amato alla consulta nazionale islamica.

Forse il sindaco ricorderà che Magdi Allam, autorevole giornalista musulmano del Corriere della Sera, intervenuto il mese scorso a Trento in un affollatissimo incontro pubblico, è costantemente protetto da una scorta perché su di lui pende da tempo una Fatwa (la condanna a morte islamica) dovuta al suo instancabile tentativo di rendere consapevoli le autorità nazionali, locali e l’opinione pubblica del nostro Paese, della minacciosa campagna di odio e violenza contro gli “infedeli” sistematicamente alimentata nelle moschee locali gestite dall’Ucoii. Ucoii che non a caso è affiliata, in campo internazionale, ai Fratelli Musulmani, una delle più potenti e aggressive organizzazioni islamiche da cui, in particolare dall’11 settembre in poi, sono stati sempre giustificati tutti gli attentati terroristici compiuti dai kamikaze di Al Qaeda.

E infine, forse il sindaco di Trento ricorderà che una moschea non è identificabile con una chiesa o con un luogo di culto qualsiasi così come noi lo intendiamo. Per la minoranza islamica che frequenta le moschee (perché anche in Trentino solo di esigua minoranza si tratta), il Corano non riguarda solo la sfera religiosa e spirituale dei fedeli, ma anche quella politica e detta quindi le leggi alle quali come cittadini si devono sottomettere. Leggi non solo diverse dalle nostre ma, se interpretate alla lettera, anche incompatibili con la Costituzione italiana e con il rispetto dei diritti della persona e in particolare della donna.

Per evitare che una moschea a Trento (perché è inutile illudersi: piaccia o no la moschea finirà per essere sicuramente costruita) possa significare tutto questo, cioè rappresentare una sorta di scuola di odio e di violenza nei confronti dei non islamici o degli islamici non praticanti, il sindaco Pacher dovrebbe innanzitutto evitare di affidarne la gestione all’Ucoii , e poi porre delle precise condizioni circa il rispetto delle leggi e i contenuti della predicazione.

Diversamente, fra non molto dovrà confrontarsi (insieme a tutti i trentini non allineati all'Ucoii) con una crescente “tensione sociale” (per usare un eufemismo) anche in quella che fu la città del Concilio.

Gian Burrasca

 
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