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La Corea del Nord in guerra contro il suo stesso popolo. Ma i pacifisti (anche trentini) tacciono
Di Gianburrasca - 16/10/2006 - Attualitą - 1521 visite - 0 commenti

                                                                                          (Nella foto, il dittatore nordcoreano Kim Jong Il)

Perché il Forum Trentino per la pace e la galassia delle organizzazioni raccolte sotto la bandiera arcobaleno, non condannano l’esperimento atomico annunciato dalla Corea del nord?

Qualcuno forse ricorderà la grande mobilitazione preventivamente promossa da questi soggetti contro la possibile guerra in Iraq.

Non sarebbe forse giustificata oggi un’analoga protesta nei confronti di Pyongyang il cui regime totalitario, fra i peggiori sulla faccia della terra, minaccia apertamente la pace nel mondo e si esalta per il possesso dell’arma nucleare?

L’interrogativo è lecito anche nel caso in cui l’esplosione non fosse in realtà mai avvenuta e configurasse quindi solo un bluff messo in atto dal regime di Kim Jong per “mostrare i muscoli” alla comunità internazionale.

Scendere in piazza avrebbe infatti un duplice significato.

Oltre a mostrarsi pubblicamente preoccupati per l’inquietante prospettiva di un conflitto mondiale dalle conseguenze devastanti, si tratterebbe anche e soprattutto di sollecitare ed esprimere l’indignazione dell’opinione pubblica di fronte alle spaventose condizioni di schiavitù e di sottosviluppo in cui la dittatura comunista costringe il Paese.

Si può dire a ragion venduta che da anni il governo della Corea del Nord è in guerra contro il suo stesso popolo.

Per mantenere il proprio apparato bellico e arrivare a produrre l’atomica, esso non esita infatti a lasciare che la maggior parte della gente muoia letteralmente di fame. La Corea del nord è un gigantesco lager dove solo l’esercito e la polizia hanno la certezza di sopravvivere. Il regime spreme 23 milioni di abitanti per mantenere 1,2 milioni di soldati professionisti e 6 milioni di riservisti.

Recentemente la United Nation Food Agency (l’ente dell’Onu che si occupa dell’alimentazione nel mondo) ha rilevato nei bambini sintomi gravi di denutrizione e rachitismo. L’ultima grande carestia, che risale a un decennio fa, ha sterminato due milioni di persone, un decimo della popolazione. Frequenti sono gli assassini a scopo alimentare. Alle 22.00 la corrente elettrica viene tolta, mentre l’acqua calda è in funzione solo 4 ore al giorno. E tutto questo vale anche per il più grande Hotel della capitale.

A queste disastrose condizioni economiche si accompagna la più completa negazione di ogni libertà. I turisti complessivamente accettati nel Paese sono meno di 50 all’anno. Agli abitanti è proibito sia guardare gli stranieri che rivolgere loro la parola.

Non esistono né la tv né la radio. Le persone non sanno nulla di quel che accade nel resto del mondo. Fotografare è vietato. Finiscono in carcere - e poi di costoro non si sa più nulla - quanti sono anche solo sospettati di avere idee diverse da quelle imposte dal regime.

Queste e altre informazioni sono state pubblicate nei giorni scorsi sulla stampa italiana, ma l’unica notizia che ha avuto risonanza è stata quella dell’esplosione atomica.

Chi però, come il Forum Trentino della pace, è per propria scelta sistematicamente impegnato a denunciare queste situazioni e questi soprusi, anche perché l’ente pubblico (nel nostro territorio la Provincia) ne finanzia l’esistenza e l’attività con i soldi di tutti noi, non può esimersi dall’alzare la voce per evidenziare la cultura disumana e di morte di cui le minacce di guerra e l’atomica sono solo l'effetto più appariscente.

Gian Burrasca

 
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