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I paradossi dell'ICEF applicata al welfare
Di Walter Viola - 10/09/2007 - Politica - 2080 visite - 0 commenti
L’Icef manca il bersaglio: premia le cicale e penalizza le formiche. Si potrebbe riassumere così l’effetto che il cosiddetto indicatore della condizione economica familiare, di cui si è tornato a parlare negli ultimi tempi, anche sulla stampa locale, ha sulla distribuzione dei benefici e delle provvidenze prevista dalla normativa provinciale in campo sociale. L’Icef – a mio parere un po’ troppo acriticamente - è sempre stato visto con favore, anche dalle forze sociali, perché considerato uno strumento utile per evitare, nel complicato universo delle politiche sociali, gli abusi dei furbetti che nascondono le loro reali capacità economiche. Ora, non c’è dubbio che sia corretto verificare il complesso delle disponibilità economico-patrimoniali di chi si rivolge all’ente pubblico per ottenerne un servizio di natura sociale, sia essa la casa Itea o la mensa scolastica per i figli, poiché è evidente a tutti che il solo reddito – sempre che sia dichiarato – non è l’unico elemento della condizione economica di una famiglia. Se, quindi, è corretta la finalità per cui è stato messo a punto, l’Icef non è, però, uno strumento infallibile per conseguirla. Tutt’altro. Un esempio concreto può essere d’aiuto. Consideriamo il caso di una famiglia composta da due persone anziane (sopra i 65 anni) con una pensione complessiva netta di circa 800 euro mensili e con un canone di affitto a loro carico di circa 400 euro mensili più 100 euro, sempre mensili, di spese condominiali. Aggiungiamo un gruzzoletto in banca, frutto dei risparmi di una vita, di circa 15.000 euro ciascuno. Penso che nessuno giudichi quella che ho appena descritto come una condizione invidiabile. Eppure, questa famiglia, oggi non sarebbe ammessa alla possibilità di presentare domanda di edilizia pubblica. Il suo coefficiente Icef, infatti, supera la soglia di 0,34 fissata dalla giunta provinciale. Come è possibile che due pensionati con un reddito di 800 euro mensili non possano accedere alle graduatorie Itea? È la conseguenza di una vera e propria stortura del sistema di calcolo dell’Icef adottato dalla Provincia di Trento: quei 15.000 euro di risparmi che ognuno dei due pensionati ha messo da parte, vengono, infatti, considerati reddito a tutti gli effetti. Meglio avrebbero fatto, i nostri buoni pensionati, a non dannarsi tanto per mettere via qualche euro da parte per la vecchiaia. Avessero seguito l’esempio della cicala, oggi sarebbero premiati. Avrebbero dovuto andare in vacanza: con un semplice viaggio di 1 mese, spendendo a questo fine almeno 5.000 euro, sarebbero rientrati nei parametri Itea e avrebbero non solo ottenuto il tanto agognato alloggio, ma pure i benefici dell’integrazione del canone sull’affitto. Per non parlare della riduzione del canone sociale e del contributo per la riparazione della protesi dentale. Anzi, se i due anziani coniugi avessero speso il loro denaro anche per una vetturetta di seconda mano, per qualche pranzetto al ristorante o per rinnovare il guardaroba, avrebbero potuto ottenere dalla Provincia molto di più. Non credo che quello che ho presentato sia un caso limite, ritengo, invece, che esso costituisca un esempio di una situazione più diffusa di quanto si pensi ai piani alti della Provincia. Basti pensare ad una coppia con un reddito di 1000 euro netti pro-capite ed un piccolo appartamento di proprietà che si trova a pagare 420 euro di retta per l’asilo nido quando la retta massima è di 450 Euro. Avevo già sollevato la questione in occasione del dibattito sulla trasformazione dell’Itea in Spa e oggi che i problemi vengono alla luce s’impone una riflessione per rivedere gli strumenti che vengono adottati per stabilire chi abbia diritto e chi no alle provvidenze in campo sociale. Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che l’Icef, così com’è congegnata oggi, non funziona. Se l’attitudine al risparmio è connaturata alle genti trentine, questa politica che lo colpisce – peraltro discriminando fra chi i propri soldi li deposita nelle banche locali e chi, come i lavoratori immigrati, li trasferisce nel proprio Paese d’origine - certo non lo rappresenta, Si rischia quindi di premiare gli extracomunitari e penalizzare i trentini. Questa politica, che guarda e mette le mani nel portafoglio della gente come fosse il proprio, genera diffidenza verso le istituzioni pubbliche e provoca comportamenti scorretti: ci sarà, infatti, chi nasconderà i soldi, li preleverà dalla banca prima del fatidico 31 dicembre o li trasferirà sui conti di altri familiari per non doverli dichiarare. A breve scadranno i termini per la presentazione delle dichiarazione dei redditi degli inquilini Itea ai fini del calcolo dei canoni di affitto. Se i presupposti sono questi, si rischia di vederne delle belle.
 
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