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Imperfezione mortale
Di don Massimo Vacchetti - 04/09/2007 - Attualità - 1032 visite - 0 commenti
Anche se con un po' di ritardo, riporto l'editoriale del Nuovo Diario. L'articolo è di don Massimo Pelliconi. A circa due mesi di distanza, è stata diffusa una notizia che fa accapponare la pelle: una donna quarantenne in attesa di due gemelline, di cui una presumibilmente malata, decide di sottoporsi all’aborto selettivo, ma i medici sbagliano bersaglio e uccidono la piccola sana. Secondo la direzione dell’ospedale San Paolo di Milano, si è trattato di una “situazione eccezionale”, un incidente imprevedibile: all’interno della placenta i due gemelli si sarebbero invertiti dopo la diagnosi, scambiandosi di posto e ingannando i medici. E ora ci si trincea dietro l’incalcolabile imprevisto: in fondo l’errore è sempre possibile, sbagliare è umano, nessuno è perfetto. È vero: nessuno è perfetto, nemmeno la gemellina che si voleva eliminare lo era. Si direbbe che la perfezione non appartiene all’umana natura. Eppure, alcuni “imperfetti” vengono condannati a morte, la loro imperfezione è intollerabile, scandalosa, proibita. Altri, invece, vengono compresi, forse giustificati e perdonati. A ben guardare, però, la sostituzione della posizione delle due gemelline nell’utero della mamma, dovrebbe essere letta come un messaggio. Vi è infatti una sostituzione che stravolge la realtà, un’inversione che confonde il giudizio. Quale imperfezione è più grande? Quale difetto dovrebbe davvero essere eliminato? Dove si scorge l’inaccettabile male? Dove dobbiamo intervenire per sanare la situazione? Può davvero uno Stato che si dice laico, attento ai più deboli, rispettoso dei diritti di tutti, continuare a finanziare l’uccisione diretta di esseri umani innocenti, rei solo di essere forse fisicamente imperfetti? Perché siamo così miopi da non accorgerci del capovolgimento, della contraddizione che stiamo silenziosamente accettando? Mani che grondano sangue continuano ad imbrattare ospedali che spesso portano il nome di santi, di martiri, di gente che ha dato la vita, che ha versato il proprio sangue per amore. Medici che dovrebbero prendersi cura degli ammalati, tradiscono la loro vocazione uccidendo esseri umani imperfetti o indesiderati. Madri che si realizzano pienamente nell’accogliere il figlio che cresce dentro di loro, vengono invitate a rinnegare la loro indole, la loro connaturale generosità, terrorizzate dall’imperfezione. Come non vedere nella sostituzione delle due gemelline, il simbolo di un’altra sostituzione, terribile e pericolosa? Abbiamo scelto e ci siamo abituati alla cultura della morte, sostituendola a quella della vita.
 
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