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Putin e Usa, secondo Avvenire.
Di Rassegna Stampa - 05/06/2007 - Attualità - 934 visite - 0 commenti
Luigi Geninazzi, Avvenire, 5/6/2007 Sono passati solo cinque anni ma sembra un secolo. Fine maggio 2002, Pratica di Mare: c'era un Putin col distintivo della Nato all'occhiello, sorridente e scherzoso con Bush ed i leader occidentali, tutti accolti sfarzosamente da Berlusconi che faceva gli onori di casa. S'inaugurava il Consiglio Russia-Nato, si festeggiava l'ingresso di Mosca nella "grande alleanza per la libertà" che per cinquant'anni s'era identificata con lo spirito atlantico. Mai più nemici, era lo slogan. Sepolta la guerra fredda, scrivevano commentatori entusiasti. Qualcosa non deve aver funzionato se oggi il Cremlino torna a minacciare attacchi nucleari al vecchio continente, puntando i propri missili contro «nuovi bersagli in Europa». Parole di Putin che riecheggiano quelle pronunciate da Breznev nel 1982, quando scoppiò la crisi degli euromissili. Con una differenza non da poco: allora tutto incominciò con l'installazione degli SS-20 sovietici, adesso invece è lo scudo spaziale americano a far rinascere un linguaggio da guerra fredda. L'escalation, per ora, è soltanto verbale. Nelle ultime settimane Putin ha inasprito i toni contro il progetto di difesa nucleare varato da Bush che prevede la costruzione di un radar nella Repubblica ceca e l'installazione di una batteria di missili intercettori in Polonia, «bombe nel nostro cortile di casa», dicono i russi. Il leader del Cremlino si è dapprima vantato di possedere nuovi ordigni capaci di bucare qualsiasi scudo, razzi supersonici come l'Rs-24 in grado di colpire dieci bersagli contemporaneamente. Quindi ha fatto balenare la possibile sospensione del Cfe (il Trattato di riduzione e controllo delle forze convenzioni in Europa). Infine, alla vigilia del G-8 che s'apre domani in Germania, ha minacciato di puntare i missili contro le nuovi basi Usa nell'Est Europa. Una provocazione che s'ispira ad una logica sottile: mettere un cuneo tra Stati Uniti ed Europa. Lo scudo spaziale è un progetto targato unicamente Usa, malvisto dall'Unione europea e contestato dalle popolazioni interessate. È una polizza contro eventuali attacchi nucleari dalla Corea del Nord o dall'Iran, "Stati canaglia" che al momento non hanno alcuna intenzione nè possibilità di colpire l'Europa. Una polizza sul futuro che mette in discussione il presente, alterando la parità strategica tra Washington e Mosca con il rischio di far ripartire la corsa al riarmo. I toni usati da Putin saranno eccessivi ma le sue obiezioni non sono senza fondamento. Respingerle sdegnosamente come ulteriore prova dell'involuzione autoritaria e nazionalista del Cremlino giova solo a confondere le acque. L'Occidente dovrebbe essere più unita e compatta nel denunciare le restrizioni alle libertà d'opinione e le intimidazioni contro la stampa ed i gruppi d'opposizione che avvengono sempre più frequentemente nella Russia di zar Putin. Ma dovrebbe anche riconoscere le ragioni di chi critica l'unilateralismo di Bush e gli effetti disastrosi della sua politica internazionale. Sullo scudo spaziale non dovrebbe poi essere così difficile trovare un accordo. Se ne potrebbe incominciare a discutere seriamente all'interno del Consiglio allargato Russia-Nato. Sì, proprio quello inaugurato in pompa magna cinque anni fa e ben presto finito nel dimenticatoio. Forse non rivedremo più Putin con il distintivo dell'Alleanza atlantica all'occhiello. Ci basta che non rimetta la falce e martello di Breznev.
 
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