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2012. La fine...della famiglia
Di Giuliano Guzzo - 10/10/2011 - Attualitą - 1112 visite - 0 commenti

Dici difesa della famiglia e pensi subito a loro, agli integralisti cattolici, a quei terroristi della morale così testardi e invadenti. Questo almeno è il pensiero di molti laici militanti, che proprio non sopportano l’idea che la famiglia fondata sul legame indissolubile del matrimonio debba essere promossa. Eppure, tra le tante in corso, quella della famiglia è e rimane «la prima distruzione», la più preoccupante delle «catastrofi quotidiane».

Attenzione, queste non sono le parole del Papa, del cardinal Bagnasco e nemmeno di un cattolico. A esprimersi così è infatti il maestro Quetzasha, autorevole sciamano maya che, intervistato da “Libero” sulla presunta catastrofe del 2012, nega ogni profezia catastrofica. Non perché le catastrofi non ci siano, ma perché ci sono già: «Quello che succedere, tutto intorno, […] non sembra abbastanza catastrofico? […] Crede che sia una società forte, sana, equilibrata quella in cui la famiglia è abbandonata a se stessa, i genitori si separano, i figli vivono senza riferimenti […] convinti che l’unico modo per essere felici sia quello di avere soldi, droga, o vivere un sesso estremo, senza amore» (“Libero” 7/10/2011, p. 21).

Ciò che colpisce, di questa denuncia, è che il maestro Quetzasha evita ogni riferimento alle questioni che riempiono i discorsi di molti politici – la crisi economica, la disoccupazione giovanile, la lotta al riscaldamento globale, il riconoscimento delle coppie di fatto, l’omofobia, ecc. – per prendersela esclusivamente col fatto che «la famiglia è abbandonata a se stessa», con la società nella quale «i genitori si separano». Com’è possibile? Che il maestro Quetzasha sia in procinto di farsi cattolico? Difficile. Molto più probabile, invece, è che sia talmente evidente l’urgenza sociale di difendere e sostenere la famiglia naturale – mi si perdoni il pleonastico "naturale" – che per non rendersene conto occorrono paraocchi di cemento. Quelli che hanno molti sedicenti laici, per intenderci.

 
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