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Aids e contraccezione in Africa
Di Lorenzo Schoepflin - 07/10/2011 - Controllo demografico - 999 visite - 0 commenti
Un recente studio sulla contraccezione ormonale mostra come la diffusione dell'Aids sia favorita dall'uso di un contraccettivo ormonale per le donne . Il Papa parlò chiaramente in merito all'uso del preservativo in Africa per la riduzione della diffusione dell'Aids. Siamo in presenza di due cose diverse: contraccezione ormonale da una parte, meccanica dall'altra. Ma la logica che soggiace all'uso dei due metodi è la stessa: parlare ai genitali dell'uomo e non al suo cuore e al suo cervello. E i danni sono ovvi e inevitabili. Da Avvenire del 5 ottobre 2011: Il contraccettivo ormonale più diffuso in Africa – una sostanza da iniettare ogni tre mesi – favorirebbe la diffusione dell’Aids, aumentando le probabilità di contagio. È quanto emerge da uno studio pubblicato online sulla sezione dedicata alle malattie infettive della prestigiosa rivista scientifica Lancet. La pubblicazione, a firma dei ricercatori dell’Università di Washington Charles S. Morrison e Kavita Nanda, si intitola «Contraccezione ormonale e Hiv: una domanda senza risposta» e pone al centro dell’attenzione l’uso del contraccettivo noto con la sigla Dmpa o con il nome commerciale «Depo-Provera». Nello studio si citano risultati ottenuti da precedenti lavori, in cui si evidenzia che, facendo uso di Dmpa, donne sane hanno una probabilità doppia di contrarre il virus dell’Hiv e che, analogamente, donne già malate aumentano la loro potenzialità infettiva nei confronti del partner. Lo studio pone il problema della apparente inconciliabilità tra controllo delle nascite e prevenzione dell’Aids. Se infatti, a detta degli autori, la contraccezione mette al riparo da gravidanze indesiderate e quindi da alti tassi di mortalità materna, non si può negare che il rischio di contrarre il virus dell’Hiv aumenta in modo considerevole. È solo l’ennesimo, autorevole dubbio sollevato sulla reale efficacia della diffusione dei contraccettivi come strumenti per migliorare la salute della popolazione nel continente africano. A febbraio uno studio relativo alla prevenzione dell’Aids in Zimbabwe, pubblicato sulla rivista Plos Medicine, aveva fornito risultati che confermavano le parole pronunciate da Benedetto XVI durante il viaggio in Camerun e Angola nel 2009: il preservativo non è la soluzione ai mali d’Africa. Il solo approccio vincente è invece un’educazione che promuova la sessualità responsabile e la fedeltà di coppia. «Prima di smettere di promuovere la contraccezione ormonale iniettabile dobbiamo offrire qualcos’altro», ha affermato l’epidemiologo Ludo Lavreys sul New York Times: e se quel «qualcos’altro» fosse proprio un’educazione alla responsabilità che prevalga sugli aspetti esclusivamente tecnici?
 
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