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Prima e dopo Cristo
Di Gianfranco Amato - 05/10/2011 - Cultura e religione - 1102 visite - 0 commenti

Nella storia dell’umanità è giunto un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo, che ha sezionato e bisecato il tempo. Il tempo fu creato attraverso quel momento, poiché senza significato non c'è tempo, e quel momento di tempo diede il significato.

Così Thomas Stern Eliot descrive nei suoi Cori da «La Rocca» il momento dell’Incarnazione che ha «sezionato e bisecato il mondo del tempo», per cui noi oggi contiamo il tempo avanti e dopo Cristo. A mettere in discussione questa secolare convenzione con cui scandiamo lo scorrere degli anni, non è stata, questa volta, la solita associazione di atei, agnostici e razionalisti, ma niente di meno che la prestigiosa British Broadcasting Corporation. La mitica BBC.

Allo scopo di non offendere tutti coloro che non sono cristiani, ed in nome di una laica «religious neutrality», la più grande e prestigiosa società radiotelevisiva del Regno Unito ha deciso, infatti, di sostituire la classica distinzione che gli Inglesi fanno del tempo prima di Cristo (B.C. before Christ) e dopo Cristo (A.D. Anno Domini), con quella più neutra di “Era Comune” e “Prima dell’Era Comune”.

Le sigle B.C. e A.D. sono state quindi sostituite da C.E (Common Era) e B.C.E. (Before Common Era). Follie da political correctness, si dirà. E per di più inutili visto che, comunque lo si denomini, il punto di partenza per il calcolo resta sempre la nascita di Nostro Signore. Resta però incomprensibile questa ostinata opera di damnatio memoriae con cui in Gran Bretagna si tenta di cancellare anche il più piccolo riferimento alle proprie radici culturali cristiane. E pensare che – paradosso della Storia – uno dei primi ad usare l’espressione Anno Domini in senso temporale fu proprio un Inglese.

Si tratta di San Beda il Venerabile, monaco, storico, santo e dottore della Chiesa vissuto tra il 673 ed il 735. San Beda, tra l’altro, considerò come inizio dell'Anno Domini la data dell’Incarnazione di Gesù, cioè il concepimento, non la sua nascita, avvenuta approssimativamente nove mesi più tardi. Di questa particolare caratteristica del dotto monaco inglese ne ha parlato anche Sua Santità Benedetto XVI all’Udienza Generale del 18 febbraio 2009, ricordando che proprio «nei Chronica Maiora Beda traccia una cronologia che diventerà la base del Calendario universale “ab incarnatione Domini”».

Secondo la spiegazione teologica di Benedetto XVI, San Beda il Venerabile, «vedendo che il vero punto di riferimento, il centro della storia è la nascita di Cristo, ci ha donato questo calendario che legge la storia partendo dall’Incarnazione del Signore». Viene in mente Charles Peguy quando parlava di «un’ora unica nella Storia», di «eternità divenuta tempo», quando descriveva la venuta di Cristo come «tutta la fine del mondo e tutto l’inizio dell’altro», come «l’ultimo punto della promessa ed insieme il primo punto dell’alba, l’ultimo punto di ieri ed insieme il primo punto di domani, l’ultimo punto del passato ed insieme e nello stesso presente il primo punto di un immenso futuro».

Con l’originale vena poetica che lo caratterizzava, quel pensatore cattolico francese così è riuscito a descrivere il momento in cui la venuta di Cristo ha sezionato e bisecato il tempo: «E’ uno di quei lunghi bei giorni di giugno in cui non c’è più notte, in cui non ci sono più tenebre, in cui il giorno dà la mano al giorno, è l’ultimo punto della sera ed è insieme il primo punto dell’alba». Continuare a non riconoscere questo Fatto accaduto nella storia dell’umanità, pretendendo di cancellarne persino la memoria dal calendario, significa preferire il buio della notte alla luce dell’alba.da Avvenire

 
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