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Liberi di educare i propri figli dopo la scuola e nei fine-settimana
Di Rassegna Stampa - 02/10/2011 - Attualità - 1014 visite - 0 commenti

di Marco Respinti

Il 22 settembre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da 5 coppie di genitori tedeschi cristiani battisti che, per essersi rifiutati di mandare i propri figli, frequentanti le elementari, al corso di "educazione" sessuale previsto obbligatoriamente dall’ordinamento scolastico ma da loro ritenuto immorale anche per l’uso di immagini e situazioni giudicate pornografiche, erano stati multati e trascinati in tribunale.

Fortunati, del resto, rispetto a quegli altri genitori, molti, che, per le medesime ragioni, sono invece finiti addirittura in carcere, in alcuni casi persino per diverse settimane.
La decisione presa dalla CEDU è del resto definitiva, ovvero - Strasburgo locuta, causa finita - il caso è chiuso, con sconfitta totale dei genitori.

Scuola per scuola, leggere le motivazioni della Corte - disponibili solo in inglese e sintetizzate in un articolato comunicato stampa emesso in francese, in inglese e in tedesco - è altamente istruttivo per almeno quattro ragioni.

La prima.
Nel dare torto marcio ai genitori tedeschi preoccupati dall’educazione integrale e matura dei propri figli, «la Corte ricorda di avere già esaminato il sistema tedesco che impone la frequenza obbligatoria della scuola elementare» e di avere già giudicato che, «introducendo questo sistema», lo Stato tedesco «ha puntato a garantire l’integrazione sociale dei ragazzi volendo evitare il sorgere di società parallele […]».

La seconda.
«La Corte osserva che i corsi di educazione sessuale in questione miravano […] alla trasmissione neutra di conoscenze riguardanti la procreazione, la contraccezione, la gravidanza e la nascita, fornita in osservanza della normativa giuridica vigente e delle linee-guida conseguenti, nonché dei programmi scolastici che si basano sugli attuali standard scientifici ed educativi».

La terza.
«La Corte reitera in questo contesto che la Convenzione [Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali] non garantisce il diritto a non essere esposti a opinioni contrarie alle proprie convinzioni»

La quarta.
Del resto, «[…] i genitori che hanno fatto riscorso erano liberi di educare i propri figli dopo la scuola e nei fine-settimana, e così il loro diritto a educare i figli in base alle loro convinzioni religiose non è stato limitato in maniera spropositata».

Traducendo in lingua piana il linguaggio burocratico utilizzato nella decisione, si evince che il supremo tribunale europeo per la tutela dei diritti umani riconosce allo Stato democratico moderno, in questo caso quello tedesco,
•l’insindacabilità del dovere di educare i propri cittadini, dovere che lo Stato democratico moderno si è dato e si dà da sé in modo altrettanto insindacabile;
•la libertà assoluta d’interpretare a proprio (ancora una volta) insindacabile giudizio quell’autoconferito dovere di educare i cittadini, e questo anche contro le loro convinzioni profonde che invece è - questo sì - suo dovere principale tutelare come diritti fondamentali.

In compenso, alle famiglie composte da quei cittadini che allo Stato democratico moderno spetta come compito specifico tutelare nei propri diritti fondamentali, primo fra tutti quello alla libertà religiosa da cui anche consegue la loro potestà educativa
•impone di sottostare (una volta in più) insindacabilmente a qualsiasi decisione lo Stato assuma in un ambito tanto delicato qual è l’educazione dei più piccoli purché tale decisione lo Stato la assuma in coerenza con i limiti giuridici che (sempre) insindacabilmente lo Stato pone a se stesso;
•permette libertà d’intervento in ambito educativo solo dopo lo Stato e nei ritagli di tempo da questo lasciati.

Ma l’aspetto più grave è che la decisione della CEDU garantisce a uno Stato democratico moderno, in questo caso la Germania, il monopolio assoluto sulla trasmissione di informazioni a minori in un ambito tanto delicato qual è quello che riguarda la sessualità umana, attraverso la falsa idea che su questi temi sia possibile praticare la neutralità e che per giunta solo lo Stato la sappia, attraverso gli strumento dell’obbligo scolastico e dell’inappellabilità dei programmi scolastici, garantire con efficacia.

Allo Stato viene insomma garantito il monopolio dell’educazione contro le famiglie.
Va infatti da sé che il solo evocare in questo ambito, come fa la decisione della CEDU, «la contraccezione» smaschera subito non solo l’ipocrisia ma soprattutto la malafede e il falso ideologico della presunta «trasmissione neutra» di dette notizie. Non esiste, infatti - come bene sanno i battisti censurati dalla CEDU e assieme a loro milioni di credenti ma anche di persone "laiche" intellettualmente oneste - «la contraccezione» insegnata in modo neutro.
Anzi, non esiste del tutto «la contraccezione» neutra. Già introdurne il concetto in ambito di educazione sessuale - per di più rivolta ai minori, imponendo cioè argomenti non neutri a soggetti ancora privi di piena capacità critica di giudizio - tradisce una intenzionalità fortissima, un orientamento preciso e uan scorrettezza palese: non metterebbe automaticamente al sicuro nemmeno il semplice parlare in quell’ambito di "paternità responsabile" sine glossa, giacché qualcuno potrebbe volervi comunque maliziosamente leggere dentro «la contraccezione», figuriamoci l’introdurne esplicitamente, come incontrovertibilmente fa da oggi la decisione della CEDU, la sostanza.

La decisione della CEDU è cioè di gravità capitale poiché sancisce l’isolamento della sessualità - al netto delle credenze religiose di ognuno, che comunque non sono cosa dismissibile con sufficienza - dall’educazione globale della persona alla realtà, alla ragione e alla verità delle cose, ovvero dall’educazione alla responsabilità e all’umano in tutti i loro fattori nessuno escluso che è compito primario della famiglia dare e che solo la famiglia, per ragioni che allo Stato sono impossibili persino in modo "fisico", può e sa dare.

Esplicitamente, la decisione della CEDU ritaglia per la famiglia solo un contentino inaccettabile. Del resto, che un’offensiva così dannosa per la persona e per la famiglia venga scatenata utilizzando l’arma dell’educazione e spingendo il tasto della sessualità non è affatto un caso.

Nel discorso rivolto il 10 gennaio 2011 al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, "doverosamente" equivocato dalla gran parte dei media italiani, Papa Benedetto XVI ha detto di non poter in tutta coscienza «passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei», famiglie minacciate nella proprie libertà fondamentale in quelle parti del Vecchio Continente «dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».

Quel «presunte neutre» detto dal pontefice va sottolineato. Denuncia apertamente il tentativo di spacciare surrettiziamente per "senso comune" e persino per "scienza" ciò che invece è solo ideologia e partigianeria.

Inoltre, non si può non vedere come, a otto mesi distanza, la decisione della CEDU contraddica esplicitamente il magistero del Santo Padre, il quale – come La Bussola Quotidiana rilevava in quel frangente - stabilisce in detta circostanza due punti fermi.

«Intanto - ed è il primo punto fermo - il riferimento alle famiglie, come titolari del diritto alla libertà religiosa. Anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani, non è l’individuo ma la famiglia "la cellula fondamentale della società", perché senza famiglia non c’è la persona. E la famiglia è un istituto che precede lo Stato sia cronologicamente sia ontologicamente. La tutela dei diritti e delle prerogative della famiglia è dunque una garanzia di libertà per tutti, antidoto a ogni statalismo e totalitarismo. Tra questi diritti della famiglia, c’è quello alla libertà religiosa incluso il diritto ad educare i figli secondo la propria concezione della vita. La libertà di educazione discende proprio da questo principio».

Inoltre - ed è il secondo punto fermo - l’educazione sessuale o civile «c’entra, perché in Europa - e non solo - si è ormai affermata una visione che vede necessario “espropriare” i genitori dalla funzione di educatori per promuovere un insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole fin dall’infanzia secondo una visione edonistica, che riduce la persona a puro istinto, oggetto di piacere e pulsioni sessuali».

L’inesistente «trasmissione neutra» ai minori d’informazioni riguardanti la sessualità attraverso cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo colpisce gli uni dopo gli altri - oggi in Germani, domani ovunque - quei padri e quelle madri davvero responsabili che per i propri figli hanno a cuore l’interezza, l’unicità e il valore non negoziabile della persona umana lascia invece «nessuno spazio […] per una vera educazione all’affettività che insegni il rispetto reciproco anche attraverso l’astinenza; ed ecco perché il Papa parla di presunta neutralità mentre invece si sta sempre più imponendo una concezione dell’uomo e dei rapporti affettivi che è contraria non solo alla fede ma anche alla ragione».

da www.labussolaquotidiana.it
30-09-2011
 
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