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Vacanze? Senza bambini, grazie
Di Giulia Tanel - 05/06/2011 - Attualità - 958 visite - 0 commenti
Con i portoni delle scuole che chiuderanno i battenti la settimana prossima e il sole che scalda, il tema “vacanze” in questi giorni è molto gettonato: mare, montagna, campagna, città… ognuno fa i conti con il proprio budget e trae le dirette conclusioni.
A questo proposito, su Repubblica di sabato 4 giugno 2011, è apparso un articolo a firma di Vera Schiavazzi, intitolato: “Vacanze, l’ultima moda è il divieto di bambini”. Dalla lettura del suddetto si evince come la novità di quest’anno sia l’offerta – da parte molti camping, alberghi, ristoranti, spiagge e quant’altro – di pacchetti-vacanze “per soli adulti”. Chi sceglie questa tipologia di ferie può dormire sonni tranquilli: nell’arco di chilometri non troverà alcun individuo, maschio o femmina che sia, al di sotto dei diciotto anni. Schiamazzi, pianti, corse forsennate tra i tavoli del ristorante, eccetera sono tutti incubi ormai sepolti nella memoria.

In tutto ciò, il messaggio che passa sostanzialmente è: “Vuoi goderti una vacanza di totale relax? Fai in modo che sia ‘No Kids’”.
Ma siamo sicuri che questa sia la soluzione giusta? L’Italia è un Paese che ha un tasso di natalità pari a poco più di un figlio per donna e che lamenta, quindi, una crescita demografica largamente insufficiente a colmare il ricambio generazionale: quali sono i vantaggi può trarre da politiche turistiche di questo tipo?
Le considerazioni che sorgono spontanee sono due. La prima riguarda la politica e i tour operator che propongono formule di soggiorno vietate alle famiglie con bambini; a loro verrebbe da chiedere: perché invece di incentivare le vacanze “no kids” non vi attivate per aiutare i nuclei con figli a trascorrere un soggiorno al mare o in montagna senza costringerli a vendersi un rene nel momento in cui devono pagare il conto? Ma è noto, purtroppo, come oramai il dio soldo vinca su tutto, ed è innegabile che un single o una coppia senza figli siano potenzialmente più appetibili di un’allegra famigliola, in termini prettamente economici…
La seconda sottolineatura riguarda l’educazione. Molto spesso capita di imbattersi in bambini che non sono in grado di tenere un comportamento adatto al luogo in cui si trovano. Questa mancanza, però, non è una “colpa” dei piccolini, bensì è determinata dal fatto che molti genitori non sono più in grado di educare. Oggigiorno gli adulti non sanno porre delle regole chiare, non sono più in grado di dire dei duri ma sani “No” e, in definitiva, ritengono che amare il proprio bambino consista nel fargli molti regali e nel permettergli qualsiasi cosa. La conseguenza di tutto questo è l’anarchia educativa o, meglio ancora, la salita al potere del “Bambino-re”, cui i genitori devono sottostare se vogliono evitare capricci e singhiozzi epocali.

In conclusione, quindi, ancora una volta emerge chiaramente come sia necessario impegnarsi nel concreto affinché in Italia cresca il tasso di natalità e, nel contempo, come sia doveroso operarsi per arginare l’evidente emergenza educativa in cui siamo immersi, per tentare di sfuggire al lapidario aforisma di N. G. Davila, che afferma: “L’educazione moderna consegna alla propaganda menti immacolate”.
 
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