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Il testamento biologico arriva in Trentino?
Di Caius - 27/04/2011 - Politica Trentina - 1144 visite - 0 commenti

Come già anticipato dai giornali, il biotestamento “sbarca” anche nel Consiglio provinciale del Trentino. Il merito è dei consiglieri Firmani (Idv), Ferrari (Pd) e Magnani (Gruppo misto) che hanno firmato un ddl – il n. 201/XIV, formalmente depositato l’8 aprile scorso – che prevede l’istituzione, anche in Trentino, di una «banca dati contenente le dichiarazioni anticipate di volontà del cittadino relative alla sua volontà di sottoporsi o non sottoporsi a trattamenti sanitari in caso di malattia o lesione cerebrale che cagioni una perdita di coscienza e volontà definibile come permanente ed irreversibile».

Presentata così, suona come una iniziativa filantropica e convincente; ma basta leggersi le 7 pagine di relazione illustrativa per capire il tenore apertamente eutanasico della medesima. Già a pagina 1, infatti, troviamo affermazioni allucinanti, prima fra tutte quella per cui «tutti i giorni in ospedale si “stacca la spina”». Si stacca la spina? A chi? Dove?  Tutto ciò, anche nelle rimanenti pagine, non viene detto, ma la sparata, intanto, è fatta. E ovviamente non finisce qui. Poco più avanti nella presentazione del ddl leggiamo che quello principio dell’indisponibilità sarebbe «un principio aberrante».

Caspita che schiettezza, niente male davvero. Il perché di tanta rabbia emerge a pagina 3, dove si afferma a chiare lettere che «l’uomo è il “padrone assoluto” della propria vita» e si condisce il ragionamento con ampie citazioni della sentenza della Cassazione n. 21748/2007, quella – quando si dicono le coincidenze! – del cosiddetto caso Englaro. Una sentenza nella quale, tra le altre cose, si stabilì il folle principio – del tutto in contrasto con le più recenti acquisizioni scientifiche – che vi sarebbe uno stato vegetativo «irreversibile».

Cantonata che i tre consiglieri, nel citato documento introduttivo al loro ddl, hanno ovviamente ripreso alla lettera richiamando l’esistenza di uno «stato vegetativo permanente ed irreversibile» sul quale sarebbe bene saperne di più, se non altro perché ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nel 1994, la MultiSociety Task Force decretò che uno stato vegetativo che dura da più di tre mesi si può definire “permanente”. La ricerca scientifica ed il progresso tecnologico, infatti, hanno propiziato da tempo una revisione di quell’affermazione, non foss’altro per i numerosi i casi documentati di “uscita” dallo stato vegetativo verso uno stato di minima coscienza e quelli, altrettanto numerosi, di errore di diagnosi fra stato vegetativo e stato di minima coscienza.

Tutte distinzioni che a Firmani, Ferrari e Magnani, evidentemente, interessano poco. Per loro conta solo la «banca dati contenente le dichiarazioni anticipate di volontà del cittadino»: è quello l’obbiettivo che inseguono. Anche a costo di inciampare in gaffe. La più lampante delle quali, manco a dirlo, è già all’art. 1 del loro ddl. Dove si legge che la Provincia Autonoma di Trento «istituisce presso l’Azienda provinciale per i servizi sanitari una banca dati che raccoglie le dichiarazioni anticipate del soggetto interessato» in attuazione, tra le altre cose, «a quanto previsto dalle indicazioni fornite dal Comitato nazionale di bioetica in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento».

L’errore, qui, è marchiano: come si fa ad affermare che «l’uomo è il “padrone assoluto” della propria vita» e poi richiamarsi «a quanto previsto dalle indicazioni fornite dal Comitato nazionale di bioetica in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento»? Forse non sanno, i prodi consiglieri, che il CNB, in data 18 dicembre 2003, ha espresso un parere sulle Dat chiarendo diversi passaggi per loro assai scomodi. Anzitutto, si è ragionato alla luce «di norme costituzionali, civili e penali che inducono al riconoscimento del principio della indisponibilità della vita umana» (definito, lo ricordiamo, «un principio aberrante» da Firmani e co.).

Ma soprattutto si specifica come «le dichiarazioni anticipate siano legittime, abbiano cioè valore bioetico, solo quando […] non contengano disposizioni aventi finalità eutanasiche, che contraddicano il diritto positivo, le regole di pratica medica, la deontologia». Un punto di vista, si converrà, decisamente antitetico a quello di chi pensa che l’uomo sia «il “padrone assoluto” della propria vita». Forse Firmani, Ferrari e Magnani, prima di scrivere questo ddl avrebbero dovuto informarsi meglio almeno sul contenuto primo articolo! Ad ogni modo, la battaglia per il biotestamento trentino è appena iniziata. Staremo a vedere soprattutto il comportamento che terranno in aula i sedicenti consiglieri “cattolici”….

 
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