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GB: storie di ordinaria discriminazione dei cristiani
Di Gianfranco Amato - 26/04/2011 - Attualità - 944 visite - 0 commenti
Storie di ordinaria discriminazione dei cristiani in Gran Bretagna.
Questa volta è toccato a Colin Atkinson, elettricista sessantatreenne che lavora da quindici anni per la Wakefield and District Housing (WDH), una housing association finanziata con fondi pubblici. Per una singolare coincidenza, la triste vicenda si è svolta a ridosso della Dominica Palmarum ed ha riguardato un oggetto religioso realizzato proprio con foglie di palma. Colin Atkinson, infatti, è stato sottoposto ad un procedimento disciplinare, e rischia il licenziamento, per aver osato esporre sul cruscotto del furgone aziendale una croce fatta, appunto, con foglie di palma e non più grande di 8 pollici (20 cm.).
La WDH non è proprio una realtà insignificante nel panorama economico britannico. Ha più di 1.500 dipendenti, gestisce 32.ooo abitazioni, ed è la quinta struttura imprenditoriale, in ordine di importanza, che opera, a livello nazionale, nel settore dell’housing. Ma ha anche un’ulteriore caratteristica che la contraddistingue: una politica aziendale totalmente orientata al politically correct. Basta dare un’occhiata al sito ufficiale dell’azienda per notare come l’impegno vada dall’adesione incondizionata alle tematiche ecologiche, fino alla più oltranzista logica egualitaria. Proprio su questo punto, anzi, si legge come la WDH «abbracci ogni forma di diversità, riconoscendone i molteplici benefici», e come sia impegnata ad assicurare che i servizi siano sempre forniti «free from any form of discrimination». Piccolo dettaglio, si è dimenticata di assicurare lo stesso impegno antidiscriminatorio anche nei confronti dei propri dipendenti cristiani. Eppure, per dimostrare la spiccata propensione alla tolleranza ed all’accoglienza della diversità, la WDH, per esempio, ha dato la propria disponibilità ad allestire banchetti nelle manifestazioni del gay pride, ha contribuito alla celebrazione del Diversity Day, iniziativa contro ogni forma di discriminazione (tranne, evidentemente, quelle che riguardano i cristiani), ed ha organizzato un evento a favore dei transgender intitolato A World That Includes Transpeople. Per i solerti e attenti dirigenti della WDH, il povero elettricista con la sua indiscreta manifestazione di fede ha osato violare la ferrea politica aziendale improntata alla «neutralità» nei confronti delle opinioni e dei convincimenti personali dei dipendenti. Peccato che, nella pratica, la stessa WDH abbia mostrato un certo strabismo nell’applicazione del concetto di neutralità. Non si spiega, infatti, ad esempio, perché Denis Doody, il capoufficio di Atkinson, sia autorizzato ad affiggere un grande poster del rivoluzionario comunista Che Guevara sul muro di fronte alla propria scrivania, oppure perché ad un dipendente musulmano sia stato concesso di esporre un versetto del corano sul cruscotto dell’auto aziendale. Né si spiega perché sia consentito alle dipendenti islamiche indossare il burqa durante il lavoro. O meglio, si spiega solo perché lo sciagurato Colin Atkinson appartiene a quella categoria (i cristiani) ormai considerata alla stregua dei paria ed emarginata dalle tutele antidiscriminatorie dei burocrati dell’eguaglianza. Sfiora il ridicolo la dichiarazione resa da Jayne O’Connell, dirigente aziendale addetta alle pari opportunità: «La WDH adotta una politica di assoluta neutralità. Oggigiorno esistono differenti fedi e nuove culture emergenti. Pertanto occorre essere rispettosi di tutte le diverse opinioni religiose». Qualcosa però non torna nel ragionamento della O’Connell, visto che musulmani, sikh ed indù non solo non si sono minimamente sentiti offesi dal comportamento dell’elettricista cristiano, ma gli hanno pure espresso la loro piena solidarietà. Ghayasuddin Siddiqui, esponente del Muslim Institute, dopo aver dichiarato di non vedere nulla di male nel fatto che un cristiano esponga un simbolo della propria fede, ha invitato a non essere eccessivamente permalosi su questi temi, ed a mostrare una maggiore rispetto nei confronti dei sentimenti religiosi altrui.
Niranjan Vakhaira, Presidente dell’Hindu Charitable Trust di Leeds, pronunciandosi sul caso Atkinson, è stato più lapidario: «La croce non offende nessuno, e i datori di lavoro hanno decisamente sbagliato». Un portavoce del Sikh Education Council ha invece affermato: «I sikh credono nella libertà di espressione e nella libertà di opinione, quando tali libertà vengono esercitate con rispetto». E poiché Atkinson ha espresso la propria fede «con rispetto e senza offendere nessuno», i sikh gli hanno manifestato il loro pieno «support».
Musulmani, indù e sikh che danno lezioni di tolleranza, rispetto e democrazia agli occhiuti censori del politically correct. Così si è ridotta la Gran Bretagna in Pascha Domini 2011.

da Cultura Cattolica , 24 aprile 2011
 
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