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«A cosa pensa ogni uomo oltre al sesso?»
Di Giuliano Guzzo - 18/03/2011 - Attualitą - 1152 visite - 0 commenti

Che l’uomo, rispetto alla donna, sia sessualmente più vulnerabile, non è una notizia. Le donne lo sanno da sempre, e a volte ne approfittano pure. Millenni or sono Aristofane, in Lisistrata, narrò che durante la guerra del Peloponneso le ateniesi e le spartane concordarono persino uno sciopero dell’amore, sapendo che in tal modo avrebbero convinto i mariti ad abbandonare le armi. Una minaccia forse eccessiva, dal momento che senza sesso un uomo è letteralmente finito. O almeno così si direbbe, a giudicare dal boom editoriale di What Every Man Thinks About Apart From Sex, «A cosa pensa, ogni uomo, oltre al sesso», autentico bestseller che nelle classifiche di vendita di Amazon ha superato colossi come Il Codice Da Vinci ed Harry Potter. Di questo passo, a Sheridan Simove, 39 anni, autore del capolavoro, toccherà il Nobel della letteratura. E sarà il primo assegnato ad uno che non ha mai scritto nulla.

Eh già, perché il libro di Simove, che gli studenti inglesi si affannano ad acquistare, non contiene proprio nulla: sono 200 pagine completamente bianche. Provocazione o analisi sociologica? Gli uomini son davvero così “monotematici”? Di certo alcuni lo sono. Al punto che il piacere carnale, non di rado, diventa ossessione. Pensiamo al divo americano Warren Beatty, che circa un anno fa dichiarò di aver fatto l’amore con 12.775 donne. Non c’è che dire: bravo a tenere il conto e il ritmo, stimato in circa un incontro al giorno nei 35 anni vissuti da single. Anche lo scrittore George Simenon, il papà di Maigret, non scherzava: pare abbia amato 9mila donne, 8mila delle quali prostitute. Numeri pazzeschi, che, a confronto, fanno delle sfrenate e discusse "notti di Arcore" delle monastiche veglie di preghiera. Trascuriamo poi di soffermarci su John Kennedy, che pare disponesse addirittura di due guardie del corpo incaricate di far sparire da sotto i cuscini dei salotti presidenziali il reggiseno o le mutande dimenticate dalle sue “ospiti”, che erano anche più di una al giorno.

Questa ossessione per il sesso, gli americani - da sempre in anticipo sui tempi - l'hanno classificata tra le new addictions, le nuove dipendenze. E anche se molti hanno ne hanno sentito parlare solo in seguito alle dichiarazioni di Tiger Woods, Michael Douglas e David Duchovny - vip che hanno ammesso pubblicamente la loro dipendenza dal sesso – il nostro Paese non è estraneo al fenomeno, anzi: sarebbero un milione e mezzo, secondo stime prudenti, gli italiani ad esserne colpiti. E per fronteggiare questa emergenza stanno finalmente nascendo, anche da noi, cliniche specializzate.

La prima è stata inaugurata qualche hanno fa a Bolzano ed è gestita dalla Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive. Il punto è che purtroppo la dipendenza dal sesso, a livello sociale, non è ancora percepita come un problema; chi si ubriaca è ritenuto un alcolizzato, chi ricorre a droghe un tossicodipendente, mentre chi, come Woods e Douglas, patisce la dipendenza sessuale o pornografica, rischia di passare per latin lover o cultore del genere. C’è quindi da augurarsi che il successo dell’opera, interamente provocatoria, di Sheridan Simove, possa col tempo rivelarsi taumaturgica e fungere da “terapia letteraria” per tutta quella parte, purtroppo ampia, del genere maschile, che, a prescindere da condizioni sociali o economiche, effettivamente oggi fatica a costruire pensieri e fantasie che oltrepassino l’ambito sessuale.

Ci si potrebbe così liberare di una dipendenza che non ha nulla a che vedere, di fatto, con la dimensione, ben più stabile e profonda, del sentimento. E chissà che tra qualche anno non venga pubblicata una nuova edizione di What Every Man Thinks About Apart From Sex, magari con meno pagine e più contenuti, per raccontare che gli uomini stanno cominciando a pensare meno al piacere e più alle proprie donne. Perché l’ossessione del sesso, molte volte, non è solo una degenerazione egoistica, ma anche l’esito di un’incapacità di amare fino in fondo, della paura di consegnare interamente la propria felicità nelle mani di un’altra persona. Un rischio enorme, certo, ma uno dei pochissimi che valga davvero la pena correre.

 
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