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La Repubblica del copia e incolla
Di Giuliano Guzzo - 04/03/2011 - Attualitą - 973 visite - 0 commenti

Un tempo i politici europei passavano alla storia per il loro operato, mentre oggi, per essere adorati dalla sinistra italiana, è sufficiente che rassegnino le dimissioni. Il caso più recente è quello del Ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg, dimessosi, com’è noto, dopo aver ammesso la scopiazzatura della propria tesi di dottorato. Santo subito, hanno esclamato a gran voce i soliti noti dicendo che sarebbe bello che anche in Italia i Ministri si dimettessero per accuse così risibili. Ma non è questa la reale ragione di tanto entusiasmo per Karl-Theodor zu Guttenberg, non ci cascate. A sinistra l’ex Ministro tedesco è un idolo per un’altra ragione: perché ha copiato. E' una storia vecchia. Umberto Galimberti, ad esempio, applaudito intellettuale nonché firma di la Repubblica, dopo iniziali titubanze, qualche anno fa ha dovuto ammettere di aver ripreso, nella stesura di suo libro, passaggi del testo di un’altra studiosa, Giulia Sissa, senza virgolettati né note. Una scopiazzatura in piena regola, degna di Karl-Theodor zu Guttenberg. Solo che non risulta che Galimberti si sia dimesso da alcuna carica (tra le altre cose, è "solo" professore universitario). Lo stesso dicasi per Corrado Augias, già parlamentare europeo nelle file di sinistra nonché, anch'egli, firma di la Repubblica, sorpreso, nel suo Disputa su Dio e dintorni, a riportare (senza citarne la fonte) un’intera pagina del testo La creazione del biologo di Harvard Edward Osborne Wilson. Anche in quel caso, poche imbarazzate e tardive scuse. E poi, si capisce, tutto come prima. Ah, é proprio vero che l’Italia non è come la Germania: qui chi copia non solo non si dimette, ma può ricoprire come nulla fosse il ruolo di professore universitario o di intellettuale e scrivere sul quotidiano per lettori colti. Karl-Theodor zu Guttenberg, se vuoi collaborare con la Repubblica batti un colpo. I requisiti li hai già tutti.

 
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