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Catherine Ashton risponde sul caso Biscet; Fontana sui cristiani afghani
Di Movimento Europeo Difesa Vita - 31/01/2011 - Movimento Europeo Difesa Vita - 1158 visite - 0 commenti

Su invito del Medv,  l'onorevole all'Europarlamento Lorenzo Fontana ha sollevato i problema della prigionia di Oscar Elias Biscet.

Questa la risposta:

E-9900/10IT Risposta dell'Alto Rappresentante / Vicepresidente Catherine Ashton a nome della Commissione (31.1.2011)

Oscar Elias Biscet è uno degli 11 detenuti politici restanti di un gruppo che, al momento dell’arresto nel 2003, ne contava 75. La sua liberazione condizionale è attesa entro breve. Dall’8 luglio 2010, e in seguito a un accordo raggiunto tra il governo cubano e la Chiesa cattolica con il sostegno della Spagna, Cuba ha avviato un processo di liberazione dei detenuti politici grazie al quale, a oggi, sono state rilasciate 55 persone, di cui 41 appartenenti al gruppo dei 75.

 La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri dell’UE, coordina il monitoraggio delle questioni legate ai diritti umani a Cuba. Le problematiche in materia di diritti umani, inclusa la situazione dei detenuti politici, sono state e continueranno a essere sollevate con fermezza durante le riunioni di dialogo politico tra l'UE e Cuba, come pure nel corso degli incontri bilaterali con le autorità cubane al più alto livello.

 

Qui la storia di Biscet:  http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=2051

 

Sempre l'Onorevole Fontana ha promosso questa interrogazione:

Afghanistan, due cristiani convertiti dall'Islam rischiano pena di morte.
 Fontana si appella ai Ministri degli Esteri UE Bruxelles, 31 gennaio 2011

 – «Chiedo ai ministri degli Esteri dell’UE di attivarsi per esigere dal governo afghano il pieno diritto di conversione dall’islam». Lo dichiara l’europarlamentare Lorenzo Fontana (Lega Nord) in merito alla vicenda di due cristiani in Afghanistan, convertiti dall’islam, attualmente incarcerati per «apostasia»: su di loro pende la minaccia della pena di morte, come previsto dalla Costituzione afghana.

Said Musa, 46 anni, e Shoaib Assadullah Musawi, 25 anni, si trovano attualmente agli arresti per aver abbandonato l’islam ed essere diventati cristiani. Musa si è convertito 9 anni fa: a causa del suo arresto, la moglie e i suoi 6 figli hanno abbandonato l’Afganistan per timore di ritorsioni. Musawi, invece, è stato fermato a novembre scorso nella provincia di Balkh – scrive il Wall Street Journal - con l’accusa di aver consegnato una copia del Nuovo Testamento ad un amico.

 «Entrambe queste persone, secondo quando riferito da varie organizzazioni umanitarie, sono sprovviste di ogni difesa legale e rischiano la pena di morte – afferma Fontana –. Inoltre essi hanno raccontato di percosse, torture e violenze carnali subite in carcere a causa della loro fede cristiana». In favore dei due cristiani arrestati si sta spendendo l’ambasciata americana a Kabul. Caitlin Hayden, portavoce dell’ambasciata Usa, ha comunicato che la rappresentanza statunitense ha espresso «grave preoccupazione» ai «più alti livelli del governo afghano» sulla vicenda dei due cristiani che rischiano la pena di morte. «In un’interrogazione al Consiglio sottoporrò la questione di Musa e Musawi – annuncia Fontana -. Inoltre, chiedo ai ministri degli Esteri UE, riuniti oggi a Bruxelles, di prendere adeguate e concrete misure per riconoscere la piena facoltà di conversione in Afghanistan. Non è possibile che ancora oggi vi siano persone che, in nome della loro libera scelta di fede, subiscano pressioni, arresti, torture e rischino la pena di morte. L’Europa, patria dei diritti umani, deve difendere ovunque il primo dei diritti dell’uomo, la libertà religiosa di ciascun individuo».
 
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