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Un cuore che batte dà vita al tempo
Di don Massimo Vacchetti - 03/01/2011 - Cultura e religione - 1066 visite - 0 commenti
Francamente la retorica degli auguri di buon anno mi infastidisce come se la sorte della vita (“che l’anno nuovo ti porti tanta felicità” – dice l’ultimo sms) dipendesse dal tempo che passa.
Noi credenti, sappiamo che il Signore del tempo che passa e del tempo che muove verso la sua pienezza è il titolare del nostro destino. In Lui c’è vera felicità, gioia, vita.
Eppure è innegabile, ogni anno, che il 01 gennaio rechi dei visibili cambiamenti. Il calendario del 2010 viene cestinato e un altro, nuovo, ancora lucido di stampa viene issato sul chiodo quasi fosse un alzabandiera. In casa ne ho messo uno, il più funzionale e carino tra quelli pervenutomi dalle banche, le aziende, i missionari, gli scout…Lo guardo. Ha una griglia a righe verticali. Lo spazio per ogni giorno è ampio. “Così potrò scriverci sopra”. Quello dello scorso anno, infatti, per il tipo di carta e lo spessore dello spazio si era rivelato un disastro da questo punto di vista.
Lo guardo e mi chiedo: “Cos’è un calendario?”, “Cosa rappresenta per me?”, “Cos’è il tempo”?

Ho incontrato una mamma con una carrozzina. Mi sono affacciato alla finestra della vita e le ho fatto una carezza. “Quanto tempo ha?”, “16 giorni”. Ripenso a quel “sedicigiorni”. Non sono niente. Un soffio. Tre settimane prima non c’era, ora c’è. Non è vero, prima c’era eccome! Se avessi incontrato la stessa mamma qualche mese prima, incontrandola avrei salutato l’alba che cresce in lei e gli avrei chiesto “Da quanto?”, “Da quattro mesi”. C’è anche prima di nascere. C’è da quando comincia ad avere un tempo. O forse, il tempo comincia ad esserci appena comincia ad esserci lei, la vita. La vita è vita quando comincia ad avere un tempo. La vita finisce quando il suo tempo giunge al colmo. Dopo non c’è tempo. C’è l’eternità!
Il tempo è vita. La nostra. Quella che è scandita dalle stagioni. Non solo. La mia vita è il mio tempo. Penso a me. Ho 38 anni, 38 primavere, 38 autunni… Io sono quello che sono stato. Qualche ruga comincia a ricordarmelo. In qualche modo sono anche ciò che sarò. So già che avrò male alle ginocchia. Il futuro si ricorderà che in passato ho subito quattro interventi. Il passato ed il futuro, nel tempo presente.
Il tempo ritma la mia vita rendendola un continuo presente che si trascina il tempo trascorso e apre al tempo futuro. Come la musica. Una nota dietro l’altra. Non sganciata da quella che precede e nemmeno da quella che la segue. Una nota figlia e madre di altre note. E’ così che nasce la musica. Sette note, come sette giorni. Un mese come la riga di un pentagramma. Gli anni come uno spartito. La vita come musica.
Io sono il mio tempo. Ed è questa la mia musica. Quella del bambino, del ragazzo, del giovane, dell’adulto, dell’anziano. Il tempo ritma la vita come il cuore ritma il mio corpo, la mia stessa vita. Il tempo e il cuore. “Da quando quel cuore ha cominciato a battere?” “Da sedicigiorni!”. Il cuore è il ritmo della musica. Lo spartito è il tempo.
Un calendario, appeso alla parete di una cucina aiuta la famiglia a suonare la meravigliosa musica della vita. Il calendario è il pentagramma su cui appuntare le note di questa musica: “ecografia”, “Matrimonio Filippo&Susanna”, “Prima Comunione Giuseppe”, “operazione nonno”, “inizio scuola”, “colloquio di lavoro”…Questo è lo spartito della vita che suona, di volta in volta, una musica di festa, una triste nenia, qualche melodia, con in mezzo qualche interludio…
Ad ogni avvenimento, il cuore batte. Non alla stessa maniera. Il cuore batte in maniera diversa a seconda che sia festa, che sia attesa, che sia inquietudine, che sia pianto, che sia delusione, che sia euforia, che sia innamorato, che sia abbandonato, che sia di sedicigiorni, che sia di 89 anni…Il cuore ritma ciò che il calendario segna come note della vita. Quei piccoli grandi avvenimenti li an-nota-mo sul calendario. E’ così che il tempo diventa vita.
Ripenso a quel bambino e ai suoi “sedicigiorni”. Un bambino comincia a contare il tempo da quando nasce. Il tempo comincia a contare da quando nasce un bambino: Cristo Gesù. Il Natale è il cuore del tempo. Eppure Cristo è morto. Non conveniamo che non c’è più tempo quando la vita finisce? Perché si continua a contare il tempo a partire dalla sua nascita?
Perché Cristo è vivo! E’ risorto! C’è un giorno, ogni anno, la Pasqua che consente al nostro tempo di non essere uno spartito caotico in cui, pare che, solo i potenti scrivano le note da mettere sui libri di storia. Qualcuno ha suonato la nota della Resurrezione. Quel bambino è risorto. Il tempo, come un cuore infartato per tre giorni, ha ripreso a battere e a suonare una musica straordinaria.

Il calendario ci ricorda non solo che sono 2011 anni dalla nascita di Cristo, ma soprattutto che Lui è. C’è un giorno, rosso come il cuore, a ricordarci questa sorprendente notizia: la domenica, il giorno del Signore. I giorni prima e quelli dopo sono i nostri. Vengono da Lui per arrivare a Lui. Così sarà alla fine dei miei giorni.

La nostra vita intrecciata alla Sua.
 
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