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Il seme di Nasiriyah e il pozzo di Eluana
Di Luca Teofili - 19/12/2010 - Attualitą - 1709 visite - 0 commenti

Cosa unisce la strage di Nasiryah, un orfanotrofio in Burkina Faso e un pozzo che porta il nome di Eluana Englaro? La donna che vedete nella foto si chiama Margherita ed è la vedova del carabiniere Giuseppe Coletta, morto a 37 anni, il 12 novembre 2003 nell’attentato di Nasiriyah. Giuseppe Coletta aveva deciso di partire per le missioni di pace dopo che Paolo, il loro figlio, era morto di leucemia a soli 6 anni.
In una ultima telefonata da Nasiriyah, Giuseppe aveva chiesto alla moglie di inviare alcune incubatrici per l’ospedale pediatrico locale, dove il carabiniere passava le sue ore libere, quando staccava dal servizio. Così, per realizzare il desiderio del marito di portare aiuto e soccorso a persone in difficoltà nei paesi poveri, è nata, un anno dopo la sua morte, per volontà della moglie Margherita e degli amici l’associazione Coletta (http://www.associazionecoletta.it/).

Giuseppe Coletta in Bosnia

Due anni fa, nel negozio di oggetti religiosi di Margherita Coletta, ad Avola, in Sicilia, è entrato un prete africano, che ha chiesto a Margherita chi fosse il carabiniere nella foto appesa al muro. Margherita ha raccontato al sacerdote di quello che era accaduto nel 2003 a Nasiriyah, di suo marito, del suo impegno per i più piccoli e dell’associazione che ormai da qualche anno, grazie a migliaia di benefattori, operava in favore delle popolazioni dell’Iraq e dell’Albania, oltre ad aiutare tante famiglie italiane e di immigrati. Fu a quel punto che padre Joseph chiese a Margherita se se la sentisse di costruire un orfanotrofio in Burkina Faso.

E’ nato così, in accordo con il vescovo locale Raphael Dabirè, l’orfanotrofio Giuseppe Coletta a Diebougou, in grado di ospitare 32 bambini (ma è in progetto la costruzione di un’altra ala, con la medesima capienza e di altri 3 pozzi per l’acqua). Già, perché insieme all’orfanotrofio è stato costruito anche un pozzo, che significa vita e allegria per i bambini del posto, che muoiono a centinaia non per malattie incurabili, ma a causa dei parassiti che infestano l’acqua. Margherita ha voluto intitolare questo pozzo ad Eluana Englaro che ha avuto modo di incontrare più volte prima del tragico epilogo, così come aveva incontrato e parlato spesso con suo padre Beppino, di cui non condivideva in alcun modo la scelta.

Durante l’inaugurazione del pozzo ha raccontato la storia di Eluana, il vescovo la traduceva in francese per la popolazione, che ha ascoltato sorpresa e incredula al racconto dell’interruzione del cibo e dell’acqua e dunque della vita ad una donna italiana, quella vita e quell’acqua che un’altra donna italiana stava ora regalando loro. Oggi, grazie a Margherita, che non si è lasciata schiacciare dalla croce di aver perso un figlio e un marito, un pozzo che porta il nome di Eluana disseta centinaia di persone ogni giorno.

Per chi volesse saperne di più Avvenire dedica oggi un’intera pagina alla storia di Margherita e Giuseppe e dell’Associazione Coletta, mostrando come, secondo le parole del Vangelo di Giovanni, il chicco di grano caduto in terra, se muore, produce molto frutto. Nel 2008 è uscito un libro Il seme di Nasiriyah (ed. Ancora). Il ricavato è devoluto interamente all’Associazione Coletta.

 
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