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Idealità e concretezza nel contesto sociale di oggi
Di Marco Cattani - 14/10/2010 - Attualità - 930 visite - 0 commenti

I più grandi pensatori della storia, i più grandi filosofi e anche i più grandi santi erano delle persone molto travagliate ed erano coscienti della propria situazione. Le persone più grandi, di fronte alla difficoltà, sono portate a progredire e a migliorarsi, piuttosto che abbandonarsi a un definitivo cupio dissolvi, che le trascinerebbe in un abisso infinito. I grandi leaders della storia si sono sempre distinti nel prendere delle decisioni anche sofferte ma necessarie, anche se non sempre felici o giuste. Ognuno di noi deve essere, in un momento chiave anche se molto travagliato della storia come quello presente, un leader nella propria coscienza e così influire positivamente sul proprio ambiente di azione sociale. Come? Ce lo insegna la tradizione storica e filosofica occidentale e non solo europea, ma anche americana e liberale.

Pensiamo ad esempio ad una corrente che molto potrebbe aiutarci a coniugare la razionalità scientifica e tecnologica di oggi con la nostra tradizione e identità religiosa e storica: il pragmatismo. Questa corrente che molti identificheranno con il laicismo o con il materialismo, o anche con l’ateismo più estremo può in realtà, anche se molto giovane, insegnarci molto. Perché in secoli come il XX o il XXI problemi che limitano l’agire sociale come il rapporto fra scienza-tecnica e fede personale, tra convenienza e morale, si possono se non risolvere quanto meno accomodare con una filosofia molto concreta. Pensiamo ad un pragmatismo di tipo metafisico.

Le azioni dell’uomo nella società, concrete e materiali, avranno delle conseguenze tangibili anche in termini di coesione sociale, di buona opera politica e solidarietà interpersonale. Agendo in questo modo l’uomo, a partire dalla propria individualità e dal proprio patrimonio di valori morali, che pur essendo ideali hanno risvolti concreti, va a concorrere al bene sociale comune e quindi al benessere delle altre persone pur perseguendo un interesse di tipo personale, ad esempio economico. Questo vale non solo per le persone che applicano i principi del Vangelo, ma anche per tutti coloro che aderiscono ad un’etica sociale laica, fondata sui valori della Costituzione. E facendo questo ci si inserisce in un contesto pubblico di regole e legalità. Ciò che vediamo e leggiamo quotidianamente nelle nostre cronache è l’esatto contrario di tutto questo.

L’egoismo e l’illegalità trionfano, anche nelle piccole cose, che però concorrono a formare l’insieme. Persone che vengono lasciate in coma su un marciapiede nell’indifferenza comune. Guidatori che non si fermano ai semafori, persone che sull’autobus non pagano il biglietto. Altri che sputano per terra o lanciano la sigaretta accesa in strada. Ricominciamo a essere leader di noi stessi. Riscopriremo una nuova libertà. Perché molti credono, in un’ottica antilibertaria che ad educare e a punire dall’alto debba essere solo l’apparato statale. Ricominciamo a in-formare noi stessi. Cominciamo a essere positivamente pragmatici. Proporremo prima di tutto a noi stessi e poi agli altri un rinascimento sociale e culturale, mantenendoci contemporaneamente nella nostra tradizione storica, per quanto riguarda i valori, e lanciandoci verso il futuro, per quanto riguarda l’azione sociale e politica.

 
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