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Varsavia: la croce non c’è più, i perseguitati sì
Di Giuliano Guzzo - 07/10/2010 - Attualità - 895 visite - 0 commenti

Brutte notizie dal fronte polacco: la croce di legno costruita dagli scout ed eretta davanti al palazzo presidenziale di Varsavia all’indomani della catastrofe di Smolensk e divenuta presto un simbolo nazionale è stata rimossa: ora si trova nella cappella del palazzo presidenziale. I “nuovi crociati”, come sono stati ribattezzati i cittadini di Varsavia che hanno affrontato persino i lacrimogeni della polizia pur di impedire la rimozione del semplice ma prezioso manufatto, hanno perso la loro battaglia. Qualcuno di loro ha perso pure la vita: signor Jan Klusik, attivista antisocialista, durante gli scontri con la polizia, per impedire ad un agente di linciare un’anziana, si è fatto fratturare alcune costole. Le conseguenti difficoltà respiratorie, per un cardiopatico come lui, sono state letali: si è spento il 27 settembre scorso.

Ovviamente stampa e televisioni, salvo lodevoli eccezioni, hanno continuato ad ignorare l’intera vicenda e pure i “coraggiosi” giornalisti nostrani si son guardati bene dal pubblicare le foto dei violenti scontri con la polizia (http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=1982). Si vede che nell’Europa dei diritti umani non c’è spazio per notizie come queste. Intanto a Varsavia la gente continua a raccogliersi nel luogo dove c’era la croce per pregare, soprattutto alla sera. Un fenomeno che stranamente allarma le autorità locali, tanto che il Sindaco ha annunciato che se qualcuno sarà sorpreso a lasciare per strada qualsiasi cosa – ceri, fiori, croci o rosari – verrà immediatamente silurato dai vigili urbani. 

Queste, a quanto pare, son le priorità che preoccupano maggiormente le autorità polacche. Del fatto che il debito pubblico, in appena tre anni, sia cresciuto di 300 miliardi, come ha documentato l’economista e parlamentare Zbigniew Kuzmiuk, sembra non interessarsi nessuno. Tutte le energie politiche e istituzionali sembrano infatti indirizzate altrove. E precisamente in una lenta ma inarrestabile campagna di epurazioni che riguarda giornalisti del servizio pubblico e professori universitari ostili al governo, molti dei quali – ma che strano! - di matrice cattolica. A molte radio private “colpevoli” di non appoggiare con decisione il governo è stata persino revocata la concessione governativa per “programmi anti-statali”. Programmi nei quali, guarda caso, si fornivano aggiornamenti sulla croce deposta dinnanzi al palazzo presidenziale e rimossa, tra mille scontri, su indicazione di Bronislaw Komorowski, il nuovo presidente. Perché la gente, evidentemente, non deve sapere

 
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