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Seppellire i morti.
Di Francesco Agnoli - 23/02/2007 - Bioetica - 1583 visite - 0 commenti
Recentemente la Regione Lombardia, guidata da Roberto Formigoni, ha votato all'unanimità il diritto alla sepoltura per i feti abortiti, spontaneamente o meno, definiti dalla legge "prodotti del concepimento". Chi vuole può dunque provvedere personalmente alla sepoltura del proprio figlio, mentre, per chi non ha interesse a farlo, non cambia nulla: ci penserà l'ospedale a occuparsi dell'inumazione, in una volgarissima "fossa comune". La notizia è di quelle che consolano: c'è ancora qualcuno che crede nella dignità dell'uomo, che ritiene doveroso tributare un ultimo saluto, un ultimo onore, ad un membro della specie umana, ucciso dalla natura o dai ferri di un chirurgo. Eppure non mancano gli scandalizzati. Marina Terragni, su "Io donna", urla la sua rabbia e il suo rancore verso tutti coloro che volessero "indietro il feto per il funeralino", mentre manifesta la sua ammirazione per "quei pochi medici pietosi che non hanno mai smesso di applicare la legge 194 e di praticare aborti". E' anche spaventata dall'onere fiscale che ne deriverà al contribuente: "chi provvederà concretamente? Pagheranno gli addetti? O sarà il Movimento per la vita a farsene carico, con dei 'volontari della sepoltura?'". L'allarme, cara Terragni, è ingiustificato: se ha letto bene, i mostri feroci del Movimento per la Vita, quasi tutte donne, potrebbero al più prodigarsi per dare una sepoltura a bambini già morti, non per ucciderne di nuovi, e neppure per eliminare violentemente coloro che avessero abortito. Rimanga pure della sua idea, racconti pure che la sepoltura dei feti ricaccerà le donne nel "percorso ad ostacoli" dei "cucchiai d'oro" e delle "mammane". Saranno in pochi a crederle, benché lei scriva su giornali importanti: le menzogne ripetute all'infinito, sino ad un certo punto funzionano, poi perdono interesse, diventano monotone e risibili. Certo, Lei non è l'unica ad spaventarsi: se i morti possono essere seppelliti, infatti, benché il loro corpicino sia straziato e irriconoscibile, significa che erano vivi, e che sono stati uccisi. Alla logica, alla realtà, non si scappa. Per questo Augusto Colombo, responsabile della Mangiagalli per la 194, interviene deciso: "Per chi si sottomette all'interruzione di gravidanza non è rilevante conoscere la sorte dell'embrione". Meglio dunque occultare il cadavere, continuare a bruciarlo nell'inceneritore dell'ospedale, come fosse immondizia. Anche Colombo tira in ballo l'economia: "E' un provvedimento anche oneroso dal punto di vista economico". Non si dice, però, quanto sia più onerosa per lo Stato ogni interruzione violenta di gravidanza! Quante spese ci siano, per il contribuente, ogni volta che negli ospedali italiani si pratica un aborto, mentre, negli stessi, le donne in gravidanza devono pagarsi l'ecografia per il figlio che vogliono amare. Anche Dacia Maraini, l'amica degli alberi e degli animali, ha voluto affidare al Corriere la sua indignazione: "Immagino che presto saranno proposti funerali per gli embrioni e perché no, per gli spermatozoi o per gli ovuli fecondati ma non andati a termine". Così, con questa ironia mal riuscita, si vuol far finta di credere che un embrione della specie umana, con 46 cromosomi, o un feto con mani, piedi, cuore e sistema nervoso, che sente rumori ed odori, siano la stessa cosa di un ovulo e di uno spermatozoo! Che falsità! Personalmente, invece, sono felice: forse in Lombardia non succederà più come a Roma, dove sino a pochi anni fa i feti abortiti venivano gettati nel Tevere; non succederà come in Francia, dove l'Istituto cosmetico Merieux di Lione lavora tonnellate di materiale umano, in buona parte proveniente dalla Russia, per creme di bellezza o amenità simili; non succederà, come in molte regioni italiane, dove i bambini abortiti divengono "rifiuti speciali ospedalieri", "residui di sala operatoria", "prodotti abortivi", o, come ho sentito dire su radio radicale, "materiale infettivo, pericoloso" che deve essere assolutamente bruciato, non seppellito, per motivi igienici. Per essere liberi occorre che mettiamo da parte le perifrasi, i giri di parole, e torniamo a chiamare le cose e le persone con il loro nome. Come è accaduto, anni orsono, in Francia. Dove il dottor Xavier Dor, medico e professore universitario, aveva deciso di piazzarsi davanti alle cliniche abortiste, regalando a chi ci entrava due piccolissime calzette, fatte su misura per i piedini dei neonati. Dor è stato picchiato, caricato dalla polizia, incarcerato: quelle calzette, come le piccole bare, fanno male, nella loro incredibile forza espressiva, a chi osa mentire persino a se stesso.
 
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