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La nuova legge sul commercio: una critica
Di Libertą e Persona - 29/07/2010 - Politica Trentina - 1300 visite - 0 commenti

di Franca Penasa   La nuova legge sul commercio, è in linea con la politica delle bugie portata avanti da questa maggioranza di centro sinistra – autonomista. Il buon senso, deve sempre metterci in guardia rispetto a dichiarazioni politiche altisonanti, apparentemente coerenti con il comune sentire e per questo quasi ridonanti nei loro contenuti. La schiera sempre più numerosa di portavoce e giornalisti però è la conferma di una politica che non è così chiara e coerente da essere immediatamente compresa senza l’intermediazioni di una comunicazione che è altra cosa dalla semplice informazione.

La nuova legge sul commercio , è certamente una di queste perché, è stata annunciata come una legge di rottura con il passato caratterizzato da una continua sottrazione di territorio verde a favore di grandi cubature di cemento che a loro volta, hanno causato un depauperamento del commercio nei siti tradizionali dei centri storici , esercitato dai piccoli e medi imprenditori con la conseguente trasformazione oltre che urbanistica anche sociale in quanto, gli addetti al settore commerciale sono sempre meno imprenditori e sempre più dipendenti con contratti di lavoro deboli sia sotto il profilo economico che contrattuale.

Questa è sicuramente una condizione cara al sindacato e forse, anche per questo, la difesa dei lavoratori del commercio e delle prerogative della piccola e media impresa non sono state difese dal Pd , in quanto la legge è firmata proprio dall’Ass. Olivi del PD e certo, i rappresentanti di quel partito non hanno fatto un opposizione convincente. La sottoscritta, ha basato tutto il lavoro di proposta emendativa su un raffronto puntuale tra la legge della Provincia Autonoma di Bolzano e quella uscita dalla Commissione in quanto, certamente la Provincia di Bolzano , dispone ancora oggi di una rete commerciale estremamente capillare sul territorio che ben si integra anche con il tessuto turistico dando conto di un indiscusso rispetto verso il territorio. Anche la regolamentazione degli orari è perfettamente in linea con una visione “umanistica del lavoro” e cioè di quel necessario equilibrio fra il tempo da destinare al lavoro, alla famiglia e ai diversi interessi che possono qualificare la vita di ogni persona.

Nella legge proposta e sostenuta dalla maggioranza di centro sinistra autonomista della P.A.T. non si trova nulla di tutto ciò, rimane aperta la programmazione di grandi e medie infrastrutture che , portando come giustificazione l’incapacità dei Comuni a gestire la programmazione , mettendo nelle mani della Giunta provinciale ogni decisione in barba al rispetto del principio di sussidiarietà . Persino la decisione di poter diminuire gli oneri di urbanizzazione che costituiscono un entrata autonoma dei Comuni , sulla base di criteri stabiliti dalla Giunta, quindi con una chiara lesione dell’autonomia comunale è passata con il voto di questa maggioranza sempre più di sinistra e sempre meno autonomista. Ogni norma va nella direzione di consentire aumenti delle strutture e non certo di chiudere, con coraggio, un’ esperienza che è stata fallimentare anche per il nostro Trentino. La deroga inoltre, prevista in legge per poter aprire i negozi per ben dieci mesi all’anno nel giorno di domenica è a dir poco scandalosa in quanto, i piccoli imprenditori e i dipendenti che lavorano all’interno dei centri commerciali di quei Comuni dichiarati di interesse commerciale, potranno scordarsi il riposo domenicale per ben 40 domenica all’anno su un totale di 52.

Questo, in barba ai grandi discorsi della sinistra che cerca di addolcire questa schifezza demandando alla contrattazione sindacale la definizione precisa degli obblighi. In una vera democrazia devono però essere le leggi a formare il quadro del diritto, specialmente per categorie deboli come quelle dei dipendenti del commercio che non devono essere esposti ad una contrattazione nella quale, molti sono anche gli interessi che il sindacato deve difendere per se e per i propri patronati. La questione inoltre anche e soprattutto morale per una società la cui maggioranza di cittadini si dichiara cristiana in quanto, le discussioni e le difese , da parte della sinistra dei diritti di chi appartiene alla religione islamica e quindi il conseguente diritto ad avere il venerdì libero da dedicare alla preghiera è sempre più pressante e presente invece, la domenica , il giorno del Signore, viene tranquillamente svenduta , dalla stessa parte politica, con la compiacenza di altre forze di centro, moderate e autonomiste alle lobby del commercio e del profitto.

Bene andiamo avanti così, paesi sempre più vuoti, centri commerciali sempre più grandi e squallidi, sempre meno piccoli e medi imprenditori, sempre più dipendenti costretti a rinunciare alla loro famiglia e alla loro Domenica ma se lo fa la sinistra, va tutto bene e questo è il Trentino dei grandi valori !

Franca Penasa – Consigliere provinciale

 
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