Diventa socio
Sostieni la nostra attivitą Contatti

 

Cerca per parola chiave
 

 

Autori

 

Ci sono 1357 persone collegate

 

\\ Home Page articoli : Articolo
La morte di Nietzsche e il suo disprezzo per i "malriusciti"
Di Francesco Agnoli - 04/05/2010 - Filosofia - 2342 visite - 0 commenti

Alcuni passi dalla cartella clinica di F. Nietzsche, quando fu ricoverato nel manicomio di Jena dal 18 gennaio al 24 marzo 1890: “Nel camminare il paziente alza spasmodicamente in alto la spalla sinistra lascia perdere quella destra. Vacilla nel voltarsi. Eccitabilità idiomuscolare accresciuta. Il malato va nel reparto con molti inchini di cortesia. Con passo maestoso e guardando al soffitto entra nella sua stanza e ringrazia con grandiosa accoglienza. Non sa dove sia. Cerca innumerevoli volte di stringere la mano ai medici. 3 febbraio: imbrattato di escrementi. 10 Marzo: fame da lupo. Designa sempre giustamente i medici; se stesso ora come duca di Cumberland ora come imperatore ecc. 19 aprile: scrive cose illeggibili sulle pareti: ‘ Voglio un revolver, se è vero il sospetto che la granduchessa stessa commette queste porcherie e questi attentati contro di me…’” (Anacleto Verrecchia, La catastrofe di Nietzsche a Torino, Bompiani)

 Nietzsche, come noto, "sosteneva una concezione evoluzionistica secondo cui il genere umano deve progredire verso l’Übermensch (l’Oltreuomo) attraverso la selezione dei migliori e l'eliminazione dei deboli e, pertanto, accusava il cristianesimo di essere uno pseudoumanesimo, che si opponeva alla vera filantropia, proprio per avere sempre difeso ogni uomo, nessuno escluso: “i deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini […]. Che cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli – il cristianesimo” . Similmente: “l'individuo fu tenuto dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare , ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani”.

Nietzsche si avvede bene che l’intangibilità della dignità umana dipende dal rapporto dell’uomo con Dio: “Davanti a Dio tutte le «anime» diventano uguali; ma questa è proprio la più pericolosa di tutte le valutazioni possibili! Se si pongono gli individui come uguali, si mette in questione la specie, si favorisce una prassi che mette capo alla rovina della specie; il cristianesimo è il principio opposto a quello della selezione. Se il degenerato e il malato devono avere altrettanto valore del sano […] allora il corso naturale dell’evoluzione è impedito. […] questo amore universale per gli uomini è in pratica un trattamento preferenziale per tutti i sofferenti, falliti, degenerati: esso ha in realtà abbassato la forza, la responsabilità, l’alto dovere di sacrificare uomini. […] la specie ha bisogno del sacrificio dei falliti, deboli, degenerati; ma proprio a questi ultimi si rivolse il cristianesimo […] che cos’è la virtù e l’amore per gli uomini nel cristianesimo, se non appunto questa reciprocità nel sostegno, questa solidarietà dei deboli, questo ostacolo frapposto alla selezione? […]. La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie. […] E questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo, vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato” .

E ancora: “la legge suprema della vita […] vuole che si sia senza compassione per ogni scarto e rifiuto della vita; che si distrugga ciò che per la vita ascendente sarebbe solo ostacolo, veleno […] – in una parola cristianesimo –; è immorale nel senso più profondo dire «non uccidere»” .

Nietzsche lo rimarca chiaramente: la doverosità di rispettare assolutamente la dignità umana dipende dall’esistenza di Dio, la quale esclude la possibilità di compiere sacrifici umani. Pertanto, la morte di Dio, presto o tardi, spalanca le porte ai sacrifici umani, che il cristianesimo aveva bandito, comporta la deflagrazione della violenza, che il cristianesimo aveva chiaramente condannato in tutte le sue forme (pur non avendola mai potuta cancellare, in quanto essa è la faccia tenebrosa della libertà umana).

La morte di Dio porta alla morte dell’uomo, come dice l’ateo M. Foucault: “la morte di Dio e l’ultimo uomo sono strettamente legati […] l’uomo scomparirà. Più che la morte di Dio – o meglio nella scia di tale morte e in una correlazione profonda con essa – il pensiero di Nietzsche annuncia la fine del suo uccisore”  ( Da: Giacomo Samel Lodovici, L’eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani, Fede & Cultura)

 
Nessun commento trovato.

I commenti sono disabilitati.