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Presunto colpevole: quando l'accusa di pedofilia nutre affari e vendette
Di Rassegna Stampa - 28/03/2010 - Attualitą - 1097 visite - 0 commenti

Riportiamo un articolo comparso su L'Adige alcuni mesi fa: Come si è arrivati dal problema pedofilia alla emergenza pedofilia? Esiste realmente o si tratta di una delle tante «paure di massa» indotte da un sistema mediatico che avvia la caccia al mostro e lo mette in prima pagina, salvo poi dimenticarsi, nel caso il mostro si rivelasse innocente, di riabilitarlo?

Su 5.000 denunce per abusi sessuali su minori solo 1.000 passano il setaccio della credibilità minima. L’80% di queste mille riguardano uomini denunciati dalle ex mogli dopo sentenze di separazione, ritenute inique. La maggioranza sono casi inventati: ma se qualcuno è accusato di pedofilia, anche se poi si rivela innocente, è difficile possa riscattarsi. Ne parla il criminologo milanese Luca Steffenoni nel libro "Presunto colpevole" (Chiarelettere): non un saggio, ma quasi un romanzo anche se documentatissimo e pieno di dati. Steffenoni dubita della reale tutela da parte dello Stato di coloro che sono coinvolti in casi di pedofilia.

 «Si pensi solo che sono molti i bambini “abusati”, diventati adulti, che hanno dichiarato di essere stati manipolati, in maniera pesante, dagli inquirenti, per ottenere dichiarazioni e prove – dice il criminologo -. Il nuovo pacchetto sicurezza, poi, prevede che un omicida psicopatico possa rimanere libero fino a condanna definitiva, mentre chi è accusato di reati di abuso sessuale su minori deve aspettare il processo in carcere».

Il reato della pedofilia è mostruoso, inaccettabile. Le vittime sono piccoli innocenti. Ma esiste una vera emergenza pedofilia in Italia?

La mia è un’analisi a livello internazionale, non solo sull’Italia: spiego come è avvenuta a tavolino la genesi di questa “emergenza” e chi ci ha guadagnato. Viene dagli Stati Uniti: un Paese però che ha delle “ciambelle di salvataggio” molto forti. L’opinione pubblica americana si emoziona su certe tematiche. Poi quando avviene “il caso”, ad esempio l’asilo McMartin (una vicenda di “isteria collettiva” ingenerata dalle accuse di pedofilia ai gestori di un asilo, risultati, dopo anni di indagini e fiumi di soldi ad agenzie specializzate nell’interrogare i bambini, totalmente innocenti, ndr), molto simile ad alcuni avvenimenti di casa nostra riguardanti l’ambiente scolastico, negli Usa ci si ferma dicendo: non si possono “massacrare” psicologicamente dei bambini. In Italia, purtroppo, l’emotività generale ha prodotto un grande timore, indotto. Intendiamoci: l’emotività è assolutamente comprensibile sul tema pedofilia, e ci riguarda tutti, me compreso in quanto padre. Sia chiaro anche che nessuno nega esista un problema pedofilia: solo che il metodo della ricerca del colpevole a tutti i costi non è efficace.

Chi ci «guadagna»?

Soprattutto quei centri privati, le “lobby” dell’assistenza sociale, a cui sono affidate le indagini per i processi su reati di abuso sessuale su minori, di fatto “appaltati” all’esterno dai tribunali. Cosa fare allora contro la pedofilia? Si può «curare» un pedofilo? Assolutamente sì: abbiamo rinunciato a fare prevenzione. La pedofilia è una patologia, grave, ma assolutamente affrontabile. Se non ci fosse questo clima di caccia al mostro e avessimo dei centri di aiuto e ascolto, ci sarebbero molte meno persone pericolose in giro.

Come si può fare prevenzione?

La pedofilia si presenta in età molto giovane: noi abbiamo l’idea del “vecchio porco”, ma non è così. È una sorta di mancata crescita della psiche di un individuo. Se si potesse agire presto su queste persone, alle prime avvisaglie, quando ancora non hanno fatto male a nessuno, la terapia può risolvere. Ma anche su un pedofilo vero e proprio si può arrivare ad una “guarigione”, tramite terapia adeguata, anche se problematica.

Come giudica i casi dei preti pedofili?

La questione Chiesa è molto complessa. Ci sono diverse questioni che si intrecciano. È diventato quasi un facile luogo comune quello del prete pedofilo. C’è un problema di omosessualità nella Chiesa che i vertici ecclesiastici faticano ad affrontare. Invece di risolvere i casi di pedofilia pagando risarcimenti alle vittime dovrebbe avere il coraggio di analizzare caso per caso. Da laico però ho la sensazione che spesso dietro certe accuse si celi la frustrazione del mondo laico che non riesce ad attaccare la Chiesa su tematiche più “forti” e slitta sull’attacco “facile”. L'Adige, 5 novembre 2009 

 
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