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"Avatar" passa la prova qualità, meno quella dei contenuti
Di Giulia Tanel - 14/03/2010 - Attualità - 818 visite - 0 commenti
Jake Sully, un ex-marine rimasto sulla sedia a rotelle, viene ingaggiato per una missione speciale sul pianeta Pandora, ad anni luce dalla terra.
Qui delle aziende estraggono dal sottosuolo un preziosissimo minerale che viene poi rivenduto su quel “pianeta morente”, perché inquinato e sovrappopolato, che è la Terra. A frapporsi alla perfetta riuscita di tale operazione commerciale, però, c’è la popolazione indigena dei Na’vi, che vive in perfetta comunione con la natura e vede in maniera ostile lo sfruttamento del pianeta.
Jake ha il compito di cooperare con gli scienziati che studiano Pandora, capeggiati dalla dottoressa Grace Augustine. Per fare questo assume le sembianze di un avatar, ovvero si trasforma in un corpo con DNA umano-Na’vi attraverso un collegamento neuronale. L’ex-marine collabora segretamente anche con il colonnello Quaritch: quest’ultimo infatti gli affida il compito di studiare il popolo Na’vi in vista di uno scontro armato. Inizialmente Jake, da buon soldato qual è, svolge questa missione segreta con perfetta competenza e fornisce informazioni importanti. Con il passare del tempo, però, la situazione cambia per via dell’influenza esercitata su di lui dalla dottoressa Augustine e da una bella Na’vi, Neytiri, con la quale Jack stringerà un profondo legame.
E’ così che, al momento dello scontro diretto, il protagonista dovrà scegliere da che parte stare…

James Cameron, già regista del famosissimo Titanic, segna con questo suo nuovo film una pagina della storia del cinema. La scelta di utilizzare il meccanismo del motion capture colpisce nel segno: la recitazione di attori reali viene catturata e trasferita su personaggi virtuali totalmente realistici, inseriti in sfondi creati apposta. In più, la tecnica del 3D consente allo spettatore di sentirsi quasi partecipe della storia, proiettato dentro un’altra realtà. Queste “rivoluzioni” tecnologiche hanno fruttato ad Avatar la conquista di tre, meritatissimi, Oscar: miglior fotografia, miglior scenografia e migliori effetti speciali. Per il resto, a trionfare non è Cameron, bensì la sua ex-moglie Kathryn Bigelow. Il film The Hurt Locker dal punto di vista economico e tecnologico non è neanche minimamente paragonabile ad Avatar, ma ha il pregio di trasmettere dei valori.
Infatti, è il caso di soffermarsi molto brevemente ad analizzare i contenuti che passano dal film di Cameron.
La prima cosa che va sottolineata, è il modo con cui viene accolto Jack su Pandora. Egli è sulla sedia a rotelle per un problema alla spina dorsale e per questo viene subito visto come inferiore dagli altri uomini presenti sul pianeta. Una volta che l’ex-marine assume i suoi nuovi panni di avatar, riacquista anche l’uso delle gambe: questo fatto crea in lui una situazione molto angosciosa, che gli fa desiderare di rimanere per sempre nel corpo sano  e quindi implicitamente migliore  dell’avatar. Questa situazione di inferiorità delle persone con handicap fisici viene ribadita anche dal colonnello Quaritch, il quale promette a Jack, in cambio della sua segreta collaborazione, un’operazione che gli consentirà di tornare a camminare.
Un altro messaggio latente in tutto il film è quello della presunta superiorità degli uomini sulle altre razze. L’uomo sta distruggendo il proprio pianeta (sono ravvisabili in questo le dottrine allarmiste degli ambientalisti), ma questo non costituisce un problema perché egli può benissimo andare a conquistarne un altro. Se poi in quest’altro pianeta ci sono altre forme di vita non importa: l’uomo di sicuro è superiore ad esse e può utilizzare le proprie conoscenze tecnologiche per annientarle.
Un’ultima sottolineatura riguarda l’unione sacrale che hanno mantenuto i Na’vi con la natura o, per meglio dire, con “Madre Pandora”. Di fronte a questa armonia, Jake comincia a domandarsi da che parte sia meglio stare e inizia a capire che agli uomini non tutto è concesso. Questo passo avanti è indotto dalla bella nativa Neytiri (con la quale Jack prima si unisce, per poi a posteriori sancire tale comunione, sic!) e dalla dottoressa Grace Augustine (che ha nel suo nome ben due accenni alla religione cristiana), la biologa con cui Jack si era ritrovato a collaborare e che sostiene fino all’ultimo il rispetto dei diritti e degli usi dei Na’vi. Un passo avanti, si diceva. Indubbiamente lo è, però contiene anche un messaggio di morte per la nostra specie e la nostra civiltà, dipinte forse in tutto il film in maniera un po’ troppo stereotipata.

Insomma, Avatar entusiasma molto dal punto di vista puramente cinematografico, mentre lascia leggermente delusi sul piano contenutistico e dei messaggi trasmessi.
 
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