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Il Consiglio dei Cristiani d'India chiede la fine dell'impunitą per i responsabili delle persecuzioni del 2008
Di Pierini Alessandro - 23/11/2009 - Attualitą - 964 visite - 0 commenti

I Cristiani del più grande paese democratico asiatico attendono invano giustizia

Quindici mesi dopo la violenta ondata di persecuzioni compiuta in agosto e settembre 2008 da estremisti hindù contro gli Adivasi cristiani dello stato indiano dell'Orissa, le vittime attendono ancora che sia fatta giustizia. In un fax al Premier indiano Manmohan Singh, l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente la poca serietà con cui vengono perseguiti i responsabili dei crimini. "L'India mette in gioco la sua democrazia", si legge nel fax, "se crimini come omicidi politici, incendi dolosi, saccheggi e persecuzioni di massa della popolazione indigena adivasi di fede cristiana continuano a restare impuniti".

L'interessamento dell'APM fa seguito a un appello firmato dal Consiglio dei Cristiani d'India, da Adivasi vittime delle violenze, da organizzazioni per i diritti civili e da diversi avvocati in cui si chiede che i responsabili dei crimini siano finalmente individuati e puniti. L'APM inoltre chiede che i processi relativi ai pogrom siano urgentemente trasferiti presso tribunali di un altro stato poiché non è possibile avere dei processi giusti a Kandhamal. I giudici sembrano restii a giudicare esponenti politici locali, molti testimoni non vengono invitati a deporre mentre altri testimoni hanno subito minacce e intimidazioni. Finora solo 24 persone sono state condannate per i pogrom durati settimane contro i Cristiani dell'Orissa mentre 95 imputati sono stati prosciolti per mancanza di prove. Nonostante le vittime delle violenze abbiamo esposto complessivamente 2.500 denunce in cui vengono indicati 11.000 sospettati, sono state aperte solo 827 indagini e arrestate meno di 700 persone. Una delle persone prosciolte è il consigliere del parlamento di Orissa Manoj Pradhan del partito radicale hinduista BJP e considerato uno dei principali istigatori delle violenze. Attualmente Manoj Pradhan è stato prosciolto in cinque casi di incendio doloso di beni di Adivasi cristiani ma dovrà affrontare altri dieci processi per diversi crimini connessi ai pogrom del 2008.

Dopo la morte del leader radicale hindù Swami Laxmanananda Saraswati, ucciso il 23 agosto 2008 da un ribelle maoista, il movimento estremista hindù aveva incolpato gli Adivasi cristiani dell'omicidio e aveva dato il via a un'ondata di violenze in tutto il distretto di Kandhamal. Bande hindù ben organizzate hanno attaccato 315 villaggi di Adivasi cristiani, ucciso 120 persone, tra cui 10 pastori e suore, 50.000 persone sono state costrette alla fuga, 252 chiese e 13 scuole cristiane sono state distrutte e 4.640 abitazioni di Cristiani sono state saccheggiate e incendiate.  (Assoc. Popoli Minacciati, 16 novembre 2009)

 
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