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Fermiamo il Gioco, la nuova religione di Stato
Di Giuliano Guzzo - 27/10/2009 - Attualità - 1043 visite - 0 commenti

Ho scoperto una nuova religione. Nessuna spedizione esotica: la scoperta è avvenuta per caso sabato scorso, appena entrato da un tabaccaio per acquistare un biglietto per l’autobus: ben sette persone in fila, ciascuno in paziente attesa di giocare la propria schedina di Lotto e Superenalotto, sperandola vincente. Nulla di strano, potrebbe dire qualcuno. Può darsi. Sarebbe tuttavia superficiale, penso, liquidare sbrigativamente il fenomeno sotto la categoria del gioco. Nossignore, quella avvistata non era una semplice fila di giocatori. Era un rito, quasi una processione. Con sorprendenti analogie, peraltro, rispetto alle funzioni celebrate nelle nostre chiese.

Anzitutto, l’età dei fedeli, in entrambi i casi, salvo eccezioni, non più giovanissimi. In seconda battuta, l’organizzazione del rituale, che prevede il celebrante – in un caso il sacerdote, nel secondo l’esercente della tabaccheria – fronteggiare la fila dei fedeli. Anche la Santa Comunione, per certi versi, trova nella fila dei giocatori una dissacrante parodia; infatti, come i fedeli si accodano per ricevere l’Eucaristia, così i giocatori, con eguali rispetto ed aspirazione di salvezza, si mettono in fila non già per accogliere, bensì per offrire una particola rettangolare e colorata, che simboleggia nel costo, talvolta salato, il loro sacrificio alla Dea bendata. La cifra della devozione che questa diffusa ma sottovalutata religione contemporanea riscontra nel tessuto sociale è visibile, come si accennava poc’anzi, nell’identikit del fedele: trattasi spesso di adulti, di età anche giovane, e di sesso maschile.

Nella mia inaspettata scoperta di sabato scorso, però, i fedeli erano in larga parte anziani e, a giudicare dall’abbigliamento, nemmeno così benestanti. Il che accentua, se possibile, le contraddizioni di una fede, finanziariamente parlando, assai costosa, irrazionale ed elitaria: chi segue Cristo sa che in ballo c’è la Salvezza sua come pure dell’intera umanità, mentre chi gioca sa altrettanto bene che a “salvarsi”, quasi certamente, sarà solo “un fortunato vincitore”. I numeri confermano che si tratta di una religione, benché vissuta in modo spesso inconsapevole, decisamente seguita: nonostante la crisi economica che massacra i redditi familiari, nel solo 2008 gli italiani hanno affidato alla buona sorte quasi 50 miliardi di euro, l’equivalente di tre finanziarie. Dal 2007 al 2008, l’aumento di giocate è stato, stima l’agenzia specializzata Agipronews, dell’11%. Numeri raggelanti di una religione che può contare almeno 700.000 abituali giocatori d’azzardo solo nel nostro Paese.

Religione, viene da aggiungere, assai poco egualitaria dal momento che prevede oasi elitarie ma dannazioni assai frequenti. Pensiamo a padri di famiglia che trascurano affetti per prostrarsi, con ossessiva frequenza e noncuranza verso il bilancio famigliare, dinnanzi a macchinari che con le loro lampadine colorate ricordano le giostre dell’infanzia, ma che in realtà sono diabolici tentatori. Ciò che più meraviglia, in tutto questo, è la pressoché totale indifferenza delle istituzioni verso detta religione, questa sì di Stato e trascurata - vogliamo sperare per dimenticanza- anche dai fin troppi vigili guardiani della laicità. Chi dubitasse dell’esistenza di questo dilagante fondamentalismo confessionale, è invitato a recarsi nelle ricevitorie il sabato pomeriggio ed osservare quanto accade. In religioso silenzio, se possibile.

 
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