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L'eclissi del moralismo
Di Giuliano Guzzo - 06/08/2009 - Attualità - 1437 visite - 0 commenti

La lettura mattutina dei quotidiani, prima che un piacere, è una piccola lotteria: si spera sempre di scovare notizie curiose, inchieste di qualità ed editoriali controcorrente. Come tutte le lotterie, però, lascia spesso a bocca asciutta. Altre volte, invece, assegna letture inattese: stamane, ad esempio, mi sono imbattuto in un editoriale - pubblicato sulle colonne di una testata assai nota in Trentino, che non citerò per evitar polemiche - nel quale l’autore, per quasi cento righe, dapprima riassume e poi stigmatizza la condotta morale del Cavaliere, reo di essersi reso protagonista, e all’occorrenza regista, di appuntamenti indecenti, tanto più per l’immagine un premier. Berlusconi, ricorda lo zelante editorialista, ha pure mentito al Paese, smentendo circostanze poi suffragate da inoppugnabili intercettazioni. Orbene, ribadisco l’intenzione di dribblare la polemica: è un generoso investimento di corde vocali e calamai che, alla fin fine, lascia il tempo che trova; peggio: incendia futilmente gli animi e depista dalle priorità. Non rinuncio, tuttavia, ad esprimere un pensiero, che è di sincera tristezza per un mondo politico un tempo ansioso di seguire le orme di De Gasperi e La Pira, ed oggi caricatura di sé stesso. La prossima eclissi, dicono gli astronomi, gli italiani la vedranno nel 2027. Eppure, quando ti imbatti in editoriali che, a mesi di distanza, battono con insistenza la pista di un moralismo improduttivo ed ipocrita, non puoi fare a meno di chiederti se quell’eclissi, in fondo, non sia già cominciata. E ti chiedi altresì come sia possibile che, alla vigilia della legalizzazione di un veleno come la RU486, che aggiunge banalità al dramma dell’aborto, ci siano uomini di fede e cultura disposti a guardare altrove, magari nel dorato buco della serratura di un politico che, per sua stessa ammissione, non aspira alla santità. L’urlo silenzioso di bambini che rischiano di non nascere vale meno delle dichiarazioni di Patrizia D’Addario? Se si pensa che la fazione politica che oggi accusa il Cavaliere è sostanzialmente la medesima che sostenne Romano Prodi, che in Europa autorizzò con la propria firma investimenti abortisti per 32 milioni di euro, l’amara risposta è servita.

 
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