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Una splendida pagina di E. Hello sul Mistero.
Di Libertą e Persona - 28/06/2009 - Filosofia - 1270 visite - 0 commenti

 

Si confondono due parole che invece di esprimere due simili, esprimono due contrari. Ecco queste due parole la cui confusione distrugge la luce: La prima è l’ Incomprensibile. La seconda è l’ Inintelligibile.

L' Incomprensibile è al di sopra dell' Intelligenza; l’inintelligibile è al di sotto dell’ Intelligenza. L’incomprensibile è il Mistero. L’inintelligibile è l’Assurdo. L’incomprensibile, troppo grande per noi non può entrare interamente nella nostra Intelligenza, a causa della dimensione, e sopratutto, se parliamo dell’infinito, perchè ha sorpassato ogni dimensione.

L’inintelligibile, al contrario, non può entrare nel nostro Spirito, perchè il nostro Spirito è troppo grande, cioè troppo vero per lui. L’ inintelligibile non può essere inteso da noi, perché è senza Verità, e il nostra Spirito è fatto per intendere la Verità, almeno in una certa misura.

La nostra Intelligenza è una forza che si applica all’ Essere. Quando si tratta dell’ Essere assoluto, immenso, infinito, la vocazione della nostra Intelligenza è una abdicazione sublime, che, lungi d’essere una morte, una restrizione, una diminuzione, è, al contrario, l’Atto più fecondo, più attivo, più vivo, più sovrano che essa possa fare.

L’intelligenza è una forza che si esercita sopra un certo dominio. Sotto questo dominio, essa non ha nulla da fare, ed ecco l’inintelligibile. Sopra, ella urta contro un Dominio, è il Dominio riservato, ed ecco l’Incomprensibile. L’ Incomprensibile è la cosa che non si abbraccia.

 L’ Inintelligibile è la cosa nella quale non si può leggere. L’ etimologia di queste due parole stabilisce superiormente la loro differenza. L’incomprensibile, è quello di cui nessuno fa il giro (non comprendere). L’ inintelligibile è quello che non presenta alla sguardo dello Spirito nessun carattere (Non legere intus).

L’uomo che si rivolta contro l’Incomprensibile cade abitualmente nell’ Inintelligibile: è questo un castigo che non manca quasi mai.

L’intelligenza che s’impenna davanti all’ Incomprensibile, riceve la punizione e l’umiliazione di piegare e di curvare sotto l’inintelligibile. Colui che rifiuta il Mistero cade nella Superstizione. Ora, la Superstizione è ostile allo Spirito e lo fa morire.

Il Mistero è l’amico dell’intelligenza: la nutre e la mantiene. L’esalta in luogo di schiacciarla.

Mentre la Superstizione la schiaccia invece d’ esaltarla. L’Incomprensibile, è il Mistero; sta al di là dell’intelligenza. L’ Inintelligibile è il Non-senso; sta al di qua. Nei domini dell’inintelligibile, è l’oggetto che viene meno all’intelligenza. Nei domini dell’Incomprensibile, è l’Intelligenza che viene meno al suo oggetto.

L’uomo non cammina sempre nella pianura, dove la sua Intelligenza vede chiaro e Io conduce tranquillamente. Talora inclina verso gli abissi dell’inintelligibile, talora si eleva verso le montagne dell’ Incomprensibile. L’ Ebbrezza gli apre l’abisso dove l’ Intelligenza lo perde. L’Estasi gli apre la montagna dove l’intelligenza abdica nella sua gloria. Il Mistero risponde a uno dei bisogni più profondi della natura umana, il bisogno d ‘Adorazione. L’uomo non adora ciò che comprende completamente, ed ha ragione, perché ciò che comprende completamente non è l’Infinito, e l’Adorazione cerca l’infinito come la Bussola cerca il Polo.

L’uomo ha sete di Mistero perchè ha sete d’Infinito. E questa sete d’Infinito che spinge le anime superiori sulla strada che non ha fine. Esse vanno alla scoperta, con la sublime certezza di non scoprire mai tutto.

L’oggetto della ricerca essendo infinito, eccede sempre qualunque scoperta. Aumenta la sete al tempo stesso che la soddisfa. “Nè fame, nè sazietà! ,, esclama Sant’Agostino, e aggiunge: “ Io non so con qual nome chiamare questo stato che desidero; ma Dio può soddisfare coloro che non possono neppure più esprimersi, purché credano e sperino!”.

Sant’Agostino ha ragione. Nè fame! Nè sazietà! Ecco appunto il desiderio dell’uomo. S’egli comprendesse tutto, avrebbe la sazietà. Se non comprendesse nulla avrebbe la fame. La Verità, che talora solleva e talora abbassa i veli, lo protegge dalla fame, con la Rivelazione, e dalla sazietà col Mistero. Elia sulla cima dell’Horel vide la Tempesta, il Terremoto e la Folgore. Ma, quando passò il soffio leggero, Elia si velò la testa col suo manto; aveva riconosciuto l’approssimarsi del Signore: il Mistero era là.

I Serafini che apparvero a Isaia davanti al trono del Signore, si velavano la faccia con le loro ali. Avevano sei ali; le loro sei ali si dividevano le funzioni di trasportarli e di velarli. Il loro volo e il loro velo avevano lo stesso agente, lo stesso strumento, delle ali, dovunque ali, sempre ali. Il volo ne impiegava due; il velo ne impiegava quattro. Le ali che li esaltavano negli abissi della Luce, li proteggevano anche. I veli che sono delle ali sono veli gloriosi come il volo che li accompagna. Per volare e per velarsi, essi avevano bisogno di ali, e non avevano bisogno d’altro…

 
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