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Trecento bare, trecento Croci
Di Giuliano Guzzo - 10/04/2009 - Attualitą - 835 visite - 0 commenti
Nemmeno il cimitero più ampio potrebbe contenere le quasi trecento bare per le quali oggi, nel giorno del dolore innocente del Crocifisso, si sono celebrati i funerali.
Quelle bare, anche se seppellite, non spariranno mai. Sotto il sole e sotto la pioggia, anche tra cent’anni, saranno ancora là, dov'erano questa mattina.
La memoria, infatti, è un museo perenne e quando alla memoria si somma il dolore indicibile di centinaia di famiglie, le porte del tempo si schiudono all'eternità, per far spazio a duecentonovanta volti impossibili da dimenticare.
Un proverbio tibetano dice che solo il dolore può darci la misura della gioia.
Se esiste, deve essere questo il senso delle lacrime che molti italiani stanno versando in queste ore, incuranti di essere riconosciuti nella loro vicinanza alle vittime del terremoto che ha flagellato L'Aquila, la nuova capitale del Paese; proprio così, perché se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, dalle macerie d’Abruzzo s'è alzato un vento nuovo, fatto di una speranza straordinaria, così paradossale per il laico e provvidenziale per il credente.
Ora sì che sentirsi italiani è un orgoglio.
Ora si che il tricolore è una bandiera. Così, mentre il mondo seguita ad interrogarsi sulla crisi economica, gli italiani possono già ricominciare, all’ombra di una Croce che, da domattina, vedrà schiarito il proprio Mistero di trecento volte.
 
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