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Il suicidio della nostra civiltą
Di Marco Luscia - 23/02/2009 - Attualitą - 987 visite - 0 commenti

Quando l’individualismo che fa leva sulle passioni più primitive e sull’egoismo si erge a sistema, mosso da abili e influenti manipolatori delle coscienze, allora, persino la democrazia degenera sino a sconfinare prima nella demagogia poi nell’anarchia. In queste condizioni il valore della libertà è snaturato, perché, alla libertà vissuta nella responsabilità, cioè nel legame reciproco, si sostituisce l’arbitrio dell’autodeterminazione solitaria. Come dire, l’uomo si sposta continuamente, come un uccello ramingo senza alcun ramo cui far ritorno e la ragione del movimento non sta nella meta agognata, bensì nel semplice andare.

Eppure la società sembra conservare ancora un certo ordine, garantito dagli apparati parassitari della politica e della burocrazia, ma si tratta di un’ illusione, perché dietro le regole preme il non senso, la noia, una perenne voglia di cambiamento ma soprattutto la violenza reciproca. Questa violenza è endemica, scivola nei rapporti di lavoro, nella competizione commerciale, tra le pieghe dei legami amorosi. E allora, gli apparati si limitano a soddisfare la fame di cose e di esperienze che la tirannia dell’io reclama per ciascuno. I diritti rivendicati si moltiplicano mentre i doveri scompaiono. In questa società anche l’altruismo e l’amore hanno i tratti del gesto improvviso quasi istintivo. Così tutto si traveste attraverso proclami pubblici, corsi pubblici, fondazioni, associazioni che declamano il bene quasi si trattasse di recitare un copione, una parte, in cui si è in ogni modo protagonisti. L’uomo gettato in questa condizione non è mai soddisfatto perché avverte la diffidenza e il conflitto quando specchia i propri occhi in quelli dei propri simili. E la politica non è da meno, perché dai più è utilizzata come un modo per sistemarsi nei primi posti sul proscenio della vita.

Posti carichi di privilegi ed arroganza. Venuto meno il principio che sta “fuori del mondo”il mondo è decaduto, soffocato dalla sua stessa logica, una logica basata sulla forza e sulla quantità e non può che essere così se guardiamo alla sola dimensione biologica, dimenticando lo spirito. La nostra realtà è oggi soffocata da una miriade di leggi e leggine di sentenze e arbitrati, che sono soltanto lo specchio di un conflitto radicale, nonché il prodotto del pericolante equilibrio dei compromessi. Eppure tutte le tradizioni religiose concordano sul fatto che il mondo non si regge se non fondandosi su principi che lo trascendono. Questo è confermato dal fatto che ogni civiltà ha conosciuto il proprio tracollo quando ha abbandonato questi principi. Lao Tze osservava: “ Perduta la Via, resta la virtù; perduta la virtù resta l’etica; perduta l’etica resta il diritto; perduto il diritto resta il costume. Il costume è solo l’esteriorità dell’etica e segna il principio della decadenza”. Per quanto ci riguarda sembra oramai che anche il costume sia venuto meno, perché persino il formalismo del “buon borghese”, che garantiva un minimo di civiltà, di decenza nei comportamenti e di comune sentire, è stato demolito dalla cultura radicale e nichilistica. Pertanto, credo di poter condividere l’osservazione del grande storico AJ Toynbee, secondo cui, salvo poche eccezioni, non ci sono casi di civiltà che sono state uccise, ma solo di civiltà che si sono suicidate.

Perciò è necessario tornare ad un principio, quel principio che per i cattolici risiede nella regalità di Dio; unica regalità capace di ricondurre l’uomo ad una misura che lo preservi dall’individualismo, dal caos, dall’anarchia: in una parola dall’hybris. Quanto la manipolazione delle coscienze avanzi lo dimostra il caso Englaro. Questa vicenda ha visto l’abile manipolazione della verità operata da gran parte dei mass media, secondo una classica procedura. Prima si enfatizza un caso pietoso, quindi -vedrete che accadrà- si elaborano sondaggi fasulli ponendo alla gente domande artatamente costruite per farle dire ciò che si vuole, infine, si presentano i presunti risultati di un’inchiesta che vogliono far credere ai cittadini che la maggioranza della popolazione vuole il testamento biologico. Che questo sia vero è dimostrato dal fatto che il signor Englaro, rilassato e impomatato passa da un programma all’altro della televisione per perorare la causa dell’autodeterminazione. La maschera è stata gettata, da padre affranto, ora, quest’uomo si è trasformato in paladino di quella che lui chiama una conquista di civiltà. In tal modo il sentire comune, il ruolo del medico, la funzione della medicina e ogni principio di compassione vogliono venir subordinate alla volontà titanica del singolo. Questo processo disgregatore dei legami che costituiscono tutte le comunità, dalle più piccole alle più grandi è in atto e solo una rivolta della ragione e dello spirito potranno porvi un argine.

Oggi, è proprio nel campo della medicina che si scatenano le voglie di autodeterminazione dei teorici della libertà illimitata. Questa libertà, presenta pericolosi tratti eugenetici che si rivolgono sia contro se stessi che contro gli altri e a ben pensare, lo stesso testamento biologico, se verrà approvato, non sarà che l’atto attraverso il quale un essere umano sano rinuncerà ad aver compassione di se stesso. Perché il rifiutare di immaginarsi malati significa il non avere pietà neppure per se stessi e per coloro che ci amano. Come non intuire che per tale via, un presunto atto di dignità verso il morire si trasforma in atto di supremo egoismo, con il quale diciamo a chi ci ama: “Tu stai fuori dalla mia vita e conseguentemente, tu non devi entrare nella mia morte”; ma questa è la suprema negazione d’ ogni pietà e compassione! E’ creare un argine, una diga, un conflitto permanente fra sani e malati, favorendo in questi ultimi, tra le altre cose, la spiacevole impressione di essere dei pesi, e tutto ciò a prescindere dai contenuti più o meno aperti di un eventuale testamento biologico. Non basta il buon senso? Non basta evitare l’accanimento terapeutico? No! Si vuole rappresentare la propria morte secondo un copione di dignità che altri hanno deciso per noi, un copione che finirà con l’essere il catalogo delle nostre paure, del nostro egoismo, del nostro inganno.

L’autodeterminazione presunta, in tal modo si trasformerà in un inganno subito inconsapevolmente. perché, per noi, non avrà deciso l’amore, ma un’idea di dignità e di salute frutto di un’ideologia e non di ciò che siamo realmente. Per questo nessuno si è sentito di gioire davanti alla morte di Eluana anzi, si è invocato il silenzio, perché anche alla coscienza più traviata non può sfuggire il fatto che la vita va tutelata e mai sospinta scientemente verso il baratro.

Oggi, l’idea di una nuova forma di eugenetica che in nome di una presunta pietà vorrebbe farsi strada dentro le coscienze è denunciata da Benedetto XVI con parole forti: “ …Si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale. Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative, l’efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a detrimento di altre dimensione dell’esistenza umana.” E ancora: “ ..ciò che si deve ribadire con forza è l’eguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita. Lo sviluppo psichico, la cultura o lo stato di salute non possono mai diventare un elemento discriminante. E’ necessario, al contrario consolidare la cultura dell’accoglienza e dell’amore che testimoniano concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo le barriere che spesso la società erige discriminando chi è disabile e affetto da patologie, o peggio, giungendo alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un ideale astratto di salute e di perfezione fisica”. ( Discorso di BenedettoXVI nel corso del convegno della xv assemblea ordinaria della pontificia Accademia per la vita, 21 febbraio 2009).

 
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