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Beppino Englaro svela le sue idee politiche. Ci scrive Matteo Carnieletto.
Di Libertą e Persona - 21/02/2009 - Eutanasia - 1162 visite - 0 commenti

 Avevamo detto chiaramente: dietro Beppino ci sono le sue idee, e la politica e coloro che lo hanno sostenuto, e che lui ha sempre ringraziato: i sostentori dell'eutanasia legale e della giustezza del suicidio in nome dell'autodeterminazione. Eluana, poveretta, abbandonata subito dal padre, centra ben poco. Oggi sul Corriere Beppino ricorda il suo culto per Loris Fortuna, il parlamentare che portò l'aborto legale e che fece i primi disegni di legge per ...l'eutanasia! 

p.s In questi giorni hanno intervistato molti dei genitori, mariti o mogli degli oltre 2500 persone in uno stato come Eluana: le loro risposte: allora, se lui è un eroe, noi siamo dei delinquenti, che fanno soffrire i nostri cari! Oppure: tutti i giornali su un caso, perchè si vuole la morte, ma quando noi chiediamo aiuto, nessuno ci ascolta e ha interesse per noi (nenache lo Stato, che pure potrebbe aiutarci). Oppure: se l'eutanasia diventa culturalmente accettata, inevitabilmente chi vorrà vivere verrà considerato un egoista che pesa sulla società, e si sentirà in colpa... Per ora nessuno, comunque ha chiesto l'eutanasia: ma i radicali sono già alla caccia di un nuovo caso, per trasformarlo, mediaticamente, in un grimaldello per l'eutanasia.  

 

Englaro e la politica «Con Eluana ho conosciuto la sorella di Amato, ho sempre stimato Giuliano. Fini mi sorprende in positivo»

Beppino: vorrei che rinascesse il Psi «Sono cresciuto nel culto di Loris Fortuna e ricordo Craxi con entusiasmo. Candidarmi? Mai»

MILANO — Papà Beppino non si ferma. Testamento biologico e libertà individuali: il suo futuro. Perché non è finita. Non ancora. «Ho lottato per mia figlia, ma ora che è morta non me ne starò a guardare». Solo da cittadino. Nulla di più. Englaro scende in campo. Parteciperà a trasmissioni televisive (stasera da Fabio Fazio), interverrà a convegni (oggi in diretta telefonica con la manifestazione a Roma organizzata da Micromega), esprimerà la sua opinione. Presto attraverso una fondazione con il nome di Eluana. In ogni caso, sotto una pioggia di critiche. Che, in parte, sono già arrivate. «Lo so. Mi accusano ingiustamente di usare la mia storia per fare politica. Ma non mi interessa. Con tutto quello che ho passato, non mi faccio spaventare, non sono certo gli altri a dirmi cosa fare e cosa no». La sua esperienza al servizio della collettività. La storia di Eluana, «un approfondimento unico che la sorte gli ha riservato». L'incidente stradale nel 1992, l'iter giudiziario iniziato nel 1996, l'epilogo oltre dieci anni dopo.

Ma alla base due principi fissi: libertà individuale e autodeterminazione. Englaro li proclama sin dalla mattina dopo lo schianto che ha ridotto la figlia in fin di vita. Idee che non cambiano, nonostante i confronti serrati, gli scontri politici e ideologici, le minacce di morte. «Nessuno può decidere per la vita degli altri. Eluana aveva già deciso per sé»: il suo ritornello. Oggi Beppino si guarda indietro, oltre gli ultimi diciassette anni. Oltre l'uomo deciso e irriducibile che finora ha mostrato al mondo. E vede se stesso bambino, sulle ginocchia del padre Giobatta mentre per la prima volta sente parlare di socialismo. A Paluzza, in Carnia. Dove di fatto affondano le sue radici. Culturali e anche politiche. «Sono sempre stato socialista — racconta —, in famiglia ho respirato quest'aria ».

Deve fare mente locale, recuperare pezzi di memoria, tornare indietro nel tempo, scavalcando i meandri della sua lunghissima battaglia giudiziaria. Ma poi tutto torna a galla. E ritrova quel filo sottile che lo lega al passato e lo condurrà nel futuro. «Con mio padre parlavo di Loris Fortuna, il socialista padre della legge sul divorzio e autore della prima proposta sulla depenalizzazione dell'aborto. Per noi friulani resta un leader. Poi ho sempre avuto in mente il partito socialista, del quale Bettino Craxi prese le redini nel 1976. Ricordo l'entusiasmo di quegli anni, vedevo in lui il segretario capace di rilanciare il Psi, dandogli vigore, forza e peso politico. Era una ventata nuova, si capiva che sarebbe diventato trainante a livello nazionale. Il culmine fu quando divenne presidente del Consiglio». Orgoglio socialista. Beppino non lo nasconde. Ammira Bettino Craxi, nonostante le sue vicissitudini. «Non parlo di quello che gli è successo dopo. Ma politicamente ne ero affascinato. Ricordo quando, durante la crisi di Sigonella, Craxi non cedette alle richieste del governo americano. Fu il momento più bello». I due si incontrano a Roma, in un ristorante. «Fu spontaneo per entrambi alzarci e stringerci la mano. C'era anche mia moglie». A differenza di suo fratello Armando, segretario del Psi carnico, Beppino non fa politica, ma da lontano segue gli eventi. Fa amicizia con Roberta Breda, deputato eletto nel collegio di Udine: «Era una socialista e una donna eccezionale. Fu triste quando morì di cancro. Era così giovane. Andai al suo funerale».

Poi il rapporto stretto con la sorella di Giuliano Amato: «Frequentava la spiaggia di Pesaro dove andavo con Eluana. Lei conosceva mia figlia. Parlavamo di Amato, che ho sempre stimato: lo chiamavo "testa d'uovo". In lui percepivo l'intellighentia del Psi». Passano gli anni, il partito si sfalda.

Ma Englaro continua a votare i socialisti ovunque essi siano. «L'ho fatto anche quando si sono associati alla "Rosa nel pugno"». E non perde la speranza: «Spero in una rinascita del partito socialista, come un partito liberale all'avanguardia, riformista, da contrapporre ai conservatori. Mi dicono tutti che è un'illusione. Ma questo è il mio sogno. Come si fa a buttare all'aria oltre cento anni di storia?». I sogni nel cassetto, da un lato. Dall'altro, la vita: «Ho sempre creduto nella libertà nel sociale. E questo si è verificato nella vicenda di Eluana. Non a caso, l'aiuto è arrivato proprio da socialisti».

Non è più un segreto: sono l'ex deputato Gabriele Renzulli (ora Pd) e il senatore pdl Ferruccio Saro ad aprirgli la strada del Friuli. Con loro Renzo Tondo, attuale governatore pdl. Settimane di fuoco. Tra dispute politiche, insulti, ma anche posizioni di tutto rispetto: «Ringrazierò per sempre il presidente Napolitano che non ha firmato il decreto. Non dimenticherò l'intervento di Gianfranco Fini: una sorpresa inaspettata. È stato un momento storico senza precedenti. È stato come dire: "Insomma, siamo o no in uno Stato di diritto?"». Quel filo sottile che non si spezza continua oggi nell'impegno civile. «Ho una mia idea sul testamento biologico. La futura legge dovrebbe prevedere la possibilità di nominare un curatore speciale ». Una figura non nuova che richiama il nome di Franca Alessio, che lo fu per Eluana. Ma Englaro pensa ancora a lei. «Se dovessi perdere la coscienza, Franca Alessio si occuperà di decidere per me nel dialogo con il medico, con la possibilità di sospendere qualsiasi trattamento. Solo così non mi succederà quello che è accaduto a mia figlia». Nessuna scadenza nel mandato: «Non ce ne sarà bisogno, il curatore dovrebbe agire sotto il controllo del tribunale». Gli appuntamenti sono tanti. È ora di chiudere. Nessun ripensamento su un'eventuale candidatura: «Non lo farei mai, neppure se tornasse il grande partito socialista ». Corriere della sera, 21/2/2009

Lettera di Matteo Carnieletto:

 È passata ormai un po' di tempo dalla morte di Eluana Englaro. I volti della sinistra e del mondo laicista che avevano ordinato il silenzio su questa morte parlano già di referendum e di mobilitazioni di massa in favore del diritto alla morte. Ma esiste un diritto di questo tipo? Noi crediamo di no e pensiamo che questo tipo di idee provengano da piccole minoranze e non dalla maggioranza del popolo italiano. Leggiamo nel numero di dicembre di Erasmo, rivista del Grande Oriente d'Italia, un articolo che Umberto Veronesi aveva scritto per Repubblica. L'esimio professore inizia la sua trattazione partendo dal fatto che Eluana «ha parlato semplicemente e chiaramente: «Io non voglio esistere così», diceva indicando il suo amico in coma vegetativo, riferendosi inequivocabilmente a quel corpo che stava davanti a lei, a come lo vedeva e lo percepiva, provandone terrore. Non ci sono giochi di parole: proprio quello ad ogni costo non voleva Eluana, e da lì dobbiamo ripartire, per non perderci nella "tragedia degli equivoci"».

Come giustamente fa notare Veronesi non dobbiamo perderci nella tragedia degli equivoci e ci sembra giusto aggiungere qualche dettaglio che il professore sembra dimenticare. Pietro Crisafulli, per molto tempo amico e confidente del padre di Eluana, scrive: “Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che 'non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire'. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entro' anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico”. Il professor Veronesi deve riconoscere che Eluana non voleva morire.

Scrive il dottor Morte Veronesi: “Resta da vedere perché mai dovremmo mettere in dubbio il lavoro paziente e meticoloso dei nostri giudici che hanno ricostruito questa volontà, emettendo una sentenza che sapevano perfettamente sarebbe stata altamente impopolare. E perché mai un padre adorante verso la propria "bambina", come dice Beppe Englaro, avrebbe dovuto battersi per anni per realizzare tale volontà, affrontando la gogna mediatica e la distruzione della sua vita personale?” A queste domande vorremmo rispondere noi. Il lavoro paziente e meticoloso dei giudici si è già rivelato fallace. Le parole di Crisafulli dimostrano che Eluana non ha mai detto di voler morire e che tutto è stato organizzato affinché venisse introdotta in Italia se non una legge mortifera, almeno una discussione su questa. Le posizioni che la Massoneria ha espresso in materia di aborto ed eutanasia sono abbastanza note; basti ricordare qualche frase del due volte Gran Maestro della Loggia di Francia, Pierre Simon: “Amare veramente la vita, rispettarla, implica che bisogna avere talora il coraggio di rifiutarla. L'eutanasia è spesso oggetto di una domanda molto profonda dei genitori, soprattutto delle madri. Certe, angosciate davanti alla loro gravidanza, non danno pace finché non ci strappano questa promessa: di non lasciare vivere un bambino che sia anormale senza possibilità di cura”. Come è umano il due volte Gran maestro di Parigi! Ci ricorda tanto una frase simile scritta qualche decennio prima: “Si garantisca una morte pietosa ai pazienti considerati incurabili secondo il miglior giudizio umano”. Queste parole potrebbero essere state pronunciate da un qualsiasi sostenitore dell'eutanasia, da un Pannella o un Veronesi. In realtà sono state proferite da Adolf Hitler. Già questa semplice similitudine tra due diverse ideologie della morte – quella massonica e quella nazionalsocialista - dovrebbe far sorgere in noi qualche opposizione nei confronti dell'eutanasia.

Nel giorno in cui scriviamo si è tenuta a Roma una manifestazione No Vat. alla quale hanno partecipato associazioni laiche, antifasciste e omosessuali. Su Repubblica ci viene spiegato che il corteo è stato organizzato da un movimento “nato per iniziativa di alcune soggettività lesbiche, gay, trans e femministe”, chiamato Facciamo Breccia. Che omosessuali e partito radicale vadano a braccetto (non solo in senso figurato) è cosa nota. Ma perché è stato organizzato questo No Vat.? Uno degli organizzatori ha detto: “Siamo scesi in piazza per rivendicare la libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita, l'abolizione dell'ora di religione nelle scuole e la piena cittadinanza per lesbiche, trans, gay e migranti". Chiediamo al gentile organizzatore di Facciamo Breccia come si possa rivendicare la libertà di scelta in ogni fase della vita. Per esempio un bambino che non ha ancora sviluppato la mente per ragionare come può scegliere liberamente? Attendiamo risposta. L'ora di religione non è obbligatoria nelle scuole; lo studente può decidere se partecipare o meno alle lezioni. Questo, tra l'altro, accade solo per questa disciplina e non c'è nessuno che, per esempio, possa chiedere l'esonero dalla lezione di matematica. Per quanto riguarda la piena cittadinanza per lesbiche, trans, ecc., che io sappia, un omosessuale rimane cittadino italiano e non passa ad un'altra cittadinanza perché dell'altra sponda. Sul sito di Facciamo Breccia possiamo leggere che il Vaticano attacca le forme di vita, i corpi reali e la loro dignità, in nome di una astratta e normativa "difesa della vita". Chi vuole la morte di una persona per fame e sete difende la libertà dell'uomo? Per carità!

Matteo Carnieletto

 
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