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La stoccata di Giovannetti al Museo di scienze e al suo direttore.
Di Rassegna Stampa - 18/02/2009 - Attualità - 866 visite - 0 commenti
In questi giorni è comparsa su L'Adige la lettera di un professore universitario darwinista, piuttostro celebre, a commento delle posizioni di Michele Lanzinger e del museo trentino di scienze naturali. Riportiamo la Sua lettera e il commento del direttore de L'Adige, Pierangelo Giovannetti, molto duro contro chi vuole piegare la scienza a conclusioni filosofiche improprie. Per noi di L& P è un bel riconoscimento, dopo che, avendo espresso le stesse motivazioni di Caputo e Giovannetti, eravamo stati attaccati violentemente come oscurantisti sui giornali locali e non solo...

15/02/2009 09:56 Caro Direttore, mi è capitato di leggere sull'Adige l'articolo del dottor Lanzinger nell'occasione del «Darwin day», che anch'io ho celebrato nella città, Ancona, dove vivo da 15 anni e lavoro all'Università. Sono da sempre un darwinista convinto e ho anzi cercato di conformare la mia vita tentando di seguire, nel mio piccolissimo, le orme del grande Maestro. Sono stato due volte in Antartide a studiare i famosi «pesci di ghiaccio» (Ice fish), ormai paradigmatici per spiegare come i meccanismi dell'evoluzione non si conformino a un «disegno intelligente» di marca neocreazionista. Ho anche «battuto» l'Africa settentrionale per studiare dei piccoli rettili la cui storia evolutiva può essere letta alla luce delle complesse vicende paleogeografiche e paleoclimatiche del Mediterraneo. Penso perciò di potermi considerare a pieno titolo un darwinista: insegno tra l'altro da più di dieci anni «Anatomia comparata», materia evoluzionistica per eccellenza. E proprio in quanto darwinista devo esprimere il mio sconcerto per come sia stato celebrato il «giorno darwiniano», non tanto centrato sulla figura di Darwin naturalista e biologo, ma su quel «naturalismo metafisico» impropriamente tratto dall'opera darwiniana e che oggi sembra proporsi come l'ideologia in grado di sostituirsi a quelle ormai defunte (o almeno agonizzanti) del Secolo appena concluso: ideologia che mi sembra coincidere con il relativismo. Ho avuto occasione di confrontarmi proprio nel «Darwin day» con uno dei principali esponenti della nuova «etica evoluzionistica» in Italia, il quale ha sostenuto, in linea con quanto si può leggere nell'articolo di Lanzinger, che l'uomo «ha gli stessi meriti» di un qualsiasi altro animale non umano. In quest'ottica, l'uomo viene perciò considerato «nient'altro che un animale», equiparato a una formica, a un acaro o magari al protozoo che ci causa un terribile mal di pancia! Ho fatto notare che, se è vero che da un punto di vista ecologico una nicchia equivalga a un'altra, non si può dire lo stesso quando si considerino le straordinarie capacità cognitive dell'uomo, che lo rendono un animale assolutamente «speciale» e meritevole di un particolare statuto e di una dignità intangibile. È vero, come dice Lanzinger: non siamo più il «centro geografico» dell'Universo, ma ne restiamo comunque al centro poiché, per quanto ne sappiamo, siamo gli unici esseri viventi che sanno che un universo esista! Non sono poi nemmeno d'accordo con l'affermazione secondo cui «l'universo non è stato creato apposta per ospitare proprio noi». In quanto cultore delle Scienze empiriche, concordo infatti con l'ex direttore della Specola vaticana, George Coyne, secondo il quale «le Scienze naturali sono limitate allo studio della materia e non possono essere che neutre riguardo qualsiasi interpretazione, ateista o teista, della natura» (intervista a «Le Scienze», 449: 18-19, 2005). Vorrei citare infine un altro grande evoluzionista - anzi - colui che è considerato il continuatore dell'opera di Darwin nel Novecento, Ernst Mayr: «Certamente, da un punto di vista zoologico, l'uomo è un animale, ma un animale unico, che differisce da tutti gli altri per così tanti aspetti fondamentali da giustificare una scienza separata specificamente dedita al suo studio, un sistema di valori riferito all'uomo e un'etica antropocentrica» (in: «Storia del pensiero biologico», pag. 384. Ed. Bollati-Boringhieri). Vincenzo Caputo - Ancona



Charles Darwin è stato un grande biologo e naturalista che, grazie alle sue ricerche empiriche, ha sviluppato una teoria dell'evoluzione che resta oggi la più convincente spiegazione scientifica sull'origine e lo sviluppo delle specie. Se sul piano scientifico nuove conoscenze porteranno allo sviluppo o all'affinamento di nuove teorie, ciò porterà ad un'ulteriore verifica di falsificabilità della teoria darwiniana, ed al suo superamento o meno. Questo è il Charles Darwin, biologo e naturalista, che studiamo a scuola e che grande contributo ha dato alla conoscenza delle specie. Altro è il darwinismo, la pretesa di tradurre i ritrovati scientifici di Darwin in una filosofia, o meglio in una ideologia, strutturata in una serie di principi che fuoriescono dalla biologia e dalle scienze naturali, ma diventano criteri ermeneutici della realtà, dell'uomo, del suo destino, tanto da arrivare a dire - come ha scritto Michele Lanzinger sull'Adige di giovedì scorso - che «Darwin ha tolto l'uomo dal centro del mondo naturale», che «la storia naturale è un disegno cieco che procede per variazioni casuali», e che «l'universo non è stato creato per ospitare l'uomo». Affermazioni del genere sono tipiche di una filosofia, non di una interpretazione scientifica che ha il dovere di fermarsi di fronte a ciò che esula dal suo campo, o di cui non ha dimostrazione scientifica. Altrimenti si dà vita all'ideologia dell'evoluzionismo, che è eguale e contraria a quella del creazionismo. Ideologie che hanno piena libertà di esistere e di fare proseliti, ma che non possono essere spacciate per scienza. Se si usa Darwin per spiegare tutta la realtà vivente, compreso il comportamento umano, escludendo ogni altra prospettiva, quasi che l'evoluzione possa rendere superflua una creazione e tutto possa essersi autoformato e ricondotto al caso, allora si fa opera di mistificazione. Né scienza, né divulgazione scientifica, ma mistificazione. La scienza, in quanto tale, con i suoi metodi, non può dimostrare ma neppure escludere che un disegno superiore si sia realizzato, quali che siano le cause, all'apparenza anche casuali o rientranti nella natura. Forse i 200 anni dalla nascita dovevano servire a far conoscere Darwin, grande biologo e naturalista, e non a celebrare un filosofo di «metafisica naturalista», quale Charles Darwin non è mai stato. p.giovanetti@ladige.it
 
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