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Chiesa e Nazional-socialismo (a cura di Matteo Graziola)
Di Francesco Agnoli - 28/01/2009 - Storia del Novecento - 1247 visite - 0 commenti

Benchè personalmente sia stufo delle mistificazioni, per cui la Chiesa e i cattolci vengono sempre accusati da chi non ne ha propriamente il diritto, da ex fascisti come Fini l'ipocrita, da ex comunisti come Veltroni, o da altri che dimenticano a bella apposta le incredibili persecuzioni fisiche e culturali cui furono sottoposti anche (non vanto nessuna esclusività) i cattolci nella Germania nazista..., nonostante tutto ciò, dicevo, ritengo utile pubblicare due ottimi studi di don Matteo Graziola, che è anche professore di storia e filosofia.

La Chiesa contro il nazismo L’enciclica Mit brennender Sorge del 1937

 Pio XI e il cardinale Pacelli di fronte a Hitler Le reiterate accuse a Pio XII di essere stato favorevole al nazismo e quelle recentemente sollevate contro la Chiesa in genere di essere stata consenziente alle leggi razziali sono state ampiamente confutate da numerosi studi pubblicati anche in tempi recenti. Stupisce quindi l’insistenza antistorica di chi, pensando evidentemente di avere buon gioco su un’opinione pubblica poco bendisposta verso la Chiesa Cattolica, rilancia continuamente le accuse, noncurante di qualsiasi loro confutazione. Questa ostinazione arriva fino al punto di ignorare il documento più importante e imponente della lotta della Chiesa contro il nazismo, vale a dire l’enciclica Mit brennender Sorge (“Con grande ansia”). Datata 14 marzo 1937, fu scritta in lingua tedesca e letta pubblicamente in tutte le 11500 chiese parrocchiali della Germania il giorno 21 marzo, domenica delle palme. Essa era stata preceduta da interventi molto chiari di Pio XI di condanna dell’antisemistismo ("La Chiesa condanna l'odio contro il popolo già eletto da Dio, quell'odio cioè che oggi volgarmente suole designarsi con il nome di antisemitismo", aveva pubblicato nel 1925 tramite il Sant’Uffizio; e nel 1933 aveva censurato le discriminazioni verso gli ebrei in Germania come un’offesa “non solo alla morale ma anche alla cultura”); ed era stata preceduta dal tentativo di arginare il regime hitleriano con un Concordato nel 1933, con lo scopo di salvare le associazioni cattoliche e la possibilità per la Chiesa di esercitare la sua funzione religiosa, educativa e sociale, il che avrebbe costituito un efficace fattore di difesa e resurrezione per tutto il popolo tedesco di fronte alla pretesa totalitaria del nazismo.

 Il Concordato però non ebbe successo, perché il regime non rispettò i patti e inasprì l’oppressione verso le organizzazioni cattoliche fino alla chiusura di fatto delle scuole cattoliche stesse. A quel punto Pio XI, di comune accordo con i Vescovi tedeschi, decise di intervenire in quel modo che è stato definito la più forte condanna vaticana di un regime politico. La decisione fu quella di far arrivare una parola chiara anzitutto ai cattolici tedeschi e a tutta la loro nazione, e contestualmente al mondo intero; si scelse quindi la forma della lettera enciclica, cioè quella usata per i più importanti documenti pontifici e quella di più universale diffusione. Se pochi giornalisti e opinionisti ricordano oggi questo straordinario documento, ancora meno sono quelli che ricordano o conoscono che il suo autore fu il cardinale di stato Eugenio Pacelli, colui che due anni dopo sarebbe succeduto a Pio XI sul soglio pontificio con il nome di Pio XII. Egli era stato nunzio apostolico in Germania dal 1917 al 1930, per diventare poi il più stretto collaboratore di Pio XI, il quale, a sua volta, oltre a conoscere molto bene la lingua tedesca, era stato in precedenza nunzio apostolico in Polonia: i due dunque erano in condizione di comprendere adeguatamente quello che stava avvenendo attorno ad Hitler. Come segretario di stato Pacelli aveva già effettuato prima dell’enciclica, con l’appoggio pieno del Papa, interventi molto energici in opposizione all’ideologia nazista. Subito dopo la ratifica del Concordato nel luglio del 1933, aveva iniziato un fitto scambio di note tra la Santa Sede e il governo tedesco protestando apertamente per le inadempienze dei patti (in una nota aveva sottolineato “la brutale discrepanza tra diritto concordato e realtà anticoncordataria”) e per la promulgazioni di leggi inaccettabili per i cattolici e in contrasto col diritto naturale stabilito da Dio stesso nei cuori di tutti gli uomini (in altre note osservava: “Una legge umana è impensabile senza un ancoraggio nel divino. E questo ancoraggio non può basarsi su un ‘divino’ inteso in senso arbitrario, la razza. Non sull’assolutizzazione dello stato. Un tale ‘dio’ di sangue e di razza non sarebbe nient’altro che l’immagine riflessa autocreata della propria ristrettezza e limitatezza”).

Tali note non rimasero solo negli ambienti diplomatici, ma furono pubblicate in tre riprese (tra il 1934 e il 1936) come ‘libri bianchi’ della Santa Sede, di volta in volta notificati ai vescovi tedeschi. Ma non c’è cosa migliore che leggere alcuni passi dell’enciclica del 1937 per rendersi conto delle assurdità delle accuse rivolte a Eugenio Pacelli. Nessuno osò parlare in Germania in modo così forte e chiaro contro l’ideologia nazionalsocialista. Lo riconobbe lo stesso scienziato ebreo Albert Einstein già nel dicembre del 1940: “[…] guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane. Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente". La reazione del regime nazista all’enciclica fu immediata. Anzitutto tentò un’azione intensissima di propaganda per screditare il clero cattolico sul piano morale, nella speranza di distogliere il popolo tedesco dai contenuti dell’enciclica. Quindi applicò con disposizioni governative il divieto delle associazioni giovanili e la soppressione delle scuole confessionali. Prima dunque di passare ad una eliminazione violenta dei cattolici, il tentativo era quello di togliere loro ogni possibilità di sviluppare la loro influenza sulle coscienze tedesche.

Tuttavia l’enciclica, che sembrò non ottenere nulla sul piano storico, stabilì un provvidenziale punto di giudizio, chiaro e motivato, anzitutto per i cattolici e quindi per tutta la popolazione tedesca. Essa pose quindi le basi per una rinascita delle coscienze e quindi contribuì non poco all’indebolimento della forza psicologica e culturale del regime. Quanto questo abbia pesato sulla sua lenta e sanguinosissima dissoluzione è impossibile dirlo; quello che è certo è che l’enciclica offrì giudizi, riflessioni e indicazioni che ancora oggi sarebbero di vitale importanza per la formazione delle coscienze degli uomini liberi. La lotta tra Chiesa e regime nazista continuò apertamente fino all’estate del 1938. Nel frattempo Hitler cominciò a mostrare al mondo di non essere più un semplice leader di uno stato europeo, ma il capo di una macchina militare che in pochi anni aveva raggiunto livelli di potenza impressionanti. Un primo avvertimento al mondo venne il 12 marzo 1938 con l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al Terzo reich. La Chiesa tuttavia non rinunciò ancora alle sue denunce. Il 19 maggio Hitler venne definito “an Austrian paperhanger” (un imbianchino austriaco da carta da parati) dal Cardinale di Chigago; l’ambasciatore tedesco in Vaticano pretese ‘ripari’: il Vaticano non fece nessuna scusa e anzi il 24 giugno ritorse l’accusa e respinse nuovamente la politica di Hitler che il 30 maggio aveva annunciato il suo proposito di invadere la Cecoslovacchia.

E in effetti il 1 ottobre i tedeschi occuparono i Sudeti. E il 9-10 novembre, in risposta all’assassinio di un diplomatico tedesco da parte di un ebreo, scatenarono una violenta reazione antisemita: “la notte dei cristalli”, che fu l’inizio della soppressione violenta del popolo ebraico. A quel punto fu chiaro a tutti che ogni intervento pubblico di condanna del regime hitleriano comportava non più la semplice reazione diplomatica, ma l’inasprirsi di una violenza inaudita che stava per avventarsi sul mondo intero. Hitler mise in campo nel 1939 un esercito (che già da qualche anno aveva preso il nome di Wehrmacht, ‘forza di difesa’) di 2 milioni di uomini e migliaia di carri armati ed aerei, mentre il suo odio antisemita lo avrebbe portato nel 1941 alla trasformazione dei campi di detenzione in campi di sterminio degli ebrei e di tutti gli oppositori del regime. Di fronte a questa agghiacciante realtà, a partire dall’estate del 1938 prima Pio XI e subito dopo Pio XII mutarono drasticamente la modalità di intervento. La Chiesa si concentrò sullo sforzo diplomatico per frenare e arrestare il conflitto imminente. Pochi giorni prima dell’invasione tedesca della Polonia, avvenuta il 1 settembre 1939 – data di inizio della seconda guerra mondiale -, Pio XII in un discorso radiofonico rivolto a tutto il mondo coniò la celebre frase che sintetizza lo sforzo sostenuto continuamente dalla Chiesa per fermare il conflitto: “Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace”. Il 25 dicembre del 1941 il New York Times scrisse: "La voce di Pio XII è una voce solitaria nel silenzio e nell'oscurità in cui è piombata l'Europa in questo Natale. Egli è l'unico sovrano del Continente europeo che ha il coraggio di innalzare la sua voce... Solo Il Papa ha chiesto il rispetto per i trattati la fine delle aggressioni, un uguale trattamento per le minoranze e la libertà dalla persecuzione religiosa. Nessuno più del Papa è ancora capace di parlare in favore della Pace". Sul versante dello sterminio degli ebrei, Pio XII scelse di agire in quattro direzioni. In primo luogo decise di evitare ogni dichiarazione imprudente che sarebbe costata la vita a moltitudini indifese di fronte alla brutalità hitleriana.

Nel 1943 scrisse al vescovo di Berlino che l’intento di evitare il peggio era “uno dei motivi fondamentali per i quali ci poniamo limiti nelle nostre dichiarazioni”. Nello stesso anno rispose così – tramite la segreteria di stato - alla richiesta da parte di tre rabbini americani di un pubblico appello pontificio per la salvezza degli ebrei: “un appello pubblico non sarebbe conveniente”, perché la Germania lo avrebbe preso come pretesto, come già avvenuto, per rendere “ancora più gravi le misure antiebraiche nei territori da essa occupati”. In secondo luogo scelse di intervenire con messaggi radiofonici natalizi che, come quello del 1942, richiamavano energicamente e dettagliatamente i diritti fondamentali dell’uomo e la tragedia di “migliaia di persone” che “senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe” erano “destinate alla morte o a un progressivo deperimento”. Nel 1943 ripeté la stessa condanna, spiegando in privato che si riferiva soprattutto allo sterminio degli ebrei. In terzo luogo scelse di mobilitare l’intera Chiesa cattolica per il salvataggio silenzioso e clandestino di tutti gli ebrei che si fossero potuti aiutare. Alla fine del conflitto sopravvissero in Europa 950.000 ebrei: si calcola che il 70-90% si sia salvato in strutture cattoliche, come confermato anche da parte ebraica; lo storico ebreo Emilio Pinchas Lapide, già console generale di Israele a Milano ha scritto che "La Santa Sede, i nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700.000 e gli 850.000 ebrei". Gli ebrei romani volevano addirittura ornare la Sinagoga di Roma con una lapide in cui si ringraziava Pio XII per quanto fatto in loro aiuto e difesa. In quarto luogo appare sorprendente la disponibilità a rischiare molto anche a livello strategico da parte di Pio XII. Egli offrì i suoi canali ecclesiastici come collegamento tra l’opposizione militare tedesca e l’Inghilterra già dal 1939-40 ed ebbe ripetuti contatti con la resistenza tedesca. Tutto ciò appare ancora più chiaro e sorprendente se si tiene presente che la Chiesa non aveva da fronteggiare solo l’attacco del nazismo, ma anche quello del comunismo sovietico e quello della massoneria internazionale. Da parte del comunismo la Chiesa cattolica aveva subito la totale eliminazione dai territori russi, con l’uccisione e l’internamento di tutti i suoi sacerdoti e di moltissimi fedeli, mentre anche i cristiani ortodossi venivano sottoposti in massa allo sterminio nei Gulag.

L’ideologia e l’organizzazione comunista si erano oltretutto diffuse anche nei paesi occidentali nei primi due o tre decenni del secolo (Italia, Francia, Spagna, Germania) e minacciavano una devastazione totale delle realtà ecclesiali. Allo stesso tempo in America Latina la Chiesa doveva subire violenze simili da parte di organizzazioni massoniche ateistiche, in modo particolare in Messico, con migliaia di fedeli, sacerdoti e vescovi uccisi. La Chiesa era consapevole, specialmente Eugenio Pacelli, che la caduta del regime nazista avrebbe favorito l’avanzamento del comunismo in Europa: ciò nonostante vi si oppose duramente, consapevole che la difesa dal comunismo ateo non poteva passare dall’accettazione di un regime menzognero e violento come quello nazista. Questo fatto dovrebbe essere maggiormente considerato per capire il valore dell’opposizione della Chiesa Cattolica al regime di Hitler.

A ben guardare non solo le accuse a Pio XII possono essere ampiamente confutate, ma appaiono addirittura rovesciate. Chi, oltre alle considerazioni storiche sopra accennate, leggerà i testi sottostanti tratti dall’enciclica del 1937, potrà rendersi conto che difficilmente la Chiesa e l’umanità intera avrebbero potuto avere in tempi così tragici una guida più idealmente elevata e allo stesso tempo più concretamente efficace di quella che ebbero in Eugenio Pacelli. La vera questione da porsi non è se fosse stato meglio per il Papa agire diversamente (anche perché sarebbe impossibile dare una risposta certa), ma quali siano le cause e le ragioni profonde che hanno portato l’umanità nel baratro dei totalitarismi dell’Ovest e dell’Est, della guerra mondiale, dello sterminio, del genocidio: solo la risposta a questa domanda può aprire gli occhi sulle altre tragedie del passato e del presente, e rendere consapevoli delle loro cagioni.

SINTESI DELLA LETTERA ENCICLICA DI PIO XI Mit brennender Sorge Contro gli errori e le violenze del regime nazista

Firmata il 14 marzo 1937 e letta pubblicamente a sorpresa in tutte le 11500 parrocchie tedesche il 21 marzo 1937, Domenica delle Palme, in lingua tedesca. Autore il Cardinale di Stato Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. La presente sintesi riporta circa la metà delle frasi del testo originale. Le evidenziazioni in grassetto e i titoli dei capitoli sono del curatore di questa sintesi.

Con viva ansia e con stupore sempre crescente veniamo osservando da lungo tempo la via dolorosa della Chiesa e il progressivo acuirsi dell’oppressione dei fedeli ad essa rimasti devoti nello spirito e nell’opera; e tutto ciò in quella terra e in mezzo a quel popolo, a cui San Bonifacio portò un giorno il luminoso e lieto messaggio di Cristo e del Regno di Dio.

I. (VERE INTENZIONI VATICANE DEL CONCORDATO E DENUNCIA DEL SUO CALPESTAMENTO DA PARTE DEL GOVERNO TEDESCO) …nell’estate del 1933, a richiesta del governo del Reich, accettammo di riprendere le trattative per un Concordato, in base ad un progetto elaborato già vari anni prima … fummo mossi dalla doverosa sollecitudine di tutelare la libertà della missione salvatrice della Chiesa in Germania e di assicurare la salute delle anime ad essa affidate, e in pari tempo dal sincero desiderio di rendere un servizio d’interesse capitale al pacifico sviluppo e al benessere del popolo tedesco. L’esperienza degli anni trascorsi mette in luce le responsabilità e svela macchinazioni, che già dal principio non si proposero altro se non una lotta fino all’annientamento. Nei solchi, in cui Ci eravamo sforzati di gettare la semenza della vera pace, altri sparsero …la zizzania della sfiducia, della discordia, dell’odio, della diffamazione, di un’avversione profonda, occulta e palese, contro Cristo e la sua Chiesa, scatenando una lotta che si alimentò a mille fonti diverse e si servì di tutti i mezzi… La moderazione da Noi finora mostrata, nonostante tutto ciò, non Ci è stata suggerita da calcoli di interessi terreni né tanto meno da debolezza, ma semplicemente dalla volontà di non strappare, insieme con la zizzania, anche qualche buona pianta … Oggi, che la lotta aperta contro le scuole confessionali, tutelate dal Concordato, e l’annientamento della libertà di voto per coloro che hanno diritto all’educazione cattolica, manifestano, in un campo particolarmente vitale per la Chiesa, la tragica serietà della situazione e una non mai vista pressione spirituale dei fedeli… non cesseremo di opporCi ad una mentalità, che cerca, con aperta o occulta violenza, di soffocare il diritto… Noi Ci rivolgiamo oggi a voi e, per mezzo vostro, ai fedeli cattolici della Germania, i quali, come tutti i figli sofferenti e perseguitati, stanno molto vicini al cuore del Padre comune. In questa ora in cui la loro fede viene provata, come vero oro, nel fuoco della tribolazione e della persecuzione, insidiosa o aperta, ed essi sono accerchiati da mille forme di organizzata repressione della libertà religiosa, in cui l’impossibilità di aver informazioni conformi a verità, e di difendersi con mezzi normali molto li opprime, hanno un doppio diritto ad una parola di verità …

 II. (NO ALLA RELIGIONE NAZIONALISTA E RAZZISTA) E anzitutto, Venerabili Fratelli, abbiate cura che la fede in Dio, primo e insostituibile fondamento di ogni religione, rimanga pura e integra nelle regioni tedesche. Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente … Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanismo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale… Se la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell’ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi, e divinizzandoli con culto idolatrino perverte e falsifica l’ordine da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. Rivolgete, o Venerabili Fratelli, l’attenzione all’abuso crescente, che si manifesta in parole e per iscritto, di adoperare il tre volte santo nome di Dio quale etichetta vuota di senso per un prodotto più o meno arbitrario di ricerca o aspirazione umana, e adoperatevi affinché tale aberrazione incontri tra i vostri fedeli la vigile ripulsa che merita. Il nostro Dio è il Dio personale, trascendente, onnipotente, infinitamente perfetto, Uno nella Trinità delle Persone e Trino nell’Unità della Essenza Divina, Creatore dell’universo, Signore, Re e ultimo fine della storia del mondo, il quale non ammette né può ammettere altre divinità accanto a Sé. Questo Dio ha dato i Suoi comandamenti in maniera sovrana: comandamenti indipendenti da tempo e spazio, da regione e razza. Come il sole di Dio splende indistintamente su tutto il genere umano, così la Sua Legge non conosce privilegi né eccezioni. Governanti e governati, coronati e non coronati, grandi e piccoli, ricchi e poveri dipendono ugualmente dalla Sua parola. Dalla totalità dei Suoi diritti di Creatore promana essenzialmente la Sua esigenza di un’ubbidienza assoluta da parte degli individui e di qualsiasi società. E tale esigenza dell’ubbidienza si estende a tutte le sfere della vita, nelle quali le questioni morali richiedono l’accordo con la Legge divina e con ciò stesso l’armonizzazione dei mutevoli ordinamenti divini. Solamente spiriti superficiali possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, Creatore del mondo, Re e Legislatore dei popoli, davanti alla grandezza del quale le nazioni sono piccole come gocce in un catino d’acqua (Is. XL, 15). I Vescovi della Chiesa di Cristo "preposti a quelle cose che riguardano Dio" (Hebr. V, 1) devono vigilare perché non si affermino tra i fedeli tali perniciosi errori … contro un provocante neopaganesimo…

 III. (INSUPERABILITA’ DI CRISTO E VALORE IRRINUNCIABILE DELL’ANTICO TESTAMENTO EBRAICO; CONDANNA DELL’ESALTAZIONE DI CONDOTTIERI UMANI – CHIARO RIFERIMENTO AD HITLER) La fede di Dio non si manterrà a lungo andare pura e incontaminata, se non si appoggerà nella fede in Gesù, Cristo. "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui a cui il Figlio lo vuole rivelare" (Matth. II, 27)… In Gesù Cristo, incarnato Figlio di Dio, è apparsa la pienezza della Rivelazione divina … I Libri Santi dell’Antico Testamento sono tutti parole di Dio, parte organica della Sua Rivelazione … Chi quindi vuole banditi dalla Chiesa e dalla scuola la storia biblica e i saggi insegnamenti dell’Antico Testamento, bestemmia la parola di Dio, bestemmia il piano della salute dell’Onnipotente ed erige a giudice dei piani divini un angusto e ristretto pensiero umano … La rivelazione culminata nell’Evangelo di Gesù Cristo è definitiva e obbligatoria per sempre, non ammette appendici di origine umana e, ancora meno, succedanei o sostituzioni di "rivelazioni" arbitrarie, che alcuni banditori moderni vorrebbero far derivare dal così detto mito del sangue e della razza … non è stato dato agli uomini alcun altro nome sotto il cielo, per diventare beati, se non il nome di Gesù. Anche se un uomo identifichi in sé ogni sapere, ogni potere e tutta la possanza materiale della terra, non può gettare fondamento diverso, da quello che Cristo ha gettato (I Cor. III, 11). Colui quindi che con sacrilego disconoscimento della diversità essenziale tra Dio e la creatura, tra l’Uomo-Dio e il semplice uomo, osasse porre accanto a Cristo e ancora peggio, sopra di Lui o contro di Lui, un semplice mortale, fosse anche il più grande di tutti i tempi, sappia che è un profeta di chimere, al quale si applica spaventosamente la parola della Scrittura: "Colui che abita nel Cielo, ride di loro" (Psal. II, 4).

IV. (LA CHIESA, ASILO PER TUTTI I POPOLI. I SUOI FEDELI PERSEGUITATI OGGI IN GERMANIA) La fede in Gesù Cristo non resterà pura e incontaminata se non sarà sostenuta e difesa dalla fede nella Chiesa, colonna e fondamento della verità (I Tim. III, 15). Cristo stesso, Dio benedetto in eterno, ha innalzato questa colonna della fede; il Suo comandamento di ascoltare la Chiesa (Matth. XVIII, 17) e di sentire, attraverso le parole e i comandamenti della Chiesa, le Sue parole stesse e i Suoi stessi comandamenti (Luc. X, 16) vale per gli uomini di tutti i tempi e di tutte le regioni. La Chiesa, fondata dal Salvatore, è unica per tutti i popoli e per tutte le nazioni, e sotto la sua volta, la quale si inarca come il firmamento sull’universo intero, trovano posto e asilo tutti i popoli e tutte le lingue, e possono svolgersi tutte le proprietà, qualità, missioni e compiti, che sono stati assegnati da Dio Creatore e Salvatore agli individui e alle società umane. L’amore materno della Chiesa è tanto largo da vedere nello sviluppo, conforme al volere di Dio, di tali peculiarità e compiti particolari piuttosto la ricchezza della varietà che il pericolo di scissioni; gode dell’elevato livello spirituale degli individui e dei popoli, scorge con gioia e alterezza materna nelle loro genuine attuazioni frutti di educazione e di progresso, che benedice e promuove, ogni qualvolta lo può secondo verità. … La divina missione, che la Chiesa compie tra gli uomini e deve compiere per mezzo di uomini, può essere dolorosamente oscurata dall’umano, talvolta troppo umano, che, in certi tempi, ripullula quasi zizzania in mezzo al grano del regno di Dio. Chi conosce la parola del Salvatore sopra gli scandali e sopra coloro che li danno, sa come la Chiesa e ciascun individuo deve giudicare su ciò che fu ed è peccato. Ma chi, fondandosi su questi lamentevoli contrasti tra fede e vita, tra parola e azione, tra il contegno esteriore e l’interno sentire di alcuni — e fossero anche molti — pone in oblio, o coscientemente passa sotto silenzio, l’immenso capitale di genuino sforzo verso la virtù, lo spirito di sacrificio, l’amore fraterno, l’eroismo di santità di tanti membri della Chiesa, manifesta una cecità ingiusta e riprovevole … non basta essere annoverati nella Chiesa di Cristo, bisogna essere in ispirito e verità membri vivi di questa Chiesa … potrà e dovrà essere esempio e guida al mondo profondamente infermo, che cerca sostegno e direzione, se non si vuole che sopravvenga un immane disastro o un indescrivibile decadimento. Ogni riforma genuina e duratura ha avuto propriamente origine dal santuario, da uomini infiammati e mossi dall’amore di Dio e del prossimo; i quali per la loro grande generosità nel rispondere ad ogni appello di Dio e nel metterlo in pratica anzitutto in se stessi, cresciuti in umiltà e con la sicurezza di chi è chiamato da Dio, hanno illuminato e rinnovato i loro tempi. Dove lo zelo di riforma non scaturì dalla pura sorgente dell’integrità personale, ma fu effetto dell’esplosione di impulsi passionali, invece di illuminare ottenebrò, invece di costruire distrusse, e fu sovente punto di partenza di errori ancora più funesti dei danni, ai quali si volle o si pretese portare rimedio … Nelle vostre contrade, Venerabili Fratelli, si elevano voci in coro sempre più forte, che incitano ad uscire dalla Chiesa, e sorgono banditori, i quali per la loro posizione ufficiale cercano di risvegliare l’impressione che tale distacco dalla Chiesa, e conseguentemente l’infedeltà verso Cristo Re, sia una testimonianza particolarmente persuasiva e meritoria della loro fedeltà al regime presente. Con pressioni occulte e palesi, con intimidazioni, con prospettive di vantaggi economici, professionali, civili o d’altra specie, l’attaccamento alla fede dei Cattolici e specialmente di alcune classi di funzionari cattolici viene sottoposto ad una violenza tanto illegale quanto inumana. Con commozione paterna Noi sentiamo e soffriamo profondamente con coloro che hanno pagato a sì caro prezzo il loro attaccamento a Cristo e alla Chiesa…

V. (UNITI ALL’UNICA CHIESA GUIDATA DAL SUCCESSORE DI PIETRO) La fede nella Chiesa non si manterrà pura e incontaminata, se non sarà appoggiata nella fede al Primato del Vescovo di Roma. … il fantasma di una "chiesa tedesca nazionale", sappiate ciò non essere altro se non un rinnegamento dell’unica Chiesa di Cristo, un’apostasia manifesta dal mandato di Cristo di evangelizzare tutto il mondo, che solo una Chiesa universale può attuare. Lo sviluppo storico di altre Chiese nazionali, il loro irrigidimento spirituale, il loro soffocamento e asservimento da parte dei poteri laici mostrano la desolante sterilità, che colpisce con ineluttabile sicurezza il tralcio separatosi dal ceppo vitale della Chiesa. Colui che a questi erronei sviluppi fin da principio oppone il suo vigile e irremovibile no, rende un servizio non solo alla purezza della sua fede, ma anche alla sanità e forza vitale del suo popolo.

VI. (CONTRO L’USO FALSO E SACRILEGO DELLA RELIGIONE) Venerabili Fratelli, abbiate un occhio particolarmente vigile, quando nozioni religiose vengono svuotate del loro contenuto genuino e applicate a significati profani. Rivelazione, in senso cristiano, significa la parola di Dio agli uomini. Usare questo stesso termine per suggestioni provenienti dal sangue e dalla razza, per le irradiazioni della storia di un popolo è, in ogni caso, causare disorientamento. Tali false monete non meritano di passare nel tesoro linguistico di un fedele cristiano. … Chi con la parola immortalità non vuole indicare altro che una sopravvivenza collettiva nella continuità del proprio popolo, per un avvenire di indeterminata durata in questo mondo, perverte e falsifica una delle verità fondamentali della fede cristiana… Chi non vuole essere cristiano dovrebbe almeno rinunziare a volere arricchire il lessico della sua miscredenza con il patrimonio linguistico cristiano. … La fede in queste verità, fatte oggi bersaglio del basso scherno dei nemici di Cristo nella vostra patria, appartiene all’inalienabile deposito della Religione cristiana. … La Chiesa di Cristo, che in tutti i tempi, fino a quelli a noi vicinissimi, conta più confessori e martiri eroici di qualsiasi altra società morale, non ha certo bisogno di ricevere da tali capi insegnamenti sul sentimento e l’azione eroica. Nel rappresentare stoltamente l’umiltà cristiana come avvilimento e meschinità, la ripugnante superbia di questi innovatori rende irrisoria soltanto se stessa. … Il ripudio di questa elevazione soprannaturale alla grazia a causa di una pretesa peculiarità del carattere tedesco è un errore, un’aperta dichiarazione di guerra ad una verità fondamentale del Cristianesimo. L’equiparare la grazia soprannaturale con i doni della natura, significa violentare il linguaggio creato e santificato dalla Religione. I pastori e i custodi del popolo di Dio faranno bene a opporsi a questo furto sacrilego e a questo lavorio di traviamento degli spiriti.

VII. (ATTACCANDO LA VERA RELIGIONE SI DISTRUGGE LA MORALE DEL POPOLO E L’INTERA SOCIETA’) Sulla genuina e pura fede in Dio si fonda la moralità del genere umano. Tutti i tentativi di staccare la dottrina dell’ordine morale dalla base granitica della fede, per costruirla sulla sabbia mobile di norme umane, portano, tosto o tardi, individui e nazioni al decadimento morale … E questi stolti, che presumono di separare la morale dalla Religione, sono oggi divenuti legione. Non si accorgono, o non vogliono accorgersi, che con il bandire l’insegnamento confessionale, ossia chiaro e determinato dalle scuole e dall’educazione, con l’impedirgli di contribuire alla formazione della società e della vita pubblica, si percorrono sentieri di impoverimento e di decadenza morale. Nessun potere coercitivo dello Stato, nessun ideale puramente terreno, per quanto grande e nobile, potrà sostituire a lungo andare i più profondi e decisivi stimoli, che provengono dalla fede in Dio e in Gesù Cristo … Il lasciar quindi inutilizzate energie morali di così potente efficacia, o sbarrare coscientemente ad esse il cammino nel campo dell’istruzione popolare, è opera da irresponsabili … è attentato peccaminoso contro l’avvenire del popolo, i cui tristi frutti amareggeranno le generazioni future.

VIII. (FONDAMENTALE VALORE SOCIALE DEL DIRITTO NATURALE, CONTRO L’ARBITRIO DEI POTENTI, A DIFESA DEI DIRITTI DELL’UOMO. LA QUESTIONE SCOLASTICA) È una caratteristica nefasta del tempo presente il volere distaccare non solo la dottrina morale, ma anche le fondamenta del diritto e della sua amministrazione dalla vera fede in Dio e dalle norme della rivelazione divina. Il Nostro pensiero si rivolge qui a quello che si suole chiamare diritto naturale, che il dito dello stesso Creatore impresse nelle tavole del cuore umano (Rom. II, 14 segg.), e che la ragione umana sana e non ottenebrata da peccati e passioni può in esse leggere. Alla luce delle norme di questo diritto naturale, ogni diritto positivo, qualunque ne sia il legislatore, può essere valutato nel suo contenuto etico e conseguentemente nella legittimità del comando e nella obbligatorietà dell’adempimento. Quelle leggi umane, che sono in contrasto insolubile col diritto naturale, sono affette da vizio originale, non sanabile né con le costrizioni né con lo spiegamento di forza esterna. Secondo questo criterio va giudicato il principio: "diritto è ciò che è utile alla nazione" …Quel principio, staccato dalla legge etica, significherebbe, per quanto riguarda la vita internazionale, un eterno stato di guerra tra le nazioni; nella vita nazionale poi misconosce, confondendo interesse e diritto, il fatto fondamentale che l’uomo, in quanto persona, possiede diritti dati da Dio, che devono essere tutelati da ogni attentato della comunità, che avesse per scopo di negarli, di abolirli e di impedirne l’esercizio. … La società è voluta dal Creatore come mezzo per il pieno sviluppo delle facoltà individuali e sociali di cui l’uomo ha da valersi, ora dando, ora ricevendo per il bene suo e quello degli altri. Anche quei valori più universali e più alti che possono essere realizzati non dall’individuo, ma solo dalla società, hanno per volontà del Creatore come ultimo scopo l’uomo, il suo sviluppo e il suo perfezionamento naturale e soprannaturale. Chi si allontana da questo ordine scuote i pilastri sui quali riposa la società, e ne pone in pericolo la tranquillità, la sicurezza e l’esistenza. Il credente ha un diritto inalienabile di professare la sua fede e di praticarla in quella forma che ad essa conviene. Quelle leggi che sopprimono o rendono difficile la professione e la pratica di questa fede, sono in contrasto con il diritto naturale. I genitori coscienziosi e consapevoli della loro missione educativa hanno prima di ogni altro il diritto essenziale all’educazione dei figli, loro donati da Dio, secondo lo spirito della vera Fede e in accordo con i suoi principi e le sue prescrizioni. Leggi, o altre simili disposizioni, le quali non tengano conto nella questione scolastica della volontà dei genitori o la rendano inefficace con le minacce e con la violenza, sono in contraddizione con il diritto naturale e nella loro intima essenza immorali. La Chiesa, che ha la missione di custodire ed interpretare il diritto naturale, non può fare altro che dichiarare essere effetto di violenza, e quindi prive di ogni valore giuridico, le iscrizioni scolastiche avvenute in un recente passato in un’atmosfera di notoria mancanza di libertà.

IX. (ALLA GIOVENTU’) Rappresentanti di Colui che nell’evangelo disse a un giovane: "Se vuoi entrare nella vita eterna, osserva i comandamenti" (Matth. XIX, 17), Noi indirizziamo una parola particolarmente paterna alla gioventù. Da mille bocche viene oggi ripetuto al vostro orecchio un evangelo che non è stato rivelato dal Padre Celeste, migliaia di penne scrivono a servizio di una larva di cristianesimo, che non è il Cristianesimo di Cristo. Tipografia e radio vi inondano giornalmente con produzioni di contenuto avverso alla Fede e alla Chiesa e, senza alcun riguardo e rispetto, assaltano ciò che per voi deve essere sacro e santo. Sappiamo che moltissimi tra voi, a causa dell’attaccamento alla Fede e alla Chiesa e dell’appartenenza ad associazioni religiose, tutelate dal Concordato, hanno dovuto e devono attraversare periodi tenebrosi di disconoscimento, di molteplici danni nella loro vita professionale e sociale. E ben sappiamo come molti ignoti soldati di Cristo si trovino nelle vostre file, che con cuore affranto, ma a testa alta, sopportano la loro sorte e trovano conforto solo nel pensiero che soffrono contumelie nel nome di Gesù (Act. V, 41)…

 X. (AI SACERDOTI. ALLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE. AI GENITORI. L’INTENTO DI QUESTA ENCICLICA) Una parola di particolare riconoscimento, di incoraggiamento, di esortazione rivolgiamo ai sacerdoti della Germania… Non vi stancate, figli diletti e partecipi dei divini misteri, di seguire l’eterno Sommo Sacerdote Gesù Cristo nel Suo amore e nel Suo ufficio di buon samaritano… Quest’amore intelligente e misericordioso verso gli erranti e gli stessi oltraggiatori non significa peraltro, né può per nulla significare, rinunzia a proclamare, a far valere e a difendere coraggiosamente la verità e ad applicarla liberamente alla realtà che vi circonda. Il primo e il più ovvio dono d’amore del sacerdote al mondo consiste nel servire la verità, tutta intera la verità, smascherare e confutare l’errore, qualunque sia la sua forma o il suo travestimento. La rinunzia a ciò sarebbe non solo un tradimento verso Dio e la vostra santa vocazione, ma un delitto nei riguardi del vero benessere del vostro popolo e della vostra patria. A tutti coloro che hanno mantenuto verso i loro Vescovi la fedeltà promessa nell’ordinazione, a coloro i quali nell’adempimento del loro ufficio pastorale hanno dovuto e devono sopportare dolori e persecuzioni — e alcuni sino ad essere incarcerati e mandati ai campi di concentramento — vada il ringraziamento e l’encomio del Padre della Cristianità …Se alcuni hanno mancato e si sono mostrati indegni della loro vocazione, i loro falli, condannati anche dalla Chiesa, non diminuiscono i meriti della stragrande maggioranza di essi, che con disinteresse e povertà volontaria si sono sforzati di servire con piena dedizione il loro Dio e il loro popolo … Davanti ai Nostri occhi sta l’immensa schiera dei Nostri diletti figli e figlie, a cui le sofferenze della Chiesa in Germania e le proprie nulla hanno tolto della loro dedizione alla causa di Dio, nulla del loro tenero affetto verso il Padre della Cristianità, nulla della loro ubbidienza verso Vescovi e sacerdoti, nulla della gioiosa prontezza a rimanere anche in futuro, qualunque cosa avvenga, fedeli a ciò che essi hanno creduto e che hanno ricevuto in prezioso retaggio dagli avi. Con cuore commosso inviamo loro il Nostro paterno saluto. E in primo luogo ai membri delle associazioni cattoliche, che strenuamente e a prezzo di sacrifici spesso dolorosi si sono mantenuti fedeli a Cristo, e non sono stati mai disposti a cedere quei diritti, che una solenne Convenzione aveva autenticamente garantito alla Chiesa e a loro. Un saluto particolarmente cordiale va anche ai genitori cattolici. I loro diritti e i loro doveri nell’educazione dei figli, da Dio donati, stanno, al momento presente, nel punto cruciale di una lotta, della quale appena si può immaginare altra più grave. La Chiesa di Cristo non può cominciare a gemere e a deplorare, solo quando gli altari vengono spogliati e mani sacrileghe mandano in fiamme santuari. Quando si cerca di profanare il tabernacolo dell’anima del fanciullo, santificata dal battesimo, con un’educazione anticristiana; quando viene strappata da questo vivo tempio di Dio la fiaccola della fede e viene posta in suo luogo la falsa luce di un succedaneo della fede, che non ha più nulla in comune con la fede della Croce, allora la profanazione spirituale del tempio è vicina e ogni credente ha il dovere di scindere chiaramente la sua responsabilità da quella della parte contraria e la sua coscienza da qualsiasi peccaminosa collaborazione a tale nefasta distruzione. … E perciò non Ci stancheremo neanche nell’avvenire di rinfacciare francamente alle autorità responsabili l’illegalità delle misure violente prese finora e il dovere di permettere la libera manifestazione della volontà. Intanto non vi dimenticate di ciò: nessuna potestà terrena può sciogliervi dal vincolo di responsabilità voluto da Dio, che unisce voi con i vostri figli… … Se vi è cosa che Noi imploriamo dal Signore con particolare fervore, essa è che le Nostre parole pervengano anche all’orecchio e al cuore di coloro che hanno già cominciato a lasciarsi prendere dalle lusinghe e dalle minacce dei nemici di Cristo e del Suo santo Vangelo, e li facciano riflettere.

Abbiamo pesato ogni parola di questa Enciclica sulla bilancia della verità e insieme dell’amore. Non volevamo con silenzio inopportuno essere colpevoli di non aver chiarita la situazione, né con rigore eccessivo di aver indurito il cuore di coloro che, essendo sottoposti alla Nostra responsabilità pastorale, non sono meno oggetto del Nostro amore, perché ora camminano sulle vie dell’errore e si sono allontanati dalla Chiesa. Anche se molti di questi, conformatisi alle abitudini del nuovo ambiente, non hanno se non parole di infedeltà, di ingratitudine, e persino di ingiuria, per la casa paterna abbandonata e per il padre stesso, anche se dimenticano quanto prezioso sia ciò di cui essi hanno fatto getto, verrà il giorno in cui il raccapriccio che sentiranno della lontananza da Dio e della loro indigenza spirituale graverà su questi figli oggi perduti, e il rimpianto nostalgico li ricondurrà a Dio, che allietò la loro giovinezza, e alla Chiesa, la cui mano materna loro insegnò il cammino verso il Padre Celeste. L’affrettare quest’ora è l’oggetto delle nostre incessanti preghiere. Come altre epoche della Chiesa, … la fortezza nella professione della Fede e la prontezza nell’affrontare i sacrifici parte dei fedeli di Cristo saranno abbastanza grandi da contrapporre alla forza materiale degli oppressori della Chiesa l’adesione incondizionata alla Fede, l’inconcussa speranza, ancorata nell’eterno, la forza travolgente di amore operoso. Il sacro tempo della Quaresima e di Pasqua, che predica raccoglimento e penitenza e fa rivolgere più che mai lo sguardo del cristiano alla Croce, ma insieme anche allo splendore del Risorto, sia per tutti e per ciascuno di voi un’occasione che saluterete con gioia e sfrutterete con ardore, per riempire tutto l’animo dello spirito eroico, paziente e vittorioso che si irradia dalla croce di Cristo. Allora i nemici di Cristo — di ciò siamo sicuri — che vaneggiano sulla scomparsa della Chiesa, riconosceranno che troppo presto hanno giubilato e troppo presto hanno voluto seppellirla.

Allora verrà il giorno, in cui invece dei prematuri inni di trionfo dei nemici di Cristo, si eleverà al Cielo dai cuori e dalle labbra dei fedeli il "Te Deum" della liberazione… Conclusione. Egli, che scruta i cuori e i petti (Psal. VII, 10), Ci è testimonio che Noi non abbiamo aspirazione più intima che quella del ristabilimento di una vera pace tra la Chiesa e lo Stato in Germania. Ma se, senza colpa Nostra, la pace non verrà, la Chiesa di Dio difenderà i suoi diritti e le sue libertà, in nome dell’Onnipotente, il cui braccio anche oggi non si è abbreviato. Pieni di fiducia in Lui, "non cessiamo di pregare e di invocare" (Coloss. I, 9) per voi, figli della Chiesa, affinché i giorni della tribolazione vengano accorciati e voi siate trovati fedeli nel dì della prova; e anche ai persecutori e agli oppressori possa il Padre di ogni luce e di ogni misericordia concedere l’ora del ravvedimento per sé e per i molti che insieme con loro hanno errato ed errano… Dato in Vaticano, nella Domenica di Passione, 14 Marzo 1937, anno XVI del Nostro Pontificato. (Sintesi a cura di Matte Graziola)

 
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