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Coppie di fatto e Pacs: un libro per capire.
Di Francesco Agnoli - 09/12/2006 - Bioetica - 967 visite - 0 commenti
Il tema dei Pacs, anche dopo le recenti elezioni, non sembra scaduto. Anzi torna alla ribalta, e sembra capace di infiammare gli animi e il dibattito politico, al pari di altre grandi questioni. Per questo Umberto Folena, giornalista di lungo corso, ha deciso di raccogliere in un' unica opera una messe abbondante di informazioni, di cronaca e giuridiche, orientando in modo semplice ed efficace chi voglia conoscere i termini del problema, e il panorama legislativo internazionale. Folena inizia il suo "I pacs della discordia" (Ancora, pp.111, 10 euro) col caso più eclatante, la Spagna di Zapatero, patria del divorzio veloce (appena tre mesi, senza preavviso da parte di un coniuge) e del matrimonio omosessuale, con possibilità di adozione di bambini. Il paese di Fernand Savater, Mario Vargas Llosa, e di tanti intellettuali entusiasti del nuovo corso zapatero, non è in realtà il primo ad equiparare l'unione di due persone dello stesso sesso alla famiglia tradizionale, ma è sicuramente quello che, per la sua lunga tradizione cattolica, stupisce ed influenza maggiormente il dibattito in Italia. Già nel 1986 il regista spagnolo Pedro Almodòvar nel suo "La legge del desiderio", aveva immaginato una "famiglia" con un "transessuale ex donna, suo fratello e una bimba ereditata da una relazione precedente". Sulla stessa lunghezza d'onda, e in perfetto accordo con la visione dei legislatori di Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda, Belgio, Inghilterra e Canada, si colloca lo spagnolo Mario Vargas Llosa, il quale sostiene che la presunta necessità, per ogni bambino, di avere un padre ed una madre, sarebbe una "affermazione dogmatica e senza il minimo fondamento psicologico". In Italia, in verità, il dibattito non è ancora così avanti: per ora si mette l'accento sul problema delle unioni di fatto in genere, ma sottolineando in particolare il problema dei diritti giuridici della coppia di fatto eterosessuale, o di quella omosessuale, senza però parlare, per quest'ultima, di diritto all'adozione. Riguardo all'Italia Folena si chiede quante siano veramente, al di là delle cifre propagandistiche, le coppie di fatto, e quali siano i diritti che ancora non sono loro riconosciuti. Tra i cosiddetti "diritti non garantiti" per una coppia di fatto vi è quello alla pensione di reversibilità. Perché? Folena si appella ad una sentenza della Corte Costituzionale, per la quale "diversamente dal rapporto coniugale, la convivenza more uxorio è fondata esclusivamente sulla affectio quotidiana, liberamente e in ogni istante revocabile, di ciascuna delle parti e si caratterizza per l'inesistenza di quei diritti e doveri reciproci, sia personali che patrimoniali, che nascono dal matrimonio". Come a dire che per la Corte italiana chi non si assume determinate responsabilità, con un matrimonio vero e proprio, non può godere dei diritti connessi, senza che questo comporti una discriminazione nei confronti di chi è coniugato. Prima di concludere con una analisi precisa di alcune proposte di legge sui Pacs e sulle varie posizioni esistenti in Italia, l'autore ci dà alcune cifre indicative, relativamente alla Francia, dove i Pacs sono stati introdotti nel 1999. Da allora a tutto il 2005 ne sono stati contratti 204.924 -tra cui molti pacs "bianchi", cioè stipulati per puro calcolo, anche da persone tutt'altro che vicine tra loro-, a fronte di 280 mila matrimoni annui. Di questi ne sono stati sciolti, sino al 2004, 17.793. Cosa accadrà da noi? Il tentativo in atto è quello di introdurre pian piano l'idea che la famiglia eterosessuale, stabile, in cui i coniugi si assumono una responsabilità certa tra loro e nei confronti del figlio, sia solo una forma come un'altra di famiglia: l'effetto sarà l'ulteriore indebolimento dell'istituto familiare, e una società sempre più disgregata, liquida, priva di legami e di responsabilità. Poi, col tempo, avremo anche noi omosessuali che comprano un ovulo in una banca del seme, affittano un utero, si fanno un bambino, e poi lo "allevano" (salvo magari separarsi, dopo tre mesi, secondo le regole del Pacs).
 
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