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La crisi economica e la Speranza
Di Giuliano Guzzo - 09/10/2008 - Attualità - 1107 visite - 0 commenti
La mia totale incompetenza in materia economica mi impedisce di pronunciarmi sulle sorti della crisi planetaria in corso. Gli stessi esperti, mi pare di capire, non fanno che soffermarsi su due aspetti: l’inevitabilità di quanto sta accadendo, che sarebbe parte di una ciclicità congenita al sistema capitalista, e l’importanza di non perdere la testa, atteggiamento che contribuirebbe a peggiorar le cose.
D’altra parte sembra che la crisi che si sta profilando, dati gli incerti sentieri intrapresi dall’economia mondiale oramai da qualche decennio, fosse ampiamente prevedibile: Giulio Tremonti aveva scritto di questo – inascoltato - più di dieci anni or sono.
Ad ogni modo, ora che il momentaccio è arrivato serve a poco stabilire chi ne fu il primo profeta, mentre sarebbe di gran lunga più utile, in mezzo a tanto caos, ascoltare parole di speranza.
Kierkegaard diceva che la Speranza, oltre ad essere un attaccabrighe che ha sempre la ragione dalla sua parte, è un seccatore indiscreto di cui non ci si può liberare. Viene il dubbio che dietro al panico dilagante di questi giorni, vi sia proprio il fallimento di una strategia dalle premesse suicide, e cioè il tentativo di sbarazzarsi di quell’indispensabile seccatore di cui parlava Kierkegaard.
Come? Idolatrando il presente, rischiando tutto ora, anelando a tutto subito. La borsa, teatro della crisi economia mondiale, cos’è se non il tempio del rischio e dunque della scarsa fiducia al futuro? Uno scrittore francese provvisto di ironico acume diceva che si è derubati in borsa come si è uccisi in guerra: da gente che non si conosce.
Ora, più che gente sconosciuta – assicurano i più luminari tra gli economisti – il colpevole dell’odierna babele è il panico, che altro non è che Speranza sconosciuta. Oppure dimenticata.
L’ombra del ’29 vive di questo, e potrà essere respinta, più che da manovre politiche indovinate, dal ritorno della fiducia in quella buia finestra che è il futuro. Ovvio che se l’attuale caos ha avuto una lenta gestazione, altrettanto accadrà per il periodo – si spera florido – che verrà dopo. Nel frattempo meglio cautelarsi e ridurre gli sprechi di cui tutti parlano e di cui ben pochi, almeno finora, si son decisi a contrastare in prima persona.
E chissà che, oltre a smascherare speculatori furfanti, questo momento non si presti anche da una rinnovata valorizzazione del semplice, e dunque ad un ritorno della defunta Speranza.
Accadesse questo, non sarebbe poi del tutto drammatica e dolorosa, questa crisi.
 
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