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Drodesera: un qualcosa (gią ma cosa?)
Di Gianburrasca - 23/07/2007 - Cultura e societą - 1964 visite - 0 commenti

Torno improvvisamente a scrivere per Libertà & Persona dopo un lungo periodo di assenza, spinto dalla voglia di rompere le uova nel paniere – lo pretende il mio ruolo di Gianburrasca – ad una certa “dittatura culturale” che con il totale sostegno finanziario (e non solo) della Giunta provinciale e la sfacciata complicità dei giornali locali (verrebbe quasi da dire “ufficiali” o “di Palazzo”), sponsorizza e promuove iniziative a dir poco discutibili e astruse come quella di seguito descritta.

Si tratta della presentazione della ventisettesima edizione della «rassegna artistica d’avanguardia» (così viene letteralmente definita) “Drodesera Fies”, che si aprirà venerdì 27 luglio alla Centrale idroelettrica, appunto, di Fies a Dro. Il programma è stato presentato nella sala stampa della Provincia autonoma di Trento dagli assessori alla cultura Margherita Cogo e all’innovazione e ricerca Gianluca Salvatori, dal direttore generale del Festival, Dino Sommadossi, e dal sindaco di Dro Vittorio Fravezzi.

Provate a contare se ci riuscite gli aggettivi e i sostantivi impiegati per tessere le lodi dell’iniziative, che mostrano fino a che punto il comunicato redatto e diffuso dall’ufficio stampa della Giunta Dellai e al quale – statene certi – i quotidiani e le tv daranno ampio spazio, si sbilanci a favore dell’organizzazione e della proposta, ideata si badi bene non dalla Provincia ma dalla famosissima cooperativa il Gaviale (e chi la conosce?).

«Un festival maturo con tanta voglia di crescere e di confermare la propria vocazione all’innovazione e sperimentazione, una rassegna artistica d’avanguardia che non si siede su se stessa e che continuamente riscopre la propria ragion d’essere nella ricerca di nuovi linguaggi e nuovi talenti. Drodesera Fies è questo e altro, rappresentazione delle metamorfosi del teatro, incontro ravvicinato tra pubblico e attori/artisti, contaminazione benefica e provocatoria delle culture e impresa economica. La ventisettesima edizione – venerdì 27 luglio l’apertura alla Centrale idroelettrica di Fies a Dro – è stata presentata stamane nella sala stampa della Provincia autonoma di Trento dagli assessori alla cultura Margherita Cogo e all’innovazione e ricerca Gianluca Salvatori, dal direttore generale del Festival, Dino Sommadossi, e dal sindaco di Dro Vittorio Fravezzi.

Dall’assessore Cogo il riconoscimento, non formale, del salto qualitativo che Drodesera Fies ha saputo costruire “mantenendo un budget limitato” e, parallelamente, della “grande responsabilità sociale” che Enel si è assunta ospitando il Festival nella centrale di Fies. Cogo ha ringraziato la Cooperativa Il Gaviale - organizzatrice della manifestazione in collaborazione con la Provincia e con il sostegno di Regione, Enel, Ministero per i Beni e le Attività culturali, il Comune di Dro, la Cassa Rurale Alto Garda e Ingarda e con il patrocinio dell’Ente Teatrale Italiano – e il Comune di Dro con il quale “c’è grande comunanza”.

Due gli auspici espressi dagli assessori Cogo e Salvatori: il primo, che Drodesera entri nel calendario della Biennale di Arte Contemporanea Manifesta 7, il secondo che sia compreso come questo festival debordi dalle pagine culturali e degli spettacoli dei giornali in quanto evento che è dentro i processi di innovazione territoriali del Trentino e che è esso stesso motore di ricerca, versante artistico dello stesso processo evolutivo che sta interessando il sistema trentino della ricerca.

Un Festival che è nell’orgoglio di una piccola comunità quale è Dro. “Il nostro obiettivo – ha spiegato il sindaco Fravezzi – è farlo crescere non solo sul piano dell’offerta e della fruizione culturale ma anche come centro di produzione artistica a livello internazionale”. Al direttore Dino Sommadossi il compito di illustrare questa ventisettesima edizione di Drodesera Fies, spiegando innanzitutto il sottotitolo: “Back to the forest” che accompagna l’immagine scelta, un maestoso cervo, per la “locandina”.

L’edizione di quest’anno, infatti, riprende il filo ideale tracciato lo scorso anno, quell’”arroganza della metamorfosi” che aveva portato danzatori e attori nella foresta per un rito iniziatico che li aveva trasformati. Ecco, “Back to the forest”, dunque, come “ritorno alle sensazioni provate nell’atto del cambiamento, come voglia di recuperare nuovamente qualcosa di ancora più legato al corpo, alla passione, al materiale. Un ritorno alle paure che aprono nuovi mondi, dentro e fuori, all’inquietudine che ci accompagna e che ci tiene all’erta, alle emozioni pure e pericolose.

HYBRIDS wamp Contemporary art/project V.M. 18 vuole presentare al suo pubblico la fusione esistente tra arte e pornografia. E’ un piccolo evento, e il risultato sarà quello della dinamica messa in moto dalle opere presenti, capaci di portare alla luce un qualcosa: le installazioni, le performance, gli incontri con critici e studiosi di arte contemporanea e le reazioni del pubblico alle azioni degli artisti, tutto questo “divenire” sarà Hybrids wamp, cosicché la sua reale essenza si rivelerà alla fine dei tre giorni e delle tre notti (2, 3, 4 agosto).

Il concept del progetto nasce dall’ascolto e dall’osservazione della nostra società, e prende la forma di Hybrids che, come evento pubblico, ritorna alla società stessa, ecco perché non nasce per scioccare, né per essere trasgressivo nei confronti della nostra cultura, perché già ne fa parte (entrate, aprite gli occhi e le orecchie, potete sopportarlo).

I ragazzi che lavoreranno a questo progetto speciale sono: Jürgen Brüning, Tatiana Bazzichelli , Gaia Novati “Porno Karaoke” prima nazionale il 2 agosto, Sergio Messina “Realcore la rivoluzione del porno digitale”; T.B.C “Il corpo del reato”, lavoro inedito site specific (3 agosto), Benedetta Panisson “Atto muto” installazione/lavoro inedito; Antonio Tagliarini love me love me (4 agosto), “Red District” riprese di Francesca Grilli, “festin rouge” del gruppo di architetti minove, “12 rooms> Playsex, she goes to Hollywood” di Rosario Fontanella “Josephine” di Letizia Renzini (dal 2 al 4 agosto).

Parte integrante e necessaria per l’intero progetto sono gli incontri nei giorni giovedì 2, venerdì 3 e sabato 4 agosto con artisti, critici e studiosi fra i quali Gianni Manzella saggista, giornalista, direttore della rivista Art’o, Andrea Lissoni critico, curatore, storico dell’arte e esperto di moving images, Tatiana Bazzichelli e Gaia Novati ideatrici del cum2cut festival, Jürgen Brüning direttore del Film Porn festival di Berlino, Gerardo Lamattina / T.B.C., Antonio Tagliarini performer, attore, danzatore, Benedetta Panisson performer e videoartista, Sergio Messina musicista, dj, performer, Pietro Gaglianò critico d’arte contemporanea con la conferenza “Guardami. L’artista come pornocrate. Dagli anni Sessanta a oggi”.»

Non so se siete riusciti ad arrivare in fondo cogliendo il “concept” .Se ce l’avete fatta converrete con me che si tratta di una prosa degna della migliore attualizzazione giornalistica del Ventennio.

Non avete forse provato anche voi scorrendo queste righe una qualche “Hybrids wamp”? E non vi siete sentiti percorrere da brividi di pura gioia apprendendo che il Trentino ospiterà questa “arroganza della metamorfosi”?

Tranquilli, perché “la dinamica dell’evento porterà alla luce un qualcosa” – ha spiegato Sommadossi – (ma cosa?) cosicché “la sua reale essenza si rivelerà alla fine dei tre giorni e delle tre notti”.

E poi quel che più conta è che l’iniziativa “nasce dall’ascolto e dall’osservazione della nostra società, e prende la forma di Hybrids che, come evento pubblico, ritorna alla società stessa, ecco perché non nasce per scioccare, né per essere trasgressivo nei confronti della nostra cultura, perché già ne fa parte (entrate, aprite gli occhi e le orecchie, potete sopportarlo).” Chiaro no?

Tutto ciò corrisponde naturalmente – come dubitarne? Si pensi anche soltanto all’”artista come pornocrate” – alla più genuina tradizione culturale e popolare degli abitanti di Dro e dintorni.

Si tratta, insomma, come diceva un mio amico sardo, di un’iniziativa “porno-sesso-ricreativa a fini didascalico-allegorici”, che gli assessori provinciali alla cultura e alla ricerca insieme all’orgoglioso sindaco di Dro hanno sentito l’irrefrenabile bisogno di benedire e raccomandare a tutti (tranne i minori di 18 anni).

Perdere o, peggio ancora, criticare a-priori questi spettacoli solo sulla base della loro presentazione alla stampa, equivale ad autorelegarsi nel più vieto oscurantismo cattolico e rimanere in balia di una cultura reazionaria.

Tuttavia, lo confesso: di fronte alla proposta di un “ritorno alle sensazioni provate nell’atto del cambiamento, come voglia di recuperare nuovamente qualcosa di ancora più legato al corpo, alla passione, al materiale. Un ritorno alle paure che aprono nuovi mondi, dentro e fuori, all’inquietudine che ci accompagna e che ci tiene all’erta, alle emozioni pure e pericolose”, io, l’estate, in ferie, preferisco i vecchi cari cori di montagna e le bande di paese. Buone vacanze a tutti.

Gianburrasca

 
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