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L'universitą e la Nuova Evangelizzazione
Di Giulia Tanel - 15/11/2011 - Cultura e societą - 1251 visite - 0 commenti
Lo scorso nove novembre, il neo eletto Arcivescovo di Milano Angelo Scola, in occasione dell'inaugurazione dell'anno Accademico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha pronunciato un discorso contente alcune interessanti considerazioni.

La riflessione di Scola prende il via da una frase che Benedetto XVI ha rivolto ai professori universitari nel corso dell’ultima edizione della Giornata Mondiale della Gioventù: “L'università è stata ed è tuttora chiamata ad essere sempre la casa dove si cerca la verità propria della persona umana”.

Una volta definito in maniera così chiara e limpida l'oggetto della sua prolusione, l’Arcivescovo si è soffermato ad indagare le tre caratteristiche tipiche dell’università intesa in senso cristiano, ossia: il suo carattere pubblico, la sua stabilità e la sua universalità.
Sono, questi, gli aggettivi che la dichiarazione Gravissimum Educationis emanata dal Concilio Vaticano II riporta come attributi fondanti delle università cattoliche, ma che è possibile estendere anche alle realtà educative laiche, e vediamo subito perché.

Quando si parla di carattere “pubblico” dell’università si intende, spiega Scola, designare la disposizione dell'animo umano volta a cogliere la realtà nei suoi molteplici aspetti; infatti, “la conoscenza in senso pieno può avvenire unicamente se il soggetto si pone nei confronti della realtà con una sincera apertura e simpatia e non con un atteggiamento equivocamente neutrale. Ciò implica che non vi sia vera conoscenza se non vi è un vero coinvolgimento con la realtà che si vuole conoscere”.
Come conseguenza dell’apertura al reale emerge la disposizione del cristiano a confrontarsi con gli altri. Ma questo – è bene specificarlo – va fatto senza mai dimenticare dove stia la Verità e senza sottovalutare il compito di missione che e' proprio di ogni battezzato.

Il secondo aggettivo, “stabilità”, mette in rilievo la dimensione propria del rapporto tra docenti e studenti, che dovrebbe puntare a costituire una comunità di vita, fondata sulla libertà, sulla carità e sul rispetto reciproco. È nel confronto, e non nel puro nozionismo, infatti, che la piena umanità dei singoli ha pieno sviluppo.

L'“universalità”, infine, “esprime anzitutto, in concreto, una tendenza all'integrità nello studio, nell'insegnamento e nella ricerca scientifica”.

In conclusione, il cardinale Scola ha posto l'accento sulla funzione evangelizzatrice dell'università, che dovrebbe portare docenti e studenti a riflettere sulle “esperienze fondamentali dell'uomo”.
Questa prerogativa appare oggigiorno particolarmente urgente in quanto, come ha recentemente affermato papa Benedetto XVI nel Motu proprio Ubicumque et semper, nella società attuale “[...] si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale”.

A questa situazione noi tutti siamo chiamati a porre rimedio, ognuno nel proprio ambiente e con le proprie capacità.

(Per leggere il testo integrale della prolusione dell’Arcivescovo Angelo Scola: http://www.chiesadimilano.it/polopoly_fs/1.49749.1320869286%21/menu/standard/file/Prolusione%20Inaugurazione%20Universit%C3%A0%20Cattolica%209%20XI%202011%20%283%29.pdf)
 
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