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Riflessioni di un Vescovo a New York
Di Rassegna Stampa - 14/07/2011 - Matrimonio - 1380 visite - 0 commenti

di Timothy Dolan, Arcivescovo di New York

Quasi due settimane fa – paradossalmente nella festa della Nascita di san Giovanni Battista che re Erode voleva decapitare perché il santo osò difendere la verità rivelata da Dio sul matrimonio – il nostro Stato di New York ha purtroppo tentato una ridefinizione del matrimonio. C’è ancora qualcosa da dire? Sì.
Innanzitutto, grazie alle persone coraggiose, sono milioni, che hanno valorosamente combattuto questo disgraziato progetto di ingegneria sociale. Potete ben tenere alta la testa. In maniera sensata, civile, meditata, vigorosa… voi non avete ceduto. Le forze dall’altra parte erano veramente Golia – con barche di denaro, “glitterati” dagli ambienti di spettacolo, negoziatori politici e i media – ma voi avete dimostrato di essere dei degni Davide.
Voi comprenderete la mia parola di particolare gratitudine a persone di fede – evangelici, mennoniti, ebrei, musulmani, cattolici, amish e tanti altri, spesso guidati da credenti afro-americani e latini – che semplicemente credono che il matrimonio è un dato posto al fondamento stesso della civiltà, e che lo Stato ha il dovere di difendere e proteggere, non di mutare.
I miei confratelli vescovi di New York sono stati particolarmente profetici. Quando arrivai qui poco più di due anni fa, mi dissero realisticamente che avevamo da affrontare una battaglia incombente sulla difesa del matrimonio. Mi confidarono che le probabilità non erano a nostro favore, ed alcuni esperti consigliarono perfino di non ingaggiare alcuna battaglia e arrenderci.
Ma i vescovi erano unanimemente convinti che ciò sarebbe stata una colpevole omissione del nostro dovere. Ma come il Beato Giovanni Paolo II spesso diceva, la Chiesa deve essere “contro-culturale”, come Gesù, molte volte in contrasto con quanto passa per chic, illuminato e progressista. Nei loro scritti, omelie, tentativi di persuasione sulle forze politiche, interviste e nelle nostre comuni dichiarazioni – sostenuti dagli infaticabili sforzi della nostra Conferenza cattolica dello Stato di New York, incoraggiati dalla cooperazione ecumenica e inter-religiosa e, soprattutto, appoggiati da migliaia e migliaia dei nostri fedeli cattolici (un legislatore mi ha detto che ha ricevuto 47.000 e-mail contro la misura) – i vescovi sono stati in trincea. Siamo stati feriti a sangue, percossi e, sì, per il momento siamo stati sconfitti. Ma ci siamo abituati. E lo era anche il Fondatore della nostra Chiesa.
In secondo luogo, la Chiesa non ha né vuole avere “influenza” politica. Come commentava il Cardinal John O’Connor, “la sola ‘influenza’ che realmente ha la Chiesa, è la verità di Dio, la certezza della Sua grazia, e la semplice ma sincera convinzione della nostra gente”. Il Beato Giovanni Paolo II ci ricorda ancora che “la Chiesa mai s’impone, si propone”. E come il nostro attuale Santo Padre ha spesso osservato, tutto quello che la Chiesa vuole, è la libertà di servire l’umanità nel portare la luce del vangelo al mondo.
Ma, ed è il terzo punto, siamo veramente preoccupati su questa ‘libertà di religione’. Si leggono articoli di fondo che invocano già la soppressione delle garanzie di libertà religiosa, e altri, con spirito di crociati, a chiedere che le persone di fede siano forzate ad accettare tale ridefinizione. Se l’esperienza degli altri pochi Stati e Paesi nei quali c’è già questa legge ci indica qualcosa, ebbene, le chiese e i credenti saranno presto angariati, minacciati e trascinati nei tribunali per il loro convincimento che il matrimonio è tra un uomo e una donna, per sempre, e che danno la vita ai figli.
Quarto, le vere forze di “intolleranza” si sono ora smascherate. La caricatura, certo, è che coloro che difendono il matrimonio tradizionale erano i bigotti di destra  e i bulli. Tuttavia, mi diceva un giornalista non di questo Stato, che ha seguito da vicino il dibattito: “leggendo editoriali, blog e retorica, i veri arroganti non sono quelli della vostra parte”. Un cattolico che mi ha scritto per criticare la mia difesa del matrimonio, ha tuttavia ammesso: “ma devo confessare che sono disgustato da tutto il veleno anti-cattolico che sta montando in questo dibattito”. Come ha osservato un rispettato editorialista, il problema non è l’omofobia ma la ‘teofobia’ – un odio di alcuni verso Dio, la fede, la religione e la Chiesa.
Tuttavia, ed è il quinto punto, se, nella nostra difesa del matrimonio, avessimo ferito qualcuno, porgo le mie scuse. Ci siamo sforzati di insistere fin dall’inizio che il nostro obiettivo era ‘pro matrimonio’ , mai ‘anti gay’. Ma temo che qualcuno all’interno della comunità gay, si sia offeso. Ho risposto a un giornalista che mi chiedeva se avessi un messaggio per la comunità gay: “Sì: vi amo.  Ogni mattina prego con e per voi e per la vostra vera felicità e benessere. Sono onorato che tanti di voi vi sentiate a casa nella nostra famiglia cattolica, dove, come tutti gli altri, cerchiamo, con l’aiuto della grazia e della misericordia di Dio, di conformare la nostra vita a Gesù e al Suo messaggio. Se avessi offeso qualcuno di voi nella mia strenua difesa del matrimonio, chiedo scusa, e vi assicuro che non era intenzionale”.
Punto sesto, la Chiesa ha sempre difeso il matrimonio – un uomo e una donna, uniti nell’amore fedele per tutta la vita, portando nuova vita nei figli – ogni qualvolta e dovunque esso fosse in pericolo. I veterani della mia età e oltre ricordano quando sessant’anni fa combattevamo il divorzio unilaterale e generalizzato, convinti che avrebbe condotto a un indebolimento del vincolo matrimoniale e avrebbe danneggiato i nostri bambini (ciò che studi scientifici stanno oggi in effetti dimostrando). Ricordano come la Chiesa resisteva alla ‘ mentalità contraccettiva’, temendo che avrebbe spezzato il vincolo sacro tra l’amore e la procreazione dei figli. Poi, ricordano come la Chiesa suonò l’allarme contro i tassi crescenti di promiscuità sessuale, adulterio, sesso pre-nuziale e convivenza prima del matrimonio o invece del matrimonio. E ora suoniamo la campana a raccolta per quest’ultimo impoverimento dell’autentico concetto di matrimonio, preoccupati che il prossimo passo sarà un’altra ridefinizione per giustificare partners molteplici e infedeltà. Se pensate che io stia esagerando, sappiate che a pochi giorni dall’approvazione del progetto di legge, un importante quotidiano tracciava un lusinghiero profilo di un politico proponente ciò che veniva definito “non-monogamia”. A quanto pare, la “non-monogamia” è l’idea che la società sarebbe irrealistica a pensare che un uomo e una donna dovrebbero rimanere fedeli nel matrimonio, e che l’apertura a qualche infedeltà dovrebbe essere la norma!
Permettete che mi ripeta: non c’è niente in noi di ‘anti’-nessuno, ma semplicemente di ‘pro’-matrimonio.
(A proposito, il prof. Robert George della Princeton University avverte in modo eloquente che, riguardo alla promiscuità sessuale, divorzio, convivenza invece del matrimonio, adulterio e “matrimonio tra persone dello stesso sesso”, la Chiesa non ha un atteggiamento puritano noioso, amaro, reazionario, integralista, ma in realtà profeticamente appropriato e accurato. Recenti studi di esperti quali Myron Magnet e Kay Hymowitz dimostrano che l’indebolimento del matrimonio stabile e delle famiglie, è la causa di quasi tutti i guai sociali e culturali, particolarmente pesanti sulle spalle delle povere donne e bambini).
Infine, l’ultimo punto per noi nella Chiesa: non cambia molto. Continuiamo a conservare la definizione di matrimonio data da Dio, e sappiamo che nessuna disgraziata legislazione può alterare realtà e moralità. Sì, abbiamo una grande sfida catechetica, in quanto dobbiamo ammettere che non sono pochi coloro che non si attengono più a questa immortale verità morale. (Benché io sia convinto tuttora che la maggior parte si attenga; è per questo che quelli che sbandierano “un movimento di massa dalla base” che percorre la nazione, temono un referendum sul tema). Sì, abbiamo un lavoro tagliato su misura per noi, anche se perfino alcuni cattolici e, scandalosamente, perfino leaders politici che affermano di essere cattolici, ci dicono che la Chiesa “ne è fuori”, e non ha l’esclusiva della verità.
Perciò, facciamo del nostro meglio per testimoniare la verità, incoraggiando le nostre coppie sposate e i ragazzi ad essere pieni di amore, radiosi, “luce per il mondo”. Sappiamo che, come insegnava sant’Agostino, se una cosa è sbagliata, anche se tutti gli altri la fanno, resta sbagliata; e se una cosa è giusta, anche se nessuno più la fa, resta giusta. Come san Tommaso Moro, siamo pronti a prenderci la nostra responsabilità e anche a morire nel seguire la coscienza rettamente formata dalla rivelazione di Dio e dal magistero della Chiesa, anche se non è politicamente corretto, e si scontra con le pretese del Re di ridefinire il matrimonio.

tratto dal blog dell'Arcivescovo Dolan "The Gospel in the Digital Age", 07/07/2011 (trad. italiana di don G.Rizzieri)

 
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