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Servire la vita, non servirsi della vita
Di Pietro Soliani - 23/09/2010 - Bioetica - 1142 visite - 0 commenti

La polemica di questi giorni sulle pagine del Foglio riguardo al Movimento per la Vita fa star male tutti coloro che dedicano la loro vita alla difesa della dignità umana, ma è una discussione necessaria.

Sono nodi che vengono al pettine, sono panni che non si è voluto lavare in casa a dovere e divengono di pubblico dominio nel tentativo di cambiare le cose, per aprire le finestre del MpV e fare entrare aria nuova. Lo dico subito. Sono un volontario del MpV da otto anni, lo divenni a 19 anni. Nessuno può dire che non conosca cosa significhi vedere una mamma che rinuncia all’aborto e torna con il suo bimbo in braccio a ringraziarti per averla aiutata a salvare la sua vita e quella di suo figlio. Proprio per questo le proposte degli ultimi anni del MpV nazionale, fatte di “mali minori”, di “salviamo il salvabile”, e di etiche della situazione sono, non solo tradimenti della vocazione originaria, ma soprattutto sintomo di stanchezza e disperazione. La disperazione che le cose possano cambiare, che non si possa lavorare su proposte più alte di quelle partorite nei palazzi della politica e di certi cardinali. Quello che ricorda l’amico Francesco Agnoli è la verità di ciò che nel MpV sta accadendo da diversi anni.

Chi dissente viene minacciato di espulsione. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle ed è una tristezza, ma è triste vedere anche un movimento per la vita come quello piemontese, vitale e sempre in prima linea, essere osteggiato. Ciò che ho imparato in termini di cultura della vita lo devo a Giuseppe Garrone, Maria Paolo Tripoli, Giovanni Ceroni, Marisa Orecchia, Mario Palmaro e vederli prima messi ai margini e poi trattati come nemici mi rende molto pessimista sulle sorti del MpV. Quando si critica l’operato della dirigenza nazionale del MpV si ottengono sempre le solite frasi: «smettetela con questa storia della verità tutta intera», «abbiamo salvato 100000 bambini», «la legge 40 è una buona legge, lo dice anche la Corte costituzionale», «fate il gioco dei radicali».

Sono slogan che aggirano i problemi che sono sotto gli occhi anche di molti esterni al Mpv. È stato significativo che al Meeting di Rimini di quest’anno un costituzionalista intelligente come Andrea Simoncini al termine del suo intervento sul caso di Eluana Englaro abbia sconfessato la linea del MpV e del suo presidente Carlo Casini (che era in sala in prima fila!) riguardo alle cosiddette “dichiarazioni anticipate di trattamento”, bollandole come pericolose e inutili di fronte ad altri casi come quello di Eluana. Non vincerà mai la cultura della vita se si continua a puntare sulla riduzione del danno. È necessario davvero dire la verità tutta intera sulla dignità dell’uomo. Il MpV nasce con questa vocazione ed essa non appartiene a nessuno. Nessuno può impugnarla distorcendola, facendola cosa propria o peggio ancora una questione ereditaria. «Chi vuole essere il primo fra voi serva».

 Il MpV non appartiene ai carrieristi, né ai politici e nemmeno a questo o quel cardinale o vescovo. O tornerà ad essere un movimento presente nella società, creativo, con idealità grandi oppure marcirà, inascoltato, culturalmente marginale, in preda alle circostanze e costantemente in difesa nel tentativo di contrastare, in modo sterile e spesso controproducente, le battaglie radicali.

 
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