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La straordinaria ascesi del “pirata” Rupert Murdoch
Di Tommaso Pevarello - 13/07/2011 - Informazione - 3915 visite - 0 commenti

 

A scorrere la vita di Rupert Murdoch si rimane senza parole di fronte all’ascesi economica davvero inarrestabile di un uomo che, da figlio di un piccolo editore della città australiana di Adelaide, si ritrova oggi tra gli uomini più ricchi del pianeta, gestendo un patrimonio di 8,3 miliardi di dollari (dati Forbes 2008).

Tutto inizia nel 1952 quando il ventunenne Rupert, alla morte del padre, eredita l’Adelaide News e l’Adelaide Sunday Mail. Nel 1964 arriva l’acquisto del suo primo quotidiano a tiratura nazionale, The Australian, divenendo uno dei maggiori editori del suo Paese. E’ nel 1969, però, che il rampante Rupert fa il “grande salto” sbarcando in Europa, direttamente alla City londinese: qui infatti rileva i quotidiani The Sun e News of the World.

Sarà sotto la sua guida che The Sun inaugurerà quella linea editoriale tra lo scandalistico e l’informazione tout court (ben visibile nella Prima pagina) che lo farà diventare il quotidiano inglese più diffuso nel mondo con 3.200.000 copie al giorno; la Seconda pagina invece ospita l’editoriale ed esprime la tendenza laburista del giornale, mentre sarà la Terza pagina ad ottenere un certo eco nel mondo per l’abitudine di sostituire lo spazio solitamente dedicato alla Cultura con l’immagine di belle ragazze il più delle volte senza veli.

Nel 1976 l’attività editoriale di Murdoch si espande negli Usa, acquisendo il New York Post (che oggi vende più di 704mila copie giornaliere). Per gestire la mole di lavoro è ormai necessario fondare una holding: nel 1980 nasce la News Corporation con sede nella sua Adelaide. Il 1981 rappresenta un anno di svolta, non tanto perché ritorna a Londra per acquistare sia il Times che il Sunday Times, ma in quanto decide di espandersi nel settore cinematografico, prelevando il 50% della 20th Century Fox (ne otterrà il totale controllo tre anni dopo). A questo punto diviene allucinante elencare tutte le sue acquisizioni, per cui ci limiteremo a riportare quelle più significative: nel 1985 diviene padrone di 7 stazioni televisive del gruppo Metromedia e questo gli permise di lanciare l’anno dopo la rete televisiva americana Fox Broadcasting Company dalla quale negli anni sono uscite fortunatissime serie televisive come i Simpson, X Files, Beverly Hills 90210.

Nel 1989 lancia la televisione satellitare Sky television che diviene BSkyB, dopo la fusione con la British Sky. Nel 1996 iniziarono le trasmissioni di Fox News Channel, un canale via cavo dedicato totalmente alla trasmissione di notizie. L’anno seguente ha avuto la fortuna/bravura di essere il produttore del film Titanic, che ha sbancato i botteghini con il più alto incasso della storia del cinema con i suoi 1.850.300.000 dollari.

La sua forza sta nei metodi, che molti definiscono «da pirata». Questo è evidentissimo per quanto riguarda lo sport: acquista i diritti delle partite di calcio e fa esplodere le tariffe; trasmette per un po' in perdita (rovinando la concorrenza col dumping) e poi passa all'incasso quando resta solo, in regime di monopolio. Nel 2004, come tutte le grandi multinazionali che si rispettino, Murdoch decide di spostare la sede legale della News Corporation da Adelaide a New York.

Il 31 luglio 2007 si conclude invece l’acquisizione più imponente della sua carriera: per 5,6 miliardi di dollari ottiene la Dow Jones & Company, per cui anche gli indici azionari Dow Jones e il giornale The Wall Street Journal.

Ma perché ci occupiamo del magnate australiano? Per invidia? Assolutamente no. Addentrarci nel Murdoch-pensiero è molto importante se è vero, come è vero, che egli è inserito tra i nove padroni dell’informazione mondiale. Attraverso i suoi 175 quotidiani sparsi in tutto il mondo (anche nella Papua Nuova Guinea e nelle Fiji…), di cui ne sceglie personalmente i direttori, la televisione, internet (MySpace), le riviste che trattano i più svariati argomenti, dalla moda (di sua proprietà sono per esempio GQ e Vogue) allo sport e alla religione, egli ha modo di comunicare con tutti, ma proprio tutti, basti pensare che il suo gruppo editoriale raggiunge circa 4,7 miliardi di persone (3/4 della popolazione mondiale).

 Il futuro dell’informazione on line

 Murdoch ha dichiarato apertamente che l’informazione può continuare ad avere un futuro solo se si deciderà di chiudere con l’informazione digitale gratuita, cioè dando la possibilità di accedere alle notizie solo a pagamento. Infatti il modello attuale non funziona, dato che il ricavo pubblicitario non è sufficiente per saldare i bilanci in rosso delle testate on line. La politica Rupert Murdoch si è segnalato per essere stato tra i più convinti sostenitori della politica estera del governo Bush: le sue reti, soprattutto Fox News, hanno bombardato la testa degli americani sull’imminente scontro di civiltà, sul ritrovamento (mai avvenuto) delle armi di distruzioni di massa in Iraq, sul legame di quest’ultimo con Al Qaeda, il tutto per cercare di creare un’opinione pubblica favorevole alla guerra.

Gli oppositori alla guerra non furono trattati molto bene e nulla valse l’essere ministri: fece scalpore la prima pagina del Sun che riportava la foto del “verme Chirac”, colpevole di opporsi al conflitto. Colpisce anche la particolare attenzione che il magnate australiano ha per la causa israeliana, presentando una visione arbitraria e manichea del conflitto medio-orientale: da una parte gli israeliani, sempre e solo buoni e difensori delle libertà, dall’altra sempre e solo spietati assassini impregnati di odio religioso che mirano a distruggere “l’ultima democrazia del Medio Oriente”…

Non si pensi però che gli uomini come Murdoch abbiano il coraggio di essere palesemente “contro” il potere: infatti la vittoria di Obama ha cambiato tutto: oggi la Fox è scesa compatta in difesa del neo presidente. Si pensi al trattamento ricevuto in una trasmissione da Ralph Nader, difensore dei diritti dei consumatori contro le grandi industrie, dopo che ha “osato” mettere in guardia il pubblico da Obama, poiché con il suo modo di fare giovanile e seducente, tenta di occultare il fatto che anche lui non è lo “zio Sam” ma lo “zio Tom”, alludendo al servo negro del romanzo, cioè avvertendo gli americani che anche l’osannato Presidente in realtà lavorerà in favore delle corporation.

Salvati cielo! Il conduttore ha risposto testualmente a Nader: “La sua carriera è finita e lei non metterà più piede in uno studio televisivo”.

 Murdoch e Berlusconi

In questi giorni sui giornali si è parlato molto dell’attrito Berlusconi-Murdoch, dopo la decisione del governo di aumentare dal 10 al 20% l'Iva sulla pay tv di Sky Italia. Il Cavaliere ha attribuito proprio a questo provvedimento l’inizio dell’offensiva scandalistica di questi mesi ai suoi danni, con una serie di attacchi che non conoscono sosta sulle reti gestite dall’australiano. Il premier non ha nascosto la sua considerazione dell’uomo-Murdoch: davanti è un amicone, in realtà è molto più subdolo.

E pensare che a fine anni ’90 i due furono sul punto di accordarsi: New Corp avrebbe comprato Mediaset in cambio di un pacchetto azionario che avrebbe fatto della famiglia Berlusconi il secondo azionista di maggioranza. Furono Marina e Piersilvio Berlusconi ad opporsi. Il primo attrito ci fu quando Berlusconi lanciò Mediaset premium, con sport e cinema a prezzi concorrenziali a Sky.

Il secondo attrito fu quando Sky si prestò per ospitare il faccia a faccia Berlusconi-Veltroni alle ultime elezioni politiche: il primo, essendo in netto vantaggio, non volle alcun dibattito. A quel punto Sky pubblicò una pagina pubblicitaria non particolarmente piacevole: fondo grigio, in nove riquadri i vari duelli politici del mondo, con la scritta finale “Da questo confronto escono perdenti gli italiani. Il duello Walter-Silvio è peggio di quello Merkel-Schroeder, non riuscirai nemmeno a vederlo in tv”.

Cultura e religione

Non è più un mistero l’avversione di Rupert Murdoch per la religione cattolica. Basta dare un’occhiata alla rete History Channel per avere un’idea della linea culturale del proprietario: un’intera serie dedicata alla vita di Gesù Cristo, dove esimi professori, i cui volti dimostrano l’assoluta attendibilità (sembrano santoni o sosia di Rasputin) delle affermazioni che fanno, ci spiegano che “storicamente” o “secondo gli ultimi studi” (quali??) Gesù era un rivoluzionario protetto da dodici guardie del corpo (gli apostoli!), ci illuminano sulla vita di Gesù, non figlio unico ma avente molti di fratelli, ironizzando sulla verginità di Maria e chi ne ha più ne metta.

Se da un lato cascano le braccia, dall’altro abbiamo la soddisfazione di aver trovato le fonti da cui Augias attinge per i suoi libri… Non ho potuto trattenere le risate anche davanti alla puntata dedicata alla Massoneria, nella quale questa veniva presentata come una “simpatica confraternita di gentiluomini”, dedita al filantropismo, alla pace e alla promozione della donna.

Il che è come sentire il diavolo fare l’elogio delle buone azioni o come vedere Dracula fare il testimonial per l’Avis. Tuttavia, risate a parte, è preoccupante la totale mancanza di “oggettività” di un canale che si propone di raccontare la Storia; ancor più allarmante pensare al fatto che molti possano “bere” queste affermazioni non avendo un’adeguata preparazione perché, inutile nasconderlo, tra un’ora di tv e un’ora sopra un libro, risulta più praticata la prima soluzione. E si sa, chi controlla la storia, controlla il futuro.

A proposito di massoneria, riporto un fatto inquietante: la presenza di Rupert Murdoch, con figlio, alla cena segreta organizzata a Roma dall’ex Gran Maestro Giuliano di Bernardo, alla vigilia della proiezione di “Angeli e demoni”. Incredibile come il magnate australiano possa accettare l’invito di una persona pittoresca come il Di Bernardo, portandoci addirittura il figlio. Segno forse che certi vecchi poteri non sono poi tanto vecchi?...

 

Dal momento che Murdoch è colui che lanciò, attraverso  la National Geographic Society, anche il famoso Vangelo di Giuda, è opportuno che riporti un commento anche su di esso.

Il «vangelo di Giuda»: pieno di falsi

Ricordate il vangelo di Giuda? Quel testo copto che la National Geographic Society ha preteso di aver scoperto, che ha diffuso con spese enormi ed enorme grancassa pubblicitaria, ripresa dai «grandi media» come la verità ultima e nascosta su Gesù? In questo testo, ci dicevano, Giuda appare nella sua vera luce: non è il traditore ma il vero salvatore, avendo compiuto la volontà di Cristo fino in fondo.

Adesso uno studioso serio, April D. DeConick, docente di Studi Biblici alla Rice University, ha esaminato a fondo il testo e ci ha scritto un volume per smentire la grancassa mediatica.

«The Thirteenth Apostle: What the Gospel of Judas Really Says».

Rivelando false traduzioni ed altri trucchi usati dai banditori della «nuova verità».

Lo studioso ha scritto anche un fondo per il New York Times (1). Eccolo:

 

«Con molta pubblicità, l'anno scorso, il National Geographic ha annunciato che era stato trovato un testo perduto del terzo secolo, il Vangelo di Giuda Iscariota. Fatto impressionante: Giuda non aveva tradito Gesù. Anzi Gesù aveva chiesto a Giuda, il suo più fido e amato discepolo, di consegnarlo per farlo uccidere. Il premio per Giuda: l'ascensione al cielo e la sua esaltazione al disopra degli altri discepoli. Una grande storia. Peccato che, dopo aver ri-tradotto la trascrizione del testo copto presentata dalla National Geographic Society, io ho trovato che il significato reale del testo è molto diverso».

 

«La traduzione del National Geographic sosteneva l'interpretazione provocatoria di Giuda come eroe; una lettura più attenta chiarisce che Giuda non solo non è un eroe, ma (per il testo) un demone. La traduzione della Società e dei suoi esperti si distacca in più punti dal senso e dai metodi comunemente accettati nel nostro campo di studi. Per esempio, la trascrizione della National Society, nel punto in cui Giuda è chiamato un 'daimon', traduce la parola con 'spirito'. Di fatto, il termine universalmente accettato per 'spirito' è 'pneuma'; nella letteratura gnostica, 'daimon' è sempre usato nel senso di 'demonio'.

 

Altro punto: Giuda non è preservato 'per' la santa generazione, come dicono i traduttori del National Geographic, ma separato 'da' essa. Egli non riceve i misteri del regno perché 'è possibile per lui entrarci'. Li riceve perché Gesù sostiene che egli non potrà entrare, e Gesù non vuole che Giuda lo tradisca per ignoranza: vuole che sia informato, in modo che il demonico Giuda soffra tutto quanto merita».

 

«Ma il più grosso errore che ho trovato è stato forse una alterazione del testo originale copto.

Secondo la tradizione del National Geographic, l'ascensione di Giuda alla santa generazione sarebbe stata maledetta. Invece è chiaro dalla trascrizione che gli esperti del National hanno alterato l'originale copto, eliminando una particella negativa dalla frase originale.

 

Devo dire che la Società ha riconosciuto questo errore, ma veramente molto tardi per cambiare la sbagliata concezione del pubblico».

 

«Cosa dice dunque in realtà il vangelo di Giuda?

Dice che Giuda è un demonio specifico, chiamato 'il Tredicesimo'.

In certi testi gnostici, questo è il nome per il re dei demoni, una entità nota come 'laldabaoth' che vive nel tredicesimo piano sopra la terra. Giuda è l'alter ego umano di questo demone, il suo agente infiltrato nel mondo. Questi gnostici identificavano 'laldabaoth' con l'ebraico Yahweh, che accusavano d'essere una divinità gelosa e vendicativa, avversa al Dio supremo che Gesù era venuto sulla terra a rivelare. Chi ha scritto il vangelo di Giuda era un aspro critico del cristianesimo dominante e dei suoi riti. Siccome Giuda è un demone che lavora per 'laldabaoth', così sostiene l'autore, quando Giuda sacrifica Gesù, lo sacrifica ai demoni, non al Dio supremo.
Con ciò, vuol prendersi gioco della fede cristiana nel valore salvifico della morte di Gesù e dell'efficacia della Eucarestia
».

«Com'è possibile che siano stati fatti errori così gravi [dal National Geographic]?

Sono stati proprio errori, o qualcosa di consapevolmente deliberato? Questa è la domanda che si pone, e non ho una risposta soddisfacente. D'accordo, la Società aveva un compito difficile, restaurare un vecchio vangelo che stava da secoli in una cassa ridotto in briciole. Era stato trafugato da una tomba egizia negli anni '70 e ha languito per decenni nel mercato antiquario clandestino, e ha persino passato del tempo nel freezer di qualcuno. Per cui è davvero incredibile che la Società ne abbia recuperato anche solo una parte, anzi è riuscita a ricomporlo all'85%.

 

Detto questo, il problema grosso è che la Società voleva un'esclusiva. Per questo ha voluto che i suoi traduttori esperti firmassero un impegno al segreto, e a non discutere il testo con altri competenti prima della pubblicazione. Il miglior lavoro scientifico si riesce a fare quando, di un nuovo manoscritto, vengono pubblicate foto di ogni pagina in grandezza naturale 'prima' di fornire una traduzione, in modo che i competenti del ramo, in tutto il mondo, possano scambiarsi le informazioni mentre lavorano indipendentemente sul testo».

«Un'altra difficoltà è che quando il National Geographic ha pubblicato la trascrizione, il fac-simile del manoscritto originale che ha reso pubblico era ridotto in dimensioni del 56%, ciò che lo rende inutilizzabile per un lavoro scientifico. Senza copie in grandezza naturale, siamo come il cieco che conduce altri ciechi. La situazione mi ricorda molto il blocco che tenne lontano gli studiosi dai Rotoli del Mar Morto decenni orsono. Quando i manoscritti sono accaparrati dai pochi, ne nascono errori e un 'monopolio dell'interpretazione' che è molto difficile rovesciare, anche quando l'interpretazione è dimostrata falsa».

«Per evitare questo tipo di situazioni la Society of Biblical Literature ha varato nel 1991 una risoluzione per cui, se l'accesso ad un manoscritto è riservato a pochi a causa delle condizioni del manoscritto stesso, allora è obbligatorio diffondere prima di tutto una copia fotografica di esso. E' una vergogna che il National Geographic, e il suo gruppo di esperti, non abbiano obbedito a questa molto sensata disposizione. Mi domando perché tanti esperti del mestiere e tanti scrittori abbiano tratto ispirazione dalla versione del vangelo di Giuda fatta dal National Geographic. Magari ciò deriva da un comprensibile desiderio di cambiare la relazione tra ebrei e cristiani. Giuda è un personaggio spaventoso: per i cristiani, è colui che aveva avuto tutto il bene e ha tradito Dio per una manciata di monete. Per gli ebrei, egli è il personaggio la cui vicenda è stata usata dai cristiani per perseguitarli nei secoli. Sono d'accordo sul fatto che dobbiamo continuare verso la riconciliazione di questo antico scisma; ma fare di Giuda un eroe non mi pare la soluzione giusta».

Così termina DeConick, lo studioso di copto e di vangeli gnostici.

Possiamo fare una scommessa: benchè la sua autorevole asserzione sia apparsa sull'autorevolissimo New York Times, essa non sarà ripresa da nessuno dei «grandi» media, specialmente non da quelli italioti. E già che ci siamo, vi diamo un'altra notizia a sfondo religioso che sarà sicuramente censurata.

Questa, che è stata diramata dal Catholic News Service: «Un libro rilegato con la pelle di un gesuita sta per essere messo all'asta in Inghilterra» (2).

Avete capito bene. Il gesuita trasformato in rilegatura si chiamava padre Henry Garnet, ed era forse il generale dell'ordine nell'Inghilterra del 1605, all'epoca del «Complotto delle Polveri», lo storico e falso attentato alla vita del re Giacomo I di cui i protestanti approfittarono per massacrare i «papisti»: almeno 70 mila cattolici furono sterminati. L'accusa era di aver cercato di far saltare in Parlamento britannico con 36 barili di polvere da sparo, scoperta in tempo, per vendetta contro Giacomo I che aveva promesso di porre fine alla persecuzione dei cattolici e non aveva mantenuto la promessa. Secondo la versione oggi ammessa, Giacomo meditava lui stesso di tornare, e far tornare la Corona , sotto la Chiesa , e ne fu impedito dalla «scoperta dell'attentato» contro di lui (un altro antecedente dell'11 settembre).

Fatto sta che padre Garnet, che era confessore di alcuni dei congiurati ma negò la sua partecipazione al complotto, fu condannato ad essere impiccato, «tratto» (ossia trascinato da cavalli) e «squartato» (due tiri di cavalli avrebbero dovuto smembrarne il corpo, tirando da una parte e dall'altra).

L'esecuzione del martire ebbe luogo il 3 maggio 1606 davanti alla cattedrale di San Paolo a Londra. Dalla folla, diverse persone impedirono al boia di squartarlo da vivo; alcuni si appesero alle sue gambe per affrettarne la morte da impiccagione, onde preservarlo dagli orrori dello squartamento. Forse erano cripto-cattolici che si fecero coraggio, in quella che fu una delle pagine peggiori, quasi staliniane, della storia inglese. La sua pelle fu conciata e servì a rilegare il libro oggi messo all'asta dalla Casa d'Aste Wilkinson nel Doncaster.

Stampato da Robert Barker, lo stampatore reale, il libro racconta il processo e l'esecuzione del gesuita, come spiega il titolo: «A True and Perfect Relation of the Whole Proceedings Against the Late Most Barbarous Traitors, Garnet a Jesuit and His Confederates».

Sid Wilkinson, il banditore della casa d'aste, ha spiegato come appare il volume: «La copertina è un po' sinistra, perché la pelle vi appare con molte pieghe e macchie, e si capisce che viene da una testa barbuta». Ha aggiunto che era frequente, all'epoca, rilegare gli atti dei processi con la pelle dei condannati liquidati. «Cose del genere si trovano nei musei».

Cominciava la civiltà occidentale sotto egemonia anglosassone.

Ma i media non ve ne parleranno.

Parleranno invece dei crimini dell'Inquisizione. (Maurizio Blondet)

 

 

 

 

Note
1) April DeConick, «Gospel's Truth», New York Times, 1 dicembre 2007.

2) Simon Caldwell, «Book bound in skin of executed Jesuit to be auctioned in England», Catholic News Service, 28 novembre 2007.

 

 

 

 

 
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