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La teoria del Disegno intelligente
Di Umberto Fasol - 15/04/2009 - Darwinismo - 2419 visite - 0 commenti

“L’Intelligent Design (il Disegno intelligente) è l’affermazione che alcune parti della natura vengono meglio spiegate come il prodotto dell’azione deliberata di un agente intelligente. Un buon esempio è quello del monte Rushmore, su cui sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani. Vedendoli, anche un turista che non ne avesse mai sentito parlare capirebbe che sono il frutto di un progetto, non del vento e dell’erosione. In Biologia accade una cosa simile: la scienza ha scoperto che parti della natura danno una forte impressione di essere il risultato di un progetto. Di tali aspetti si dà un migliore resoconto considerandoli prodotto di un progetto piuttosto che del caso e della selezione naturale”.

Così, con queste parole, il prof. Michael Behe (nella foto), docente di Biochimica alla Lehigh University in Pennsylvania, illustra il proprio pensiero critico nei confronti del Darwinismo, facendosi portavoce di un movimento culturale, quello dell’Intelligent Design (I.D.) che è nato recentemente negli USA e che è approdato anche in Europa. L’opera più importante, indispensabile per capire il pensiero di questo movimento culturale – che comunica anche attraverso un ricco sito web – è certamente “Darwin’s black box” (la scatola nera di Darwin), da cui è stata tratta la citazione.

L’autore, Michael Behe, sostiene che quando il naturalista inglese Charles Darwin scrive, nel 1859, le conoscenze scientifiche del tempo non avevano ancora svelato i segreti della vita, così come oggi, sia pur in modo ancora imperfetto – come lo sarà sempre -, appaiono chiari e spesso divulgati anche al grande pubblico. La scatola nera di Darwin è costituita da tutte le immense conoscenze che oggi infittiscono i manuali liceali e universitari di Citologia, di Biochimica, di Genetica, di Anatomia e di Fisiologia e di cui ho già dato un elenco. Gli esseri viventi rivelano una complessità, una finalità e un significato che erano inimmaginabili con gli strumenti di indagine disponibili nel secolo diciannovesimo, quello che ha dato vita alla Teoria dell’evoluzione. Per questo è necessario una revisione radicale del lavoro di Darwin. Secondo Behe, la categoria fondamentale per interpretare le strutture anatomiche e il loro significato fisiologico presenti negli esseri viventi, a partire dalla singola cellula, non può più essere la mutazione casuale fissata dall’ambiente, ma la “complessità irriducibile”. Una struttura rivela una complessità irriducibile quando manifesta una funzione che non è presente in nessuno degli elementi che la compongono.

Per esempio, citando l’altro grande leader dell’I.D., il prof. William Dembski, della Baylor University,: la parola “disegno” è una complessità irriducibile perché comunica un significato che non è riconducibile a nessuna delle lettere di cui è formata. Sono moltissimo gli esempi che si possono registrare in biologia: dalla membrana cellulare all’occhio di un vertebrato, dal processo di coagulazione del sangue alle reazioni biochimiche del metabolismo cellulare, dal DNA al suo codice. Tali strutture non possono funzionare se manca anche solo un piccolissimo “pezzo”, così come una trappola per topi non può essere efficace se manca del tagliere o della molla. L’occhio “vede”, ma nessuna delle sue componenti prese singolarmente lo fa; il DNA contiene “istruzioni” che non appartengono a nessuna delle sue molecole singole. Gli esseri viventi in generale non si prestano quindi ad essere interpretati come il frutto di graduali e progressivi cambiamenti creati dalla mutazione casuale e fissati successivamente dalla selezione dell’ambiente in cui si trovano, così come vorrebbe la teoria dell’evoluzione.

Si deve piuttosto ricorrere alla categoria di “Progetto”, di “Disegno intelligente”, che postula un Autore che possiede la visione d’insieme e che quindi pianifica tutte le operazioni necessarie per raggiungere lo scopo. Del resto è comunemente accettato, anche dai biologi evoluzionisti, che le attuali teorie non riescono a spiegare la cosiddetta “macroevoluzione”, ossia il passaggio da una classe all’altra degli animali vertebrati (dal pesce fino al mammifero). Quella dell’I.D. è soprattutto un’azione demolitrice nei confronti dei meccanismi proposti dalla teoria dell’evoluzione; la sua parte costruttiva consiste nella constatazione che, osservando gli esseri viventi, è verosimile inferire un Progetto che porta, come sempre accade in questi casi, una sua firma.

Si tratta dunque di una versione moderna del Creazionismo (= la vita è un prodotto di Dio) che ha avuto le sue battaglie in tribunale (negli USA) per ottenere nelle scuole l’insegnamento di una Teoria alternativa al Darwinismo; ma questo è un aspetto secondario della faccenda, che rischia di sviare il ragionamento più importante, quello sulla complessità irriducibile. Perché il punto della controversia non è il Creazionismo o il Non creazionismo, ma la “bontà scientifica” della teoria dell’evoluzione. L’ipotesi di un Creatore non dirime la questione: l’evoluzione si oppone solo al fissismo, ma è compatibile anche con un Dio.

La prima critica che viene mossa all’’Intelligent Design è che il suo approccio alla natura è di tipo filosofico e non di tipo scientifico; tuttavia, se guardiamo bene, la stessa critica può essere mossa anche ai testi “canonici” dell’Evoluzionismo, a partire proprio dalla scelta dei titoli: “L’Origine delle specie per opera della selezione naturale”, “Il caso e la necessità”, “Creazione senza Dio”, “L’illusione di Dio”, “Nati per credere”: sono tutte interpretazioni della realtà. La differenza fondamentale consiste nella risposta alla domanda delle domande: “Perché esiste la vita?”; per l’Intelligent Design la causa è trascendente, per l’Evoluzionismo la causa semplicemente non esiste.

Si potrebbe forse dire che il riconoscimento dell’inadeguatezza del modello dell’evoluzione “graduale” ha portato da una parte alla formulazione della nuova Teoria Evo-Devo e dall’altra a questa ipotesi: non sono alternative tra loro, perchè si collocano su due piani diversi, quello scientifico e quello filosofico. Si potrebbe anche dire, tuttavia, che la teoria del Disegno Intelligente è una risposta all’Evoluzionismo onnicomprensivo: se da una parte si postula l’esistenza di un Creatore responsabile del progetto della “vita”, dall’altra si invoca l’azione del caso e dell’ambiente come se fossero capaci di generare le forme della vita: quale versione sarà più credibile? Scienza e Filosofia si intrecciano fortemente quando si parla di “origine”.

Mi sia consentito, al termine di questo lungo percorso storico, esprimere il mio personale consenso alla ragionevolezza dell’ipotesi che, in virtù della rigorosa analisi delle cause seconde identificate nella Biochimica, nella Genetica e nella Fisiologia, ricorre ad una spiegazione ultima della realtà al di fuori della stessa, nella Metafisica. Come abbia potuto accadere, credo che esuli dalle capacità di comprensione della nostra mente. Concordo per questo con Wittgenstein: “il senso del Mondo dev’essere fuori di esso”.

 
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