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Caro Lerner, 700 mila euro l'anno sono troppi per fare il proletario...
Di Francesco Agnoli - 30/06/2010 - I giornalisti di Repubblica. - 1401 visite - 0 commenti

Il primo ministro del governo italiano ha percepito nel 2009 un reddito pari a 11490 (undicimilaquattrocentonovanta) volte il reddito di un operaio Fiat di Pomigliano d’Arco…”: così iniziava un articolo comparso su Repubblica il 26 giugno, a firma Gad Lerner, il quale continuava spiegando che Marchionne, ad di Fiat, guadagna ben 4.782.000 euro.

In Italia, in particolare grazie alla cultura comunista, parlare dei soldi degli altri è sempre un buon metodo per fare “politica”, cioè per nutrire rancori e invidie. I popoli alla frutta si scaldano solo quando si tratta di soldi…E’ per questo che il discorso, anche quando avrebbe un suo significato, mi rende perplesso: non si sa cosa ci sia dietro…

Il giorno dopo le dichiarazioni di Gad Lerner, Libero gli faceva notare che per qualche trasmissione in tv, lui, Lerner, guadagna 700.000 mila euro all’anno, cioè come 72 tute blu. E Lerner non ha responsabilità, lavora qualche ora al giorno, ed è lì per grazia ricevuta (presente perchè Marrazzo è in rai? Per suo padre, che era in rai…perché Alberto Angela è in rai? Per suo padre, che gli passa, per eredita, la trasmissione, è i rai da mille anni…presente perché tre quarti dei giornalisti sono in rai o altrove? Per meriti politici, e servilismo doc…). Quando Lerner era in rai, dunque, prendeva 900.000 euro all’anno (direttore di tg più pagato).

All’uomo del finanziere De Benedetti, che va a trovarlo anche nella sua villa estiva, si potrebbe chiedere: mai pensato di dirci qualcosa sul suo editore, su Repubblica? Raccontare qualcosa su Olivetti e le altre strane vicende di De Benedetti? De Benedetti che qualche giorno fa ha dichiarato al Corriere: come posso essere amico di Berlusconi, dopo che mi ha “scippato” Sme e Mondadori? Capito? Stringi stringi sempre di soldi si tratta, e poi si nascondono inimicizie pecuniarie, loschi affari, dietro alti discorsi e grandi ideali…

Un post it per Lerner sul suo amico De Benedetti: costui "a Roma fu costretto a riconoscere di aver fatto larghissimo uso di strumenti di corruzione"; consegnò poi "a Di Pietro un memoriale in cui sosteneva di essere stato costretto a pagare, tra il 1987 e il 1991, per ottenere lavori alle Poste e più in generale per non fare uscire la Olivetti dal mercato internazionale dei computer. I suoi giornali ne uscirono con una intervista di Giampaolo Pansa all'ingegnere: ' Perché non hai mai detto niente, Carlo? Lo sai che siamo molto incazzati con te?' Pansa glielo disse con la bocca a cuore, tanto che Prima Comunicazione, giornale specializzato in media, la interpretò così: 'Carlo, sono incazzato. Sono talmente incazzato che…baciami'…De Benedetti, per fortuna, incontrò magistrati garantisti, sia a Milano che a Roma…(però) fu arrestato e tenuto a Regina Coeli per sole dodici ore, poiché ottenne immediatamente gli arresti domiciliari…

Poco dopo confessò per iscritto di aver dato ai funzionari delle Poste dieci miliardi. Nel '94 il giudice Cordova (di Roma) acquisì documenti che provavano a suo giudizio la vendita di telex malfunzionanti a prezzi più alti di quelli di mercato. Per la logica degli accoppiamenti tra pubblico ministero e Gip, che ogni tanto variano, cambiò il giudice per le indagini preliminari che seguiva il caso. Trascorsero quattro anni e il nuovo Gip che aveva ereditato l'inchiesta si accorse, nel '98, di non essere competente. La pratica passò al Tribunale dei ministri, dove la fine del secolo la trovò sonnecchiante, in attesa dell'ormai certa prescrizione"(Bruno Vespa, Dieci anni che hanno sconvolto l'Italia, pp.187-189, Mondadori, 2000).

 
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